Scrivi una località, una regione o una nazione per ottenerne le previsioni del tempo
Località Data aggiornamento Quantità neve Impianti
MeteoLive NEWSLeggi tutte le news ›

ORO BIANCO: quanto è cambiato il clima sulle nostre montagne? L'abstract di Grosso per il convegno sulla montagna. Roma, martedì 20 dicembre

Si terrà a Roma martedì 20 dicembre il convegno sulla montagna organizzato dal Corpo Forestale dello Stato. In anteprima vi forniamo l'abstract dell'intervento del nostro previsore responsabile Alessio Grosso.

In primo piano - 28 Novembre 2005, ore 09.36

ABSTRACT Spesso abbiamo l’impressione che il clima italiano si sia completamente rovesciato con la neve che cade anche sul litorale del medio versante adriatico e sull’Appennino meridionale, e tutte le altre zone che rimangono a secco. A farci maturare l’idea di vivere un CAMBIAMENTO CLIMATICO EPOCALE è soprattutto il bombardamento mediatico che enfatizza ed assolutizza queste situazioni. In verità la neve per la Puglia non è affatto un evento eccezionale, così come raro ma tutt’altro che stupefacente veder nevicare a Palermo. La neve a quote basse al centro-sud non è insomma un fatto di cui meravigliarsi troppo, tuttavia è giusto far notare come negli ultimi vent’anni, le configurazioni bariche sull’Europa siano mutate in modo anche netto, favorendo a più riprese le condizioni ideali per fenomeni nevosi proprio su parte del centro-sud. Dal 1987 è andato rapidamente scomparendo l’influsso europeo dell’anticiclone russo, si formano più frequentemente depressioni sullo Jonio, si sono accentuati gli scambi meridiani di masse d’aria, è diminuita la tendenza alla formazione di depressioni sul mar ligure, transitano meno perturbazioni sul settentrione, si sono accentuati gli episodi siccitosi, specie sul Piemonte, alternati a brevi ma intense fasi piovose che talora degenerano in alluvioni, in particolare al centro-sud. Sembra in aumento la piovosità sulle isole, e la neve si presenta più frequentemente sull’Appennino piuttosto che sul settore alpino. La distribuzione della pressione ha un ruolo importante, si osservano ora infatti lunghe fasi di NAO (oscillazione nord-atlantica) positiva, che comporta la presenza ingombrante di anticicloni alle nostre latitudini e confina il flusso perturbato atlantico a quelle più elevate. Talvolta però gli anticicloni presentano una “coperta troppo corta” e lasciano scoperto il centro-sud, vulnerabile all’inserimento di aria fredda che dà origine a contrasti termici, a maltempo e, come detto alla neve a bassa quota. Al contrario il nord per beneficiare di pioggia deve faticare molto, affidandosi alla formazione di depressioni o ad una fortunata disposizione delle correnti in caso di penetrazione verso sud di una saccatura dal nord Europa. La regione più penalizzata dal cambiamento delle configurazioni bariche è senza dubbio il Piemonte, a seguire la bassa Valle d’Aosta la Lombardia occidentale e il Ponente ligure. L’anomalia diventa meno forte e meno preoccupante se si evita di paragonare la fase climatologica attuale a quella eccezionale (e dunque inadottabile come valore di riferimento) degli anni 60 e 70, in cui si verificò un innevamento abbondante sui versanti subalpini, calarono i valori termici, avanzarono i ghiacciai. L’utilizzo di benzina ad alto contenuto di piombo sembra una delle possibili cause del raffreddamento di quegli anni con un temporaneo incremento anche dei fenomeni nebbiosi in Valpadana. Anche le stazioni alle quote inferiori si dotarono di impianti di risalita per le attività sportive invernali. La siccità e la mancanza di neve degli inverni successivi decretarono il fallimento e la chiusura di quegli impianti che non furono in grado di munirsi di cannoni per l’innevamento artificiale. Le condizioni termiche del secondo dopoguerra sono invece più simili a quelle odierne, eccezion fatta per le isole di calore dovute alla forte urbanizzazione. CONSEGUENZE DEL CAMBIO CLIMATICO SUI GHIACCIAI Se il trend climatico sopra illustrato dovesse continuare e si intensificasse l’influsso stabilizzante degli anticicloni, specie quelli di matrice africana, i ghiacciai alpini nel 2050 potrebbero diventare una distesa nera e pietrosa. Il cambio climatico potrebbe proporci una lunga fase (anche centinaia di anni) senza il ghiaccio sulle Alpi. Dal 95 ad oggi in Lombardia si è persa circa un 10% della superficie ghiacciata. Dai primi del 900 si stima una diminuzione della massa glaciale pari al 50%; tutto ciò si è verificato con meno di un grado di aumento della temperatura globale dal 1880 ad oggi. Nelle Alpi nell’ultimo ventennio si è guadagnato in media un grado con lo zero termico salito di circa 150-200m in inverno e spostato dai 3300 ai 3800m in estate. Dunque sono tre i fattori che hanno finora messo in crisi i ghiacciai: 1 aumento termico 2 diminuzione delle precipitazioni nevose, soprattutto al SUD delle Alpi. 3 forte sublimazione dovuta alle fasi di vento da nord sempre sul versante sudalpino, specie in condizione di bassa temperatura. Da notare però che al NORD delle Alpi dai primi del novecento ad oggi si osserva una oscillazione nivometrica meno marcata. Rispetto al nostro settore invece ben il 90% dei ghiacciai delle Alpi occidentali si presenta in ritiro con massa ormai ridotta sotto i 20.000 ettari. Drammatica la situazione sulle Alpi Marittime con riduzione di ben il 90% dal 1960 ad oggi. Sui rimanenti settori delle Alpi occidentali ablazione tra il 9% e il 26%. L'estate 2003 ha avuto effetti devastanti con notevoli perdite, ma l'estate 2004 si è avvicinata a questi valori, pur non essendo risultata molto calda. In ogni caso incide particolarmente nel bilancio di massa la lunghezza della fase di ablazione, cioè di ritiro estivo del ghiacciaio, che una volta partiva a fine giugno e finiva a settembre, oggi può anche partire a metà maggio e finire ad ottobre. A determinare la conclusione della fase di ablazione non è solo la temperatura quanto una nevicata anche di pochi centimetri fin sotto i 2500m che, con il suo effetto albedo, plachi l'arretramento e consenta al ghiaccio di conservarsi meglio.

Autore : Alessio Grosso

Questa pagina: Stampa Invia Favoriti | Condividi: Altro
Webcam
Vedi tutte
Satellite
Immagini e foto dal satellite

Immagini dal satellite

Guarda le ultime immagini inviate dal satellite Meteosat 8, da 36.000 km di altezza.

Visualizza
Editoriali
Leggi tutti
Newsletter

Iscriviti subito!

Scrivi la tua email

Ogni giorno riceverai le nostre previsioni meteorologiche direttamente nella tua casella e-mail!

Info Viabilità
Leggi tutti
Dal FORUM
Vai al forum