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Perché arriverà aria fredda al nord nel giorno dell’Epifania?

Stiliamo una analisi dettagliata dei motivi di un siffatto comportamento delle masse d’aria sull’Europa

In primo piano - 2 Gennaio 2003, ore 10.00

Fino ad oggi quello che abbiamo vissuto è stato un inverno mite ma uggioso, spesso con cielo coperto e piogge anche in montagna. Durante il prossimo fine settimana però si verificherà un cambiamento di circolazione radicale, che potrebbe riflettersi anche sull’andamento del tempo nei giorni successivi. Entrando un po’ più nel dettaglio possiamo porre la nostra attenzione sul comportamento della corrente a getto polare: questo lungo fascio di venti intensi teso da ovest verso est alle alte quote sul nostro Continente da ormai quasi due mesi, sembra cominciare a perdere colpi, un po’ come quando il motore di una vettura si mette a fare i capricci e si guasta. In pratica per capire a cosa è dovuto questo comportamento dobbiamo partire da lontano, più precisamente dalle coste occidentali del continente nord-americano. In questa zona, al contrario che sull’Europa, le correnti d’alta quota nelle ultime settimane si sono sempre presentate già molto ondulate, e questo ha permesso scambi termici notevoli fra il settentrione ed il meridione del Continente stesso. Negli ultimi 2-3 giorni invece il “fiume” in piena della corrente a getto ha “rotto gli argini” anche in pieno Oceano Pacifico, arrivando fin sulla costa con venti molto intensi e tesi. Va adesso ricordato che le correnti a getto sono in grado di “trascinare” con sé anche le masse d’aria sottostanti, portando tempeste di vento fino al suolo; ma allora è chiaro che in questo caso le Montagne Rocciose hanno particolarmente risentito di tale fenomeno. L’effetto di una barriera montuosa così imponente su venti che la “tagliano” perpendicolarmente, si concretizza in uno smorzamento della corrente stessa e nella formazione di piccole ondulazioni che poi si propagano (amplificandosi) verso est; per fare una similitudine la stessa cosa succede con le barriere frangiflutti in mare: durante tempeste di vento le onde sbattono contro queste barriere e vengono smorzate, così che continuino a propagarsi ormai innocue. Il problema sta nel fatto che quando le onde nella corrente a getto si amplificano, masse d’aria fredda da nord tendono a scendere verso latitudini inferiori a velocità sempre più sostenuta. Ma l’Europa settentrionale adesso è un “lago freddo” in tutto e per tutto, quindi all’arrivo di questa onda sull’Europa (previsto per il 5 gennaio), parte della massa gelida tenderà a scivolare verso di noi, portando ad un calo termico piuttosto intenso al nord; altrove avremo tempo perturbato a causa del contrasto fra questa massa d’aria e le correnti umide mediterranee. La perturbazione si allontanerà abbastanza velocemente, ma con tutta probabilità altre onde nella corrente a getto si affacceranno da ovest entro il 10 gennaio; in questo contesto, con l’Europa centrale ormai raffreddatasi, aumenterà il rischio di una vera e propria irruzione di aria fredda su buona parte della Penisola entro la prossima settimana. Tutto quindi è ancora nelle mani delle correnti d’alta quota; se dopo l’episodio dell’Epifania dovessero tornare a scorrere veloci sull’Atlantico, ricadremmo nel tempo mite ed uggioso attuale; al momento però questa ipotesi è da scartare.

Autore : Lorenzo Catania

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