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NEVE: vi siete mai accorti che...

Ecco un comportamento bizzarro del manto nevoso...

In primo piano - 2 Dicembre 2015, ore 11.59

In piena estate è un lussureggiante prato verde; in inverno invece è una bianca distesa di neve con accumulo che si avvicina spesso al metro. Poco più a sinistra un bosco di abeti rompe la monotonia del bianco, imponendosi con un verde scuro di chiome e rami.

Quello sopra descritto è un classico paesaggio di media montagna in un qualsiasi periodo dell'inverno. Abbandoniamo simbolicamente questo luogo con una coltre nevosa ben salda e gelata al suolo. Anche la temperatura si mantiene al di sotto dello zero, scoraggiando qualunque velleità di fusione del manto bianco.

Dopo circa due mesi, facciamo ritorno nella medesima zona. L'inverno è ormai agli sgoccioli; la temperatura è positiva e la neve lentamente inizia a fondere. Subito ci accorgiamo che in prossimità del bosco la neve si scioglie più in fretta. Addirittura sotto gli abeti si è formato un buco, attraverso il quale si vede il terreno. Basta però spostarsi di qualche metro in direzione del prato che la coltre nevosa torna abbondante.

Come mai succede ciò? Simpaticamente si potrebbe pensare che la neve sotto gli alberi abbia un'altezza inferiore rispetto al prato e l'opera di fusione risulti quindi accelerata. Questo è vero solo in parte, perchè spesso la neve che cade dalle chiome tende ad elidere l'effetto "riparo" delle chiome stesse, nei confronti di una eventuale precipitazione nevosa.

Una spiegazione plausibile viene fornita dal cosiddetto effetto albedo. Se la radiazione infrarossa emessa dalla neve non trova ostacoli sul suo cammino, viene liberata tranquillamente nello spazio ed il suolo subisce un notevole raffreddamento. Se tra la radiazione infrarossa e lo spazio viene interposto qualcosa (ad esempio un banco di nubi), parte della radiazione viene riflessa al suolo e si stoppa in parte il raffreddamento del terreno (il motivo per cui quando il cielo è coperto il suolo si raffredda meno).

Il bosco, con le sue fronde, si comporta esattamente allo stesso modo. Parte della radiazione riflessa resta intrappolata al di sotto delle fronde ed il potere raffreddante del terreno diminuisce. Più le fronde sono fitte (abeti, pini ecc), più questo effetto è rilevante.

La mancata emissione di radiazione al di sotto delle fronde del bosco fa aumentare la temperatura del suolo quanto basta per accelerare il processo di fusione della neve rispetto ad una zona libera. Tutto ciò comporta un notevole abbassamento del manto nevoso in vicinanza del bosco, in quanto alla già elevata temperatura dell'aria si somma l'effetto sopra descritto.
 


Autore : Paolo Bonino

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