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NUCLEARE: il Pianeta si interroga, l'Italia ancora di più

In un momento di grandi paure, il nucleare non tramonta, anzi c'è chi continua a vederlo com l'unica vera alternativa energetica per il futuro, a torto o a ragione.

In primo piano - 14 Marzo 2011, ore 14.06

Questo articolo non è nè contro, nè a favore del nucleare. Cerca solo di fotografare la situazione in modo semplice e sintetico. Dal 2000 nel mondo sono 47 le centrali entrate in esercizio o in parte ancora in fase di ultimazione, ben 94 sono quelle in progetto e 223 in opzione.

E' l'Asia il Continente che ne costruisce di più, ma anche gli Stati Uniti, dopo quasi 30 anni di stasi, stanno ricominciando a costruirne. Le Nazioni Unite ipotizzano che entro il 2030 il parco centrali raddoppierà, per fronteggiare il costante aumento della richiesta di energia.

La crisi nordafricana fa pensare ad ulteriori e pesanti innalzamenti del prezzo del gas e del petrolio. Nonostante la paura di contaminazione a seguito di terremoti devastanti come quello giapponese, il nucleare non si fermerà.

I reattori che verranno costruiti senza soldi pubblici avranno molte chanches di successo, i progetti finanziati dallo Stato invece molte meno.

La nuova generazione di centrali, terza plus, (la quarta verrà pronta tra 20 anni) pare più affidabile: sarebbe infatti 10 volte più sicura di quella di terza generazione. La base in cemento ha uno spessore di sei metri e sembrerebbe in grado di resistere anche ai più forti terremoti. Il guscio del nocciolo, dove si trova il combustibile nucleare, è in acciaio e in cemento. Sotto c'è un serbatoio, capace in caso di fusione del nocciolo, di raccogliere il materiale fuoriuscito, che verrebbe poi raffreddato dall'acqua di una grande cisterna, nonchè da un sistema a pioggia, dall'alto.

Il reattore avrebbe poi ben 4 sistemi di sicurezza indipendenti, infine al di sopra ben due calotte di cemento, di spessore superiore ad 1 metro, proteggerebbero il reattore dall'impatto di aerei kamikaze.

Resta comunque il problema delle scorie che, pur ridotte del 13 per cento, rimarranno un "peso" per tutta la comunità. Devono infatti essere conservate in giacimenti profondi di granito, argilla e salgemma, dove andranno custoditi e controllati per almeno 300 anni e poi, sia pure in un regime meno rigido, per altri 300. 

Nuove sperimentazioni sulla riduzione immediata dell'impatto delle scorie sono in corso in Francia, dove il materiale radiattivo verrebbe trasformato in rifiuto solo mediamente tossico.

I costi della costruzione restano comunque un problema: in caso di tempi lunghi l'alto costo degli interessi in banca finirebbe per mandare in crisi tutto il progetto. Sono rischi da correre? La situazione italiana dice che, per la produzione di energia, dipendiamo dall'estero per oltre l''85 per cento e abbiamo aumentato le emissioni di CO2 del 13 per cento, anzichè diminuirle, ma per risollevare il gap energetico italiano di centrali ce ne vorrebbero almeno 30, circa una per regione, con un problema di stoccaggio delle scorie non indifferente, perchè probabilmente quasi nessuno le vorrebbe dietro casa, così come le centrali del resto. E trovare anche un solo sito sarà un'impresa.

Chi sarà poi in grado di prevedere il costo del combustibile nucleare tra 20 anni?

E allora, cosa si fa? Qualcuno chiede di seguire l'esempio del Portogallo, che rifiutando gas, petrolio e centrali, ha puntato tutto sulle rinnovabili.
Già le rinnovabili...questo però è un altro discorso.


Autore : Alessio Grosso

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