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Perchè in primavera i temporali snobbano le Alpi e si concentrano su Prealpi e Appennino? (Seconda parte)

Descriviamo la curiosa collocazione dei fenomeni temporaleschi in montagna durante la stagione primaverile per poi analizzare cosa accade anche durante l'estate.

In primo piano - 6 Luglio 2010, ore 09.14

Nella prima parte abbiamo visto cosa sono le termiche e come possono evolvere. Proseguendo il discorso dobbiamo considerare che nella stagione primaverile in situazioni di aria instabile (ad esempio flussi più freddi in alta quota, aria molto secca in altitudine e molto umida presso il suolo) lo sviluppo cumuliforme può divenire imponente e portare alla formazione di temporali. Questi si organizzano secondo una linea ben precisa che sovrasta le creste prealpine, mentre le Alpi vere e proprie, rimangono fuori dai giochi e il cielo può anche rimanere sereno o appena interessato da banchi di nubi stratiformi a media e alta quota. Per quale motivo?

 Avendo compreso il discorso iniziale sulle termiche la risposta non dovrebbe essere difficile. Naturalmente le Alpi, molto più elevate come quota (e anche molto più lontane dai flussi umidi diretti provenienti dalle pianure), risultano ancora ricoperte da spessi strati nevosi. Qui il riscaldamento dell'aria non può aver luogo se non in minima misura, le termiche non hanno la spinta necessaria per innalzarsi e la formazione delle nubi cumuliformi risulta totalmente o parzialmente inibita. Per questo motivo, sulle Alpi ancora innevate, la formazione di nubi cumuliformi e temporali sarà molto limitata.

Con il trascorrere della stagione estiva il limite di questi ultimi si porterà però sempre più all'interno della catena montuosa coinvolgendo alla fine anche i rilievi più elevati, seppur con minor frequenza rispetto ai settori prospicienti pianure e litorali. Ma esiste una ulteriore distinzione. Sulle Alpi più elevate come Monte Rosa, Monte Bianco, Gran Paradiso, Quattromila vallesani, dove persistono formazioni glaciali perenni, le masse nuvolose cumuliformi vengono alimentate lungo i fianchi laterali dei rispettivi massicci montuosi sgombri da neve formando cappucci posti a metà montagna.

In caso di temporali di calore primaverili saranno quindi curiosamente interessati i settori medio-bassi delle montagne, con coinvolgimento pricipale dei fianchi intermedi, mentre i ghiacciai e i settori innevati alle quote superiori rimarranno solitamente fuori dai giochi e potranno semmai venire coinvolti dalla parte meno attiva della nuvolosità, laddove la medesima scende ai lati della torre convettiva principale. Può capitare infine che vette glaciali molto elevate poste lungo la cresta spartiacque possano addirittura rimanere in cielo sereno e dominare le formazioni nuvolose dall'alto.


Autore : Luca Angelini

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