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Napoleone e Robespierre traditi dal maltempo

Un bellissimo libro di Durschmied, "il Generale Inverno" ci aiuta a capire come il tempo abbia influenzato il corso della storia.

In primo piano - 1 Maggio 2004, ore 12.32

Robespierre e Napoleone: due grandi protagonisti della storia francese. Il tempo, o meglio il maltempo, ha influenzato il loro destino. Un violento temporale a Parigi ha mandato alla ghigliottina uno dei grandi capi della rivoluzione, il freddo e la neve della Russia hanno piegato drammaticamente la grande armata di Bonaparte. Vi offriamo due drammatici passaggi del libro di Erik Durschmied che consigliamo vivamente di acquistare a tutti gli appassionati di storia e di meteorologia. E' edito da Piemme. La fine di Robespierre: "il cielo sopra Parigi era stato basso e nuvoloso in quella calda e umida giornata d'estate, il 9 Termidoro (luglio) dell'anno II. Dall'Assemblea Nazionale giungevano voci di eventi straordinari e le dicerie correvano lungo le strade della città fino ai puzzulenti tuguri dei sobborghi, quei centri di perenne disordine, brulicanti di marmocchi nudi e di litigiose megere, rese vecchie anzitempo dalla miseria." Robespierre aveva instaurato il "terrore" a Parigi e molti politici di spicco, divenuti scomodi, erano stati messi alla ghigliottina, tra cui il grande amico del popolo: Danton. Ora, in questo clima di processi sommari ed esecuzioni facili, inevitabilmente l'ingranaggio si stava ritorcendo contro di lui. "E' il sangue di Danton che ti soffoca": così avevano sentenziato alla Convenzione. Alle 22.30 di quella drammatica giornata, Maximilien Robespierre, tenta l'ultima carta: si rifugia all'hotel de Ville cercando l'aiuto del popolo ma..."se l'Incorruttibile si fosse affacciato alla finestra per arringare la folla, avrebbe potuto cambiarne l'umore, ma non lo fece e poi accadde ciò che non si poteva prevedere. Parigi si ritrovò all'improvviso sotto un forte temporale estivo; le nubi si sciolsero in un nubifragio e in pochi istanti la folla si disperse calpestando le pozzanghere. Le canalette erano diventate fiumi. Persino i ratti abbandonavano le fogne traboccanti" e Maxime rimase solo. Sapete tutti poi come è andata a Place de la Concorde... Ma veniamo a Napoleone che è costretto ad una ritirata storica dalla Russia dopo essersi trovato di fronte solo terra bruciata e continue imboscate. Quello che leggerete ora deve far riflettere sui rischi dell'inverno. "per i francesi la situazione era diventata assai precaria. Napoleone usci da Mosca con centomila uomini con l'intento di fare rifornimento di cibo lungo la strada ma ben poco era rimasto dopo i saccheggi perpetrati durante l'estate. Le notti di ottobre erano fredde e limpide. Gli uomini indossavano le uniformi estive e la temperatura scese sotto lo zero; quando poi cominciò a nevicare si consumò la tragedia. Una lunga colonna di uomini sfiniti, affamati, febbricitanti, serpeggiava nel paesaggio invernale russo. Fa tanto freddo che i corvi cadono gelati dal cielo -annotò nel suo diario un granatiere. Abbiamo le narici tappate, la bocca piena di pezzi di ghiacci e la neve, spinta dal vento in faccia, ci acceca. I fucili servivano come stampelle, la pista era costellata di cadaveri. I Cosacchi ne perseguivano spietatamente i resti: qualsiasi sbandato catturato da quei cavalieri, veniva spogliato nudo e spinto avanti con la punta delle lance finchè non cadeva morto. Altri venivano inzuppati d'acqua, legati agli alberi e lasciati morire congelati. Le barbe dei soldati erano grumi di ghiaccio, gelati gli stracci che si avvolgevano alla testa per coprirsi. Quando trovavano una capanna diroccata si sdraiavano all'interno abbracciandosi per sentire meno freddo: molti non si svegliavano più". Per la cronaca di quei centomila tornarono a Parigi un centinaio scarso di soldati, alla spicciolata, senza quasi farsi riconoscere. Non ci sono parole, Hitler nel secolo successivo non tenne conto di quanto vi abbiamo appena raccontato...

Autore : Alessio Grosso

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