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Passo Oclini, gran finale sul CORNO BIANCO

Nella nostra trattazione a puntate sulle iniziative svolte nel MeteoRaduno di Passo Oclini, chiudiamo con l’evento sicuramente più caratterizzante e più affascinante dell’intera due-giorni altoatesina: la scalata dei 2433 metri del Corno Bianco, proprio sopra Passo Oclini, autentico balcone su tutto il Trentino e su tutto l’Alto Adige, fino al confine con Svizzera ed Austria. Momenti palpitanti ed emozioni alle stelle per tutti i partecipanti.

In primo piano - 22 Settembre 2003, ore 13.22

Non poteva esserci conclusione migliore. Il Raduno di MeteoLive.it in terra altoatesina finisce con l’esperienza in assoluto più esaltante delle tante che hanno tenuto banco a Passo Oclini: l’ascesa al Corno Bianco, elevazione dolomitica di grande suggestione, a picco sulla Valle dell’Adige, proprio sopra Bolzano. Il ritrovo è sul piazzale antistante l’albergo intorno alle nove del mattino. L’aria è frizzante come non mai, la temperatura inchiodata sui +3°C, e dopo i temporali della sera precedente, il cielo si presenta terso e pulito come di rado capita di vedere. Insomma, la salita verso il Corno Bianco non poteva avere cornice migliore! Entusiasta, Alessio Grosso presenta in breve l’escursione della giornata e si appresta a guidare il folto gruppo di partecipanti verso la vetta. A seguirlo son almeno in cinquanta: non male se si considera l’effettiva difficoltà dell’escursione (ultimo tratto per escursionisti esperti con qualche passaggio di primo grado) e non ultimo il fatto che in molti han dovuto rimettersi in viaggio verso casa già dal primo mattino. Da Passo Oclini il sentiero piega subito, deciso, verso nord. Sale ripido. Pochi tagli sul pendio erboso della montagna e si è già in quota. Il panorama inizia ad aprirsi come l’emozione di un bambino al racconto di una fiaba. Non c’è angolo della regione che lesini di mostrarsi in tutta la propria inconfutabile bellezza. Si attraversano cespugli e arbusti d’ogni sorta. L’unico ostacolo che si frappone ad una visione a tutto campo è proprio il Corno Bianco, autentico mastino dolomitico, méta della nostra salita. La fatica inizia a farsi sentire, ma quasi non ce se ne accorge, tanta è la voglia di arrivare lassù, a toccare quella croce che svetta sui 2433 metri del Corno. L’ascesa è accompagnata da un susseguirsi di rapide ed intense sensazioni. Ci si scambiano impressioni, idee, emozioni. La gente che sale al Corno Bianco argomenta di montagna, di meteorologia, di geografia... Nessuno che abbandoni l’ardua salita: tutti vogliono esserci, lassù, a consumare l’ennesimo spettacolo di questa incredibile esperienza. Superati i primi trecento metri di dislivello, eccoci in prossimità del tratto finale, tutto su roccette e sfasciume. Ci si deve aiutare con le mani, il pendio è ripido ed oltretutto sdrucciolevole. Ma è questione di pochi metri: là sopra c’è soltanto il paradiso ad attenderci! Ed infatti, come per magìa, superato l’ostacolo più impervio della salita, eccoci lassù a stupirci di fronte all’ennesima meraviglia della natura. Di fronte a noi c’è un panorama che spazia a trecentosessanta gradi. Una roba che poche volte ci è dato di vedere. C’è tutto l’Alto Adige, davanti a noi, fino ad arrivare al confine con Svizzera ed Austria. Verso nord, il Corno Bianco precipita quasi verticalmente sul Santuario di Pietralba, in un contesto ambientale di rara suggestione. Poco oltre, immersa nel verde scuro dei boschi di conifere, la Val d’Ega, proprio sotto la mole dell’imponente Sciliar. E giù, a valle, non puoi non accorgerti di un’assolata Bolzano, che sorge proprio là dove le acque di Adige e Isarco decidono di incontrarsi prima di solcare assieme l’intera terra trentina. Il tutto a meridione dell’affiscinante Val Sarentina, che chiude a nord la cornice bolzanina. E se alzi lo sguardo, oltre, t’accorgi di come i confini degli orizzonti spazino ancor più in là, chiusi soltanto dai maestosi “Tremila” che caratterizzano il confine con la Valle dell’Inn. Sopra la Val Venosta spicca la mole della Palla Bianca, accompagnata dal Similaun e dalla Giogaia di Tessa. L’Altissima e il Principe anticipano il Passo del Rombo, a chiudere a nord il solco della Val Passiria. E ancora, procedendo verso nord-est, l’imponente Pan di Zucchero, a metà strada con il Brennero. Quindi, sulla direttrice di Bressanone, a dominare la scena è il Gran Pilastro, completamente imbiancato dai 2600 metri grazie alle ultime nevicate. A seguire poi il solco della Valle Aurina, all’estremo nord d’Italia, arriva un merletto di vette lontane e di vertiginosi ghiacciai: la Cima di Campo, il Sasso Nero, la Vetta d’Italia, fino ad arrivare al Picco dei Tre Signori ed oltre, in terra austriaca, ai 3660 metri del Grossvenediger, “antipasto” del glorioso Grossglockner che rimane, seppur di poco, nascosto dalle Dolomiti. Tutti noi siamo esterreffati dinanzi ad un simile inatteso spettacolo. Per l’occasione, il cielo sembra averci riservato il suo abito migliore, quello delle rare occasioni, e per noi è una gioia immensa. Sarebbe bastato un giorno di anticipo, od un giorno di ritardo, per rendere più opaco e chiuso un panorama viceversa assolutamente strepitoso! Ad est la visuale è chiusa dalle più vicine Cime di Terrarossa, dal Catinaccio e dal Latemar, anche se Tofane e Pale di San Martino non esitano a mostrarsi laddove i vicini merletti dolomitici palesano una qualche indecisione scendendo di quota. Verso Sud le verdi vallate trentine vanno per la maggiore, lasciando intuire i maggiori solchi vallivi della regione: la Val di Fiemme, la Val di Cembra, la Valsugana, fino ad arrivare alla Val di Non, alla Val di Sole e alle Giudicarie. Nel mezzo, si intravede l’incaso vallivo che ospita il Lago di Garda, a confine con la Lombardia. Ad ovest la visuale supera le tormentate creste del Brenta, fino ad indovinare il picco dell’Adamello e la bianca distesa del suo ghiacciaio. Spunta poi anche la Presanella, e più sotto la Cima Presena, proprio sopra il Tonale. A nord di questo, chiude l’orizzonte il maestoso gruppo dell’Ortles-Cevedale, con la lontana parete del Gran Zebrù a ricordarci che il mondo, in fondo, non è poi così grande. O che forse è la montagna a renderlo così magicamente vicino.

Autore : Emanuele Latini

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