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NAM, NINA, QBO: ne usciamo o no?

La situazione teleconnettiva, solitamente ingarbugliata, risulta invece al momento chiara e semplice e ruota attorno a tra indici principali, vediamo quali e che conseguenze ci porteranno.

In primo piano - 19 Dicembre 2011, ore 11.42

 Quando ci si imbarca per orizzonti temporali difficili come quelli di una previsione stagionale, anche "solo" a tiratura mensile, ci si deve sobbarcare l'analisi comparata di diversi indici teleconnettivi. Ma cosa sono questi indici? Sono semplicemente dei settori climatici che interessano ben precise aree del globo e che mostrano anomalie le cui oscillazioni sono note e più o meno regolari.

Nel periodo invernale alcuni indici perdono di importanza, mentre altri ne assumono e possono anche diventare determinanti nel capire come evolverà il tempo a lungo termine. Ebbene tra questi "patterns", ovvero tra queste situazioni teleconnettive, quello che ha assunto indubbia rilevanza nella stagione in corso è il NAM.

Il NAM identifica la struttura del vortice polare su tutte le quote atmosferiche e, secondo uno studio accreditato condotto dai due eminenti climatologi Baldwin e Dunkerton, ci suggerisce come si propagano i flussi di calore lungo la verticale dei Polo. Da novembre a questa parte si è avuto un forte raffreddamento della stratosfera polare, raffreddamento che poi si è propagato verso il basso andando a rafforzare il vortice polale anche al livello del mare. Da qui il rialzo dell''Oscillazione Artica, indice uguale al NAM ma riferito appunto alle quote inferiori.

Spostandoci poi verso le medie latutudini ecco che questa anomalia si è estesa anche al comparto europeo; in questo caso l'indice relativo è la NAO, ovvero Oscillazione Nord Atlantica, ossia quello scarto di pressione che ci indica la presenza di basse pressioni alle alte latitudini e alte pressioni a quelle mediterranee. E siamo così giunti al nodo della questione: l'alta pressione.

Il ciclope subtropicale non lascerà la sua postazione fissa tra basso Atlantico e Mediterraneo occidentale finchè il vortice polare non rallenterà. L'attuale incursione fredda è stata provocata da un temporaneo cedimento del diaframa anticiclonico ma la persistente forza del NAM, dell'AO e della NAO ci suggerisce che il bel tempo non mancherà di tornare a breve sull'Italia.

Quanto detto ci viene anche confermato dall'onda lunga dei venti stratosferici, dove al momento il relativo indice (Oscillazione Quasi Biennale, ovvero QBO), leggermente positivo seppur in discesa, unitamente all'attività solare, non è favorevole alla movimentazione delle masse d'aria gelide dal serbatoio del gelo europeo la Siberia, verso il Mediterraneo.

Anche la Nina, posta com'è, non sembra orientata allo sviluppo di scambi meridiani favorevoli all'inverno vero sull'Europa. E allora come uscirne?

Una via di uscita potrebbe scaturire dall'evoluzione delle vicende stratosferiche, menovre che andranno ben studiate e valutate da fine dicembre sino a febbraio. La massa di aria gelida che seguita a stazionare sulla calotta polare infatti, potrebbe venire veicolata verso le medie latitudini in caso di riscaldamenti stratosferici in sede polare, situazione che potrebbe scaturire da un lieve ribasso della QBO anzidetta nelle prossime settimane.

Come si sa però, queste manovre, pur potenzialmente favorevoli a intense ondate di gelo, non garantiscono che sarà proprio il Mediterraneo a venire interessato. Al momento però non ci sentiamo di scartare l'ipotesi e pertanto una via di uscita dallo stallo invernale, dove freddo e nevicate sono solo la pausa tra un anticiclone e l'altro e non la regola, potrebbe senz'altro dare un volto nuovo alla stagione con lo scoccare del nuovo anno.

 

 


Autore : Luca Angelini

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