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Perché l’anticiclone africano quest'anno è così tenace?

Sono ormai quasi 3 mesi che la figura barica subtropicale imperversa su gran parte delle nostre regioni.

In primo piano - 25 Luglio 2003, ore 13.03

Oramai abbiamo imparato a conoscerlo bene, a causa del gran caldo che è in grado di portare sulla nostra Penisola, grazie anche alle roventi correnti che sospinge dal deserto africano verso il Mediterraneo centrale; l’anticiclone africano, proprio lui, sembra solamente adesso cominciare a mostrare segni di stanchezza. Ma per quale motivo è riuscito a dominare praticamente indisturbato sulla nostra Penisola per così tanto tempo? Innanzitutto va sottolineato come l’anticiclone delle Azzorre non si sia deciso anche quest’anno a distendersi franco sul bacino centrale del Mediterraneo; tale comportamento è dovuto principalmente ad eccessive irregolarità nelle correnti d’alta quota sull’Atlantico, magari causate da anomalie termiche che si sono create in pieno Oceano sulla superficie. Inoltre la depressione d’Islanda, l’unico ciclone che durante la bella stagione è in grado di opporsi ad un muro di alta pressione così ben strutturato, è rimasto in piena attività, ma ha pensato bene di dirigere gran parte delle perturbazioni che sfornava verso l’Atlantico orientale e le coste iberiche, portando alla risalita di aria calda e stabile proprio su Francia meridionale, Italia e Balcani. Il problema vero e proprio sta nel fatto che questa situazione si è ripetuta svariate volte nel corso degli ultimi 2 mesi, provocando ondate di caldo a distanza ravvicinata ed anche una situazione di siccità (comunque normale in estate). Adesso però l’anticiclone africano sarà lentamente costretto a scendere di latitudine, perché la sua “base”, ben definita dalla fascia degli Alisei (venti permanenti che scorrono attualmente attorno al 10°-20° parallelo nord), tornerà gradualmente verso l’Equatore, come è normale che avvenga tutti gli anni nella seconda parte dell’estate. Il rischio di intense ondate di caldo quindi diverrà sempre minore con il passare delle settimane; bisognerà però riuscire a capire se il “vuoto” lasciato dalla figura di alta pressione africana verrà colmato dal suo “fratellastro” atlantico o dalla grande depressione d’Islanda.

Autore : Lorenzo Catania

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