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Nord a secco e sud con la pioggia: potrebbe diventare una consuetudine?

E’ una domanda a cui non è facile dare una risposta. MeteoLive prova a fare chiarezza sull’argomento.

In primo piano - 13 Ottobre 2003, ore 10.25

Che il 2003 sia un anno anomalo è sotto gli occhi di tutti. Siamo reduci da un’estate caldissima, dove molti record di temperatura sono stati polverizzati. La roccaforte degli anticicloni è sempre stata posizionata tra l’Europa occidentale e il vicino Atlantico; solo in rare occasioni cellule di alta hanno interessato il Mediterraneo orientale e l’est Europeo, con nubi e precipitazioni sull’ovest del Continente. Il “surplus pressorio” sull’Europa occidentale è stato spesso affiancato da rimonte anticicloniche di matrice sub-tropicale con geopotenziali altissimi, che hanno posto le basi per configurazioni di alta pressione di rara potenza e persistenza. Tutto l’asse anticiclonico, come già accennato, è stato quasi sempre spostato verso occidente e questo ha permesso alle regioni meridionali e del basso versante Adriatico di beneficiare maggiormente di correnti instabili, con conseguenti annuvolamenti e piogge. A tutto ciò si deve aggiungere la debolezza delle correnti perturbate atlantiche, incapaci di fare evolvere le configurazioni verso levante e determinare la variabilità classica delle nostre latitudini. Le perturbazioni ci sono, ma sono spesso incapaci di “sfondare” e raggiungere il nord Italia. Ogni volta che l’alta pressione tenta di evolvere verso levante, i corpi nuvolosi che provengono da ovest invece di penetrare nel cuore dell’alta pressione, preferiscono aggirarla, sfruttando un corridoio di minore resistenza che va dalla Penisola Iberica al meridione d’Italia, passando per la Sardegna. Di conseguenza, anche in questo caso, le piogge cadono sempre sulle medesime regioni, lasciando ancora a secco il nord e parte del centro. Come mai sta capitando tutto ciò? Nei prossimi anni assisteremo a periodi siccitosi al nord e alluvionali al sud? Partendo dalla consapevolezza che il clima è un’entità mutevole, si può dedurre che fare delle generalizzazioni adesso risulta quanto meno azzardato. La mutevolezza del clima si esprime sottoforma di cicli che la natura segue, cicli costruiti in modo da determinare un minor dispendio di energia da parte della natura stessa. Il modo migliore per spendere meno energia è percorrere un sentiero già collaudato. Naturalmente all’interno di questo percorso vige la regola della persistenza e le configurazioni bariche tendono a ripetersi anche per molti mesi, con tutte le ripercussioni del caso in campo meteorologico. Ma la regola della compensazione è presente in natura? Certamente, ma non in tempi brevi. La natura, prima o poi, cercherà di equilibrare le cose, bilanciando il tutto sia in termini pressori che precipitativi, ma al momento non è possibile sapere quando questo potrà accadere. Per capire meglio in problema analizziamo i dati della pioggia caduta a Genova nel 2002 e nel 2003. Nel 2002 sono caduti 2314mm di pioggia, contro una media di circa 1500mm riferiti ai quartieri orientali della città. Si parlò dell’anno più PIOVOSO del secolo. Quest’anno, sempre sul capoluogo ligure, sono caduti 450mm in oltre 10 mesi di osservazione e si parla di anno più SECCO del secolo. Facendo una media tra questi due anni estremi, quasi sicuramente la media pluviometrica annuale verrà rispettata. Il surplus di pioggia dello scorso anno ha avuto come risposta il deficit di quest’anno. Se il deficit precipitativo presente quest’anno non fosse controbilanciato da nessun surplus di pioggia in anni passati, allora si potrebbe pensare ad una diminuzione della piovosità in zona, ma, alla luce dei dati in nostro possesso, questo ancora non risulta.

Autore : Paolo Bonino

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