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Modello americano: la fase fredda ed instabile potrebbe concludersi con la NEVE al nord, tuttavia.

Uno sguardo all'evoluzione del tempo prevista sull'Italia da qui all'esordio della terza ed ultima decade di gennaio; ecco le novità ed un raffronto con gli altri modelli.

In primo piano - 15 Gennaio 2017, ore 14.50

Entriamo ormai nel vivo della fase fredda ed instabile portata da una massa d'aria ARTICA. Il flusso di questa massa d'aria verso il Mediterraneo, porta in queste ore alla formazione di una figura depressionaria centrata sui mari meridionali italiani ed in grado di persistere su tali settori sin verso il termine della seconda decade di gennaio. La circolazione sull'Italia tenderà quindi ad acquisire caratteristiche sempre più continentali, in quanto il nostro anticiclone oceanico andrà in parte coricandosi sui settori centrali d'Europa, andando così a creare un corridoio di venti orientali che dai paesi dell'est tenderanno a migrare verso i Balcani ed il nostro Paese.

Ad essere interessati dalle isoterme più fredde saranno questa volta le regioni settentrionali, il picco minimo di temperatura atteso martedì 17 gennaio, momento in cui ritroveremo alla quota di 850hpa (circa 1500 metri) valori di -8°C/-9°C.

La ventilazione piuttosto tesa e la presenza di brandelli nuvolosi che potranno espandersi anche sulla Valpadana, limiteranno tuttavia la discesa della colonnina di mercurio che nel complesso non dovrebbe presentare i picchi minimi di temperatura registrati nell'irruzione gelida dell'Epifania.

Sino a giovedì 19 gennaio la previsione sembra ormai abbastanza sicura, così come la collocazione dei centri di alta e bassa pressione nell'ambito dell'Europa. Volgendo invece lo sguardo al periodo successivo, sembrerebbero farsi strada due ipotesi assai contrastanti tra loro:

- da un lato avremo infatti le previsioni dei modelli europei UKMO ed ECMWF propensi ad una nuova ingerenza anticiclonica sull'Europa centrale e su parte del Mediterraneo, il flusso d'aria fredda diretta sull'Italia andrebbe pertanto esaurendosi con gradualità, senza nessuno scossone.

- La seconda ipotesi porterebbe invece ad una interazione tra le masse d'aria fredde artico-continentali e le masse d'aria più temperate di derivazione mediterranea; tale interazione sarebbe favorita da un blocking anticiclonico posto a latitudini più elevate, in modo tale da favorire il dilagare dell'aria fredda sin verso le propaggini più occidentali d'Europa e da qui la controrisposta mite in conseguenza di una ciclogenesi che prenderebbe vita sui mari occidentali.


Sarebbe la prima VERA occasione di NEVE per le regioni del NORD ma necessita ovviamente di ulteriori conferme. 

Seguite gli aggiornamenti. 


Autore : William Demasi

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