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Parte dell'inquinamento rallenterebbe il riscaldamento globale e la crisi economica lo starebbe riducendo

La crisi economica influisce sul rialzo globale delle temperature?

In primo piano - 25 Maggio 2010, ore 09.40

Il mondo scientifico riflette. L'effetto dei solfati nebulizzati, che per anni pare abbia "occultato" un trend di riscaldamento globale del Pianeta, indotto, oltre che da un ciclo naturale, anche dall'aumento della percentuale di CO2 in atmosfera, è sensibilmente diminuito già a partire dagli anni 80 e in questo periodo, con la crisi economica, pare essere venuto meno l'effetto di schermatura di una percentuale consistente di particolato. Meno tir e in genere meno traffico lavorativo sulle strade, fabbriche chiuse, minori emissioni di sostanze inquinanti ma soprattutto di polveri. I processi di produzione industriale sempre più puliti hanno inoltre limitato la presenza dei solfati; così si spiegherebbe, almeno in parte, la drastica riduzione delle nebbie e la diminuzione della caligine in sospensione nell'area della Valpadana e in molte altre zone europee ad alta concentrazione abitativa.

La crisi attuale non è comunque paragonabile a quella americana del 1929. Stati Uniti. 1929. La crisi di Wall Street. Fu il periodo della grande depressione con un crollo della produzione di Co2 di origine antropica industriale da 1,7 milioni a 0,87 milioni di tonnellate. Stiamo parlando di un calo considerevole, pari al 30% dell'attività inquinante. A ridosso del 1940 il nostro contributo riprese a salire sino a 0,90 milardi di tonnellate. Solo nel 1950 si tornò a valori simili a quelli del 1928. Un calo del trenta per cento è un valore enorme, si tratta di una diminuzione molto più netta di quanto si aspetterebbe l'ONU o l'IPCC.

Un calo di questo genere però presuppone milioni di disoccupati, di fabbriche e uffici chiusi, tempi di recessione, carestia, un regresso teconologico spaventoso. La crisi del decennio 30-40 ebbe dunque un solo merito: far respirare meglio il mondo e APPARENTEMENTE non incentivare il rialzo della temperatura globale. Detto così sembra tutto facile, in realtà la concentrazione di CO2 naturale non diminuì affatto, MA CREBBE.

Ecco i dati, vedere per credere: Nel 1928: 306 ppm. Nel 1929: 306 ppm. Nel 1930: 307 ppm Nel 1931: 308 ppm. Nel 1932: 308 ppm. Da allora siamo saliti sino a 380-385 parti per milione.

Anche nell'ultimo periodo, nonostante la presunta diminuzione delle attività inquinanti, dovute alla crisi, la percentuale di CO2 non si è comunque arrestata. Il professor Martin Hertzberg meteorologo per la US Navy; un laureato a Stanford, mica l'ultimo arrivato; ha passato la vita a misurare le particelle sub-microscopiche nell'atmosfera.

Hertzberg non nega la crescita del 20% di CO2 nell'ultimo secolo ma si domanda se è il CO2 a 385 ppm per milione a trattenere oltre il 90 per cento della radiazione solare assorbita nell'atmosfera. Lui sposta l'attenzione sul vapore acqueo, un assorbitore di calore potente, almeno quanto la CO2 con concentrazioni equivalenti a 20 mila parti per milione (ppm).

E' invece d'accordo sul particolato come schermatore di radiazioni e teme che una sua ulteriore riduzione possa accentuare il riscaldamento. Si tratterebbe comunque di un piccolo prezzo da pagare per migliorare la qualità della vita e della nostra salute. Ben venga dunque un ulteriore riduzione del particolato, magari meglio se non favorito da una crisi economica.


Autore : Alessio Grosso

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