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NEBBIA ed "EFFETTO FREEZER" in Valpadana: qui sarà più inverno che mai!

La nebbia favorirà ulteriori consumi di metano e gasolio da riscaldamento, aumenterà l'inquinamento perchè farà piombare la Valpadana in una sorta di freezer.

In primo piano - 9 Dicembre 2013, ore 09.53

La nebbia che si sedimenta negli strati bassi e diventa ogni giorno più fredda, favorita da pochi passaggi nuvolosi, nessun importante ricambio d'aria previsto almeno sino a domenica 15 dicembre, la radiazione solare sempre meno incidente, le giornate più corte dell'anno e soprattutto la posizione dell'alta pressione: tutti ingredienti che potranno trasformare la Valpadana in un autentico freezer, con temperature minime sempre più basse e dunque nebbia sempre più fredda e possibili giornate di ghiaccio al di fuori dei grandi centri urbani.

Un cocktail micidiale che costringerà gli abitanti ad aumentare i consumi di elettricità e riscaldamento, ad assentarsi dal lavoro per accudire la prole che facilmente cadrà ammalata di qualche forma parainfluenzale, tipica di queste situazioni, a respirare più inquinamento cancerogeno del solito. 

La nebbia risulterà più intensa, compatta e persistente lungo il corso del Po ma interesserà agevolmente anche ampi tratti di pianura tra est Piemonte, Lombardia e basso Veneto, lasciando fuori probabilmente solo la zona dell'alto Garda e poi la pianura friulana e forse il Piemonte occidentale, ma qui tutto dipenderà dalle correnti.

Molte volte in passato abbiamo assistito a collocazioni della nebbia molto diverse: o localizzata sulla Valpadana occidentale o su quella orientale o diffusa su quasi tutto il catino padano.

Rispetto alle correnti generali la presenza di una lieve corrente favonica può dissipare la nebbia sul tratto occidentale della Valpadana, con deboli correnti da est invece essa tende a rintanarsi sul Piemonte, ma non esiste una regola precisa.

A livello locale come sapete una leggera ventilazione, sino a 5 nodi, favorisce la diffusione della nebbia, mentre una ventilazione superiore tende a sollevarla, trasformandola in nebbia alta, con limite che si spinge anche oltre i 500m.

La nebbia che gela può determinare la formazione di un leggero nevischio, agevola la formazione di intense brinate e deposita la galaverna sugli alberi. In caso di lievi rimescolamenti della colonna d'aria e la presenza di particelle inquinanti, può favorire anche deboli episodi nevosi, con accumuli anche di qualche centimetro su aree ristrette.

La situazione prevista fa pensare che tutto quanto abbiamo esposto possa almeno in parte verificarsi: in pratica gelo, galaverna, nebbia e neve "chimica" convivranno con i padani per diversi giorni.


Autore : Alessio Grosso

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