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Perchè con tutte queste perturbazioni atlantiche non NEVICA mai in Valpadana?

Non è così automatico.

In primo piano - 6 Febbraio 2014, ore 10.18

Rispetto ad un inverno normale, nonostante il ripetuto transito di perturbazioni atlantiche, salvo il modesto e locale episodio di fine gennaio, non ci sono state occasioni per assistere a nevicate sino in pianura in Valpadana. 

Si è sottolineato che la colpa principale è da ricondurre alla straordinaria mitezza di questa stagione. Non ci sono stati apporti freddi significativi di nessun genere sulla nostra Penisola dalla fine del novembre scorso, nè da nord, nè tantomeno da est.

Inoltre sono mancate anche occasioni favorevoli ad autoprodurre il freddo, essendo totalmente mancati periodi anticiclonici importanti per tutto il mese di gennaio. Di conseguenza niente notti serene, niente nebbia fredda, nè di conseguenza gelate o brinate importanti.

Nonostante questo però in Valpadana, specie sul settore occidentale, le nevicate sarebbero potute arrivare ugualmente, se si fossero alternati periodi favonici caratterizzati dal passaggio solo di aria un po' più fresca e secca in grado di raggiungere le basse quote. La sola volta che il foehn è arrivato non è stato accompagnato da un sufficiente apporto di aria fredda. 

I passaggi frontali, pur riuscendo ad introdurre aria moderatamente fredda in quota, non sono mai veramente riusciti ad estendere tale freddo negli strati bassi dell'atmosfera e dunque un ambiente costantemente saturo di umidità non è riuscito a raffreddarsi mai a tal punto da regalare fiocchi in pianura.

Certo: questo tipo di Atlantico così occidentale difficilmente riesce ad introdurre anche la minima dose sufficiente per regalare fiocchi in pianura, invece un Atlantico un po' più alto, serpeggiante, con alternanza cioè di fasi favoniche freschine a repentini ingressi di saccature da sud ovest, avrebbe certamente favorito l'arrivo di nevicate sulle zone pianeggianti, anche in assenza di importanti apporti freddi.  

Un esempio lo ritroviamo nel marzo del 2005, quando l'Atlantico era un po' più alto di latitudine ma sufficientemente ondulato e fresco da presentare una rapida alternanza di condizioni soleggiate ma freddine e favoniche, a momenti perturbati. Sfruttando uno di questi momenti un fronte freddo riuscì a portare neve in Valpadana nel pomeriggio della festa della donna: era l'8 marzo. I fiocchi si depositarono anche a Milano.

Lì c'era stato anche il tempo per una leggera sedimentazione del freddo nei bassi strati con quel piccolo promontorio anticiclonico che vediamo nella mappa qui a sinistra a precedere l'ingresso della saccatura.

Invece nell'episodio previsto ad esempio per il 10 febbraio si nota l'arrivo di intense correnti meridionali su uno strato d'aria già abbastanza mite, che solo a ridosso della fascia prealpina ritroverà l'isoterma di zero gradi a 1200m circa, con limite neve insomma che, nonostante la forza delle precipitazioni, difficilmente potrà guadagnare le quote collinari. Così in pianura non nevicherà mai.


Autore : Alessio Grosso

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