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Modello americano e modello inglese a confronto: scenari differenti con un solo obbiettivo comune

Questa mattina emergono ancora vistosi segnali in merito ad una probabile fase di freddo che coinvolgerà l'Italia e l'Europa nella seconda decade di gennaio. Il modello inglese ECMWF e quello americano GFS propongono evoluzioni diverse tra loro inseguendo però un obbiettivo comune.

In primo piano - 5 Gennaio 2013, ore 15.00

Dopo una lunga fase di gestazione i modelli deterministici iniziano ad inviare chiari segnali in merito l'evoluzione intrapresa dall'atmosfera con l'arrivo della seconda decade del mese. Nelle prossime 48-72 ore si concretizzerà il furioso surriscaldamento stratosferico che porterà ad una disintegrazione pressochè totale del Vortice Polare al di sopra della fascia troposferica. A quel punto una serie di importanti azioni di disturbo al Vortice Polare Troposferico potrebbero intervenire in una manciata di giorni provocando una forte attenuazione dei venti zonali sul continente europeo.

Il lobo canadese del vortice andrà infatti cedendo il passo ad una probabile elevazione dell'anticiclone delle Azzorre sin verso le alte latitudini, target Islanda e Groenlandia. Nel frattempo acquisterebbe sempre più importanza la discesa di una fredda depressione che dalla penisola Scandinava diffonderebbe condizioni di gelo molto intenso su gran parte dell'Europa dell'est e dei Balcani. A quel punto i riflessi sul tempo del nostro Paese sarebbero quasi inevitabili.

Nonostante l'evoluzione sia del modello inglese che di quello americano convergano ad un unico scopo condividendo sostanzialmente un obbiettivo comune, le modalità con cui tale obbiettivo verrebbe raggiunto è previsto con dinamiche completamente diverse.

- Il modello americano prevede infatti un periodo di transizione più lungo rispetto a quanto preventivato oggi dal modello inglese. L'ipotesi americana prevede un graduale indebolimento delle vorticità zonali sull'Atlantico che consentirebbero l'elevazione dell'alta pressione azzorriana solo da sabato 12 in avanti. In questo caso i primi spiragli d'aria fredda interverrebbero sul Mediterraneo non prima di domenica 13.

 

- Il modello inglese prevede sull'Italia i primi effetti in termini di calo termico già sul medio termine. La ventilazione orientale più fredda e secca coinvolgerebbe il Paese già da venerdì 11 gennaio tramite il veloce rinforzo della ventilazione nord-orientale nello stivale.

 

 

 

In condizioni di Vortice Polare Stratosferico molto disturbato, sono sufficienti anche delle minime azioni di disturbo per determinare vistose e persistenti conseguenze sulla circolazione generale troposferica dell'emisfero settentrionale. Nella sua elevazione verso nord l'anticiclone delle Azzorre non incontrerebbe nessuna resistenza potendo così instaurare una condizione di blocco totale nei confronti del flusso zonale in grado di durare diverso tempo.


Autore : William Demasi

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