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PER NON DIMENTICARE! Inverno 2005: primato d'innevamento per le montagne "romane"

Tanta neve così non si vedeva dal 1985. E se si prendono in considerazione altre variabili, come la persistenza della neve al suolo, dobbiamo arrivare addirittura al lontano 1956 per ritrovare un inverno più in forma di quello che ci sta per lasciare. Per le montagne dei romani si è scritta così una nuova pagina di storia meteorologica.

In primo piano - 16 Febbraio 2009, ore 10.04

Dall'articolo del 7 marzo 2005 di Emanuele Latini: Ormai il dado è tratto. Chiunque se n'è accorto: l'inverno che sta per lasciarci sarà ricordato a lungo. Da un alto palazzo di Roma basta guardare verso est per trovarne il motivo. Parliamo di freddo, ma soprattutto di neve, caduta ciclicamente in quantità industriali e fino a quote basse per un lasso di tempo che ha toccato i cinquanta giorni. Nessuna sciroccata significativa, temperature minime costantemente sotto lo zero, insistenti discese fredde, persistenza di ciclogenesi tirreniche e joniche, innevamento al suolo pressoché costante e precipitazioni nevose di grande importanza: eccoli tutti gli ingredienti di un cocktail che è esploso in tutta la sua prorompente verità. Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e Molise stanno scrivendo autentiche pagine di meteorologia, grazie ad accumuli nevosi che in simili quantità non si ricordavano dagli anni d'oro. Ma non serve arrivare sui duemilametri abruzzesi, per rendersi conto che l'inverno passato è stato il più generoso di neve dal 1985 ad oggi, in alcuni casi addirittura dal 1966 o incredibilmente dal lontano 1956. Sui Castelli Romani, tanto per fare un esempio, la neve al momento sfiora i 70cm in più punti, mentre sui dirimpettai Prenestini il manto bianco ha già superato il metro a partire dai 1000 metri di quota. In queste zone, tra novembre 2004 e marzo 2005 si sono contati tra i quattordici e i sedici episodi nevosi, molti dei quali con accumulo importante al suolo. Per Guadagnolo, il paesino più elevato della provincia di Roma (1218 metri slm) si è trattato dell'inverno più lungo in quanto a persistenza della neve al suolo dal 1956 ad oggi, anche se più nevose erano state altre stagioni, come quella del 1985. Sui Monti della Tolfa, a quote assolutamente collinari, due sono stati gli episodi nevosi importanti, entrambi con accumulo superiore ai 15cm, accompagnati da altri di minore entità. Migliore l'innevamento dei Monti Sabatini e dei Sabini, mentre i Lucretili hanno solitamente ricevuto neve dagli 800 metri in su. A sud-est della Capitale, i Monti Lepini hanno rispolverato l'inverno d'un tempo, con un manto bianco che sulle cime più alte sfiora al momento i due metri! Basti pensare che il versante esposto a nord delle cime più elevate (Monte Lupone, Monte Gemma, Monte Semprevisa) è risultato sempre innevato (seppur parzialmente) dal 26 dicembre scorso ad oggi! C'è da ricorrere agli anni Settanta o addirittura prima, per ritrovare simili circostanze. E poi c'è da fare i conti con l'Appennino: Monte Livata, Monna dell'Orso, Campo Staffi, Campo Catino, Terminillo e Cittareale stanno vivendo un inverno a dir poco entusiasmante. La scorsa stagione, di per sé ugualmente storica alle quote medio-alte (ricordiamo accumuli di due metri abbondanti ovunque), si era vociferato che un inverno così nevoso difficilmente si sarebbe potuto ripetere a distanza di un anno. Ebbene, i fatti hanno smentito anche i più ottimisti tra gli operatori turistici. A Monte Livata (al momento 150cm di neve!) sono stati riaperti gli impianti bassi, mentre a Monna dell'Orso (dove lo scorso anno alcuni nevai hanno sopravvissuto sino a fine giugno) il manto bianco ad oggi supera i due metri e mezzo di altezza. Il bollettino nivometrico di Campo Staffi recita un clamoroso "200-300", ma non si ha notizia dell'ultima abbondante nevicata, in quanto le uniche due strade d'accesso alla stazione sciistica sono state chiuse su ordine del prefetto per motivi di sicurezza legati all'abbondanza di neve. Logico comunque attendersi i due metri e mezzo alla base degli impianti: situazione non dissimile da quella in atto a Campo Catino, con la stazione di sport invernali sommersa dalla neve, così come non la si vedeva da decenni! Chiudiamo col Reatino: Terminillo e Cittareale continuano a stupire, merito degli oltre due metri che ricoprono le piste da sci tanto amate dai romani. Vien da chiedersi: e in Abruzzo? Beh, basti moltiplicare per due...

Autore : Emanuele Latini

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