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Modello americano: un punto di svolta da venerdì 16?

Nei prossimi giorni un lento declino dell'alta pressione, agevolerà l'ingresso di una perturbazione veicolante aria fredda nord-atlantica entro il weekend di sabato 17 e domenica 18 gennaio. L'alta pressione potrebbe assumere una posizione più defilata sull'oceano Atlantico, aprendo la strada a scenari più freddi ed instabili che avrebbero il merito quantomeno di riportare la neve sulle nostre Alpi ed il nostro Appennino. Vediamo nel dettaglio.

In primo piano - 12 Gennaio 2015, ore 18.30

L'acuto di questo lungo periodo d'assedio anticiclonico mediterraneo, dovrebbe essere culminato con l'episodio di grande calura favonica accorso tra venerdì 9 e sabato 10 gennaio. In questa sede abbiamo raggiunto temperature localmente superiori i 20°C su diverse aree della Valpadana. Nella giornata di ieri, domenica 11 gennaio, un impulso d'aria più instabile è scivolato lungo il versante orientale del Paese, determinando un calo della temperatura avvertibile soprattutto in quota. Il colosso di sole e stabilità, risultato di una semipermanente d'Islanda assai attiva, pare che possa finalmente avviarsi ad un lento declino, agevolando se non altro l'arrivo della neve a quote non troppo elevate su Alpi ed Appennini già sul finire della settimana corrente.

Una perturbazione veicolante aria polare-marittima, farà infatti il suo ingresso sul bacino centro-occidentale del Mediterraneo entro venerdì 16 gennaio, determinando un aumento della nuvolosità associata a precipitazioni che riguarderanno soprattutto i settori centrali e settentrionali dello stivale. Sostanzialmente la perturbazione altro non sarà che il risultato di un graduale allentamento delle vorticità zonali sul nord-Atlantico, questa situazione determinerà una maggiore ondulazione della corrente a getto. Possiamo immaginare la jet stream come uno spago dapprima tenuto in tensione e poi allentato.

Questo processo rappresenterà il primo step di un possibile cambio di circolazione in chiave maggiormente invernale che potrebbe riguardarci dalla seconda metà di gennaio. Sulle lunghe distanze previsionali, l'evoluzione atmosferica proposta dal modello americano si presenta assai variabile e fattibile di modifiche anche sostanziali. Nonostante tutto, pare esserci una certa coerenza nel proporre un graduale spostamento del baricentro anticiclonico dalla sede iberica a quella atlantica, con una conseguente maggiore ingerenza delle correnti fredde ed instabili di estrazione artica o polare-marittima.

Quest'oggi alcuni modelli previsionali stringerebbero l'occhiolino su dinamiche addirittura antizonali, con la formazione di un'alta pressione di tipo termico tra Scandinavia e Russia, associata a forte raffreddamento della temperatura europea. Questa che vi abbiamo descritto rappresenta il ramo più estremo di un ventaglio previsionale ancora difficile da decifrare e pertanto poco affidabile.


Autore : William Demasi

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