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Palermo: il cronico problema dell'acqua

Leggete cosa succedeva a Palermo durante il Natale del 1977.

In primo piano - 11 Novembre 2003, ore 10.53

L'inviato del Corriere Maurizio Chierici scriveva questo stupendo articolo sulla siccità a Palermo e sul cronico problema dell'approvigionamento idrico. Nell'era dell'annunciata desertificazione, questo pezzo ci ricorda che 26 anni fa le cose andavano anche peggio. Sembrano frasi di oggi... " c'è il sole, un bel sole, fa caldo, un bel caldo. Una fortuna a Natale. Pensare che sulla costa orientale dell'Isola piove. Si dice di solito "maltempo", ma nella filosofia della città rimasta all'asciutto è UN TEMPO INVIDIATO E MERAVIGLIOSO. Il due o tre gennaio, i bacini che alimentano l'acquedotto di Palermo, Scanzano e Piana degli Albanesi, saranno esauriti: già affiora la fanghiglia e fa impressione sapere che tocca ad una melma grigiastra consolare la sete di 700.000 persone che si muovono nella solita cornice di questi giorni: negozi illuminati e le vetrine che propongono la iconografia scesa dalle fabbriche del consumismo del nord. Anche qui Natale vuol dire torroni perduti tra abeti bianchi di neve, vuol dire fontane gelate che abbracciano bottiglie di Champagne, lunghe ragazze bionde dentro le tute da sci. Tentazioni che suonano proprio esotiche per chi passeggia senza cappotto e gusta cassate che si sciolgono nel tepore delle dolcerie. Eppure il regalo più gradito sfugge alla tradizione: è un'autobotte d'acqua. Costa 50.000 lire. La portano fin sotto casa, magari con un po' di ritardo, perchè la lista delle prenotazioni è lunga e, come nei giorni prossimi, alle carestie più atroci, ci si premunisce con le scorte. Ore 15 24 dicembre, le strade piene di gente, le luci e le voci della vigilia. Nel suo ufficio all'acquedotto, Matteo Graziano, funzionario, vice assistente, non sa come rispondere al telefono. Un festival di squilli, e non sono auguri... Il razionamento impone una distribuzione dell'acwua a scacchiera. Spiega Graziano: Palermo ha bisogno di una erogazione di tremila litri al secondo, oggi se ne dispongono di 1800. I due bacini che a giorni saranno vuoti, garantiscono 700 litri. Poi cosa succederà? L'unica sorgente importante è quella dello Scillato ma non piovendo, si esaurirà presto. A quel punto Palermo sarà davvero all'asciutto. E i giardini di agrumi, gli orti e la gente saranno tutti senz'acqua. E pensare che galleggiano su un mare d'acqua dolce, una falda ricchissima che sta facendo la fortuna degli sceicchi di questi pozzi più preziosi del petrolio. Perchè se Palermo ha sete non è colpa delle nuvole che non ci sono o della natura malvagia. Questa sete è un calcolo. Qui l'acqua vuol dire potere e denaro. Due poteri ai quali non si rinuncia per compassione di chi ha il rubinetto vuoto. E quando arriva la calamità, ci si comporta come quei prestigiatori che per realizzare il trucco distraggono la platea: "dovremmo far piovere artificialmente, bombardare le nuvole". Si è anche provato due anni fa: bombe composte da aghi di joduro con una spesa comunale di 80 milioni. Attaccati dall'alto e da terra i cirri o i cumuli avrebbero dovuto sciogliersi, ma per 40 giorni non si è vista una nuvola. Per dimostrare quanto poco empirirci siano i calcoli che vogliono la sete, ingrassando la mafia dei pozzi, ecco una brevissima cronistoria della Palermo asciutta. 1950: comincia la battaglia per la diga di Scanzano. Ci vogliono dodici anni per sbrigare pratiche ed intrighi. Nel 1971 dopo anni di battaglie la diga è pronta, è un bel lago, stile svizzero, ventotto milioni di metri cubi d'acqua, ma l'ente di sviluppo agricolo siciliano non vuole dare l'acqua alla città, perchè non ha avuto i soldi della Cassa del Mezzogiorno, dunque ci annaffieremo le colture-dicono-ma niente acqua in città. Passano altri 4 anni e finalmente si decidono ad accettare, ma in tutto questo tempo il Comune non aveva pensato agli allacciamenti e si arriva alla fine del 1975..." e la storia continua. Abbiamo voluto farvi capire che il bombardamento mediatico sull'effetto serra punta a convincerci che siccità ed alluvioni sono incominciate da quando noi abbiamo aumentato l'immissione dei gas serra nell'atmosfera; se questo discorso può essere in parte condivisibile, non va però cancellata la memoria storica, fatta di corsi e ricorsi independenti da noi su vasta scala.

Autore : Alessio Grosso

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