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Modello europeo e modello americano entrambi concordi nell'instabilità invernale di fine mese

Le prossime giornate saranno caratterizzate da una recrudescenza dell'instabilità determinata dall'ingresso sul nostro Paese di una massa d'aria dalle origini polari. Modello americano ed europeo sostanzialmente CONCORDI circa l'avvio di questa fase instabile anche se con esiti finali ancora abbastanza incerti.

In primo piano - 26 Gennaio 2015, ore 12.00

Si chiude un ciclo ma se ne apre un'altro previsto entro pochissimi giorni; ben presto l'Italia dovrà fare i conti con una forte ingerenza da parte di una massa d'aria dalle origini polari-marittime che sarà responsabile di una nuova esplosione di instabilità per alcuni settori del nostro Paese. L'ampio movimento troposferico che riuscirà a portare un quantitativo così ingente d'aria polare-marittima sin verso il nostro Paese, trarrà origine da un vero e proprio trasferimento di vorticità dai settori canadesi a quelli europei, attraverso un evento di "displacement" del Vortice Polare.

Tale dinamica scongiurerà ancora una volta l'intervento delle masse d'aria gelide di origine continentale che, conseguentemente, resteranno confinate al continente euroasiatico senza interessare i settori centrali ed occidentali dello stivale italiano. L'aria polare-marittima che affluirà in grande quantità già a partire da venerdì 30 gennaio, sarà caratterizzata da altezze geopotenziali estremamente basse, accompagnate da valori termici che alle quote superiori si presenteranno alquanto rigidi. Nei bassi strati dell'atmosfera ed al livello del suolo invece, questa differenza sarà soltanto modesta. Abbiamo infatti a che fare con una massa d'aria dalle origini marittime, prima di giungere sul nostro territorio essa percorrerà l'oceano Atlantico settentrionale, laddove tenderà a perdere velocemente le proprie caratteristiche di gelo alle quote pianeggianti.

Il gelo resterà a quel punto soltanto in quota, amplificando oltremodo il gradiente termico verticale della massa d'aria, in grado di favorire fenomeni di instabilità. L'elevato gap termico che verrà a crearsi tra suolo e quota infatti, tenderà ad amplificare i cosiddetti "movimenti convettivi" della colonna d'aria atmosferica, in buona sostanza quella risalita d'aria dal basso verso l'alto che sta all'origine della formazione di nubi e rovesci di pioggia/grandine o neve che caratterizzeranno il tempo dagli ultimissimi giorni di gennaio e poi la seconda decade di febbraio.

Modello americano, modello europeo; quali differenze?

Quest'oggi non ritroviamo alcuna significativa differenza tra la previsione del modello europeo e quella del modello americano. Il prestigioso modello inglese con sede a Reading (UK) tuttavia, sembra mostrare un poco più di incisività per quanto concerne l'ingresso dell'aria fredda sull'Europa, i valori geopotenziali sono previsti un po' più bassi e l'intero apparato depressionario riuscirebbe ad apportare un calo più deciso della pressione anche sulla penisola Iberica, un dettaglio non trascurabile che potrebbe (forse) fare la differenza per quanto riguarda l'intervento di instabilità e NEVE a bassa quota sulle regioni settentrionali entro la prima decade di febbraio.

Sempre volgendo lo sguardo al lungo termine, il modello americano pone enfasi ad una graduale tendenza dell'alta pressione oceanica ad espandersi verso l'Europa, sospinta sul vecchio continente dall'oramai abituale rinforzo delle vorticità legate al lobo canadese del Vortice Polare. Tale evoluzione pare invece essere parzialmente scongiurata dalla previsione del modello europeo, propenso ad una maggiore insistenza dell'aria fredda sull'Europa e con risvolti ancora tutti da valutare nel dettaglio.


Autore : William Demasi

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