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Modelli: perché non riescono ad inquadrare le rinfrescate?

Cerchiamo di capire assieme per quali ragioni, dopo una forte e persistente ondata di CALDO, i modelli di previsione facciano sempre così fatica ad individuare l'entità delle rinfrescate, ricorrendo sovente nel famigerato "effetto miraggio".

In primo piano - 23 Luglio 2015, ore 14.00

L'Italia ed il bacino del Mediterraneo risultano interessati da una vasta figura d'alta pressione ricolma d'aria calda a tutte le quote. Soltanto in questi ultimi giorni la struttura comincia a vacillare a partire dalle regioni settentrionali, portando un aumento dell'instabilità termoconvettiva. Eppure, se vogliamo essere sinceri, sono oramai quasi due settimane che i modelli, in maniera ostinata, prevedevano l'attenuazione della calura a partire dalle regioni settentrionali.

Molti si domanderanno per quali ragioni, quando il Mediterraneo viene interessato da ondate di caldo durature, sia così difficile comprenderne l'effettiva durata, sovente osservando un posticipo della famigerata "data di rottura" sempre avanti nel tempo.

La ragione di tale comportamento modellistico può essere in parte spiegata negli algoritmi calcolati dal centro previsionale. Alcuni hanno infatti una base statistica; in buona sostanza, dopo un periodo particolarmente lungo di caldo e scarsità di precipitazioni, secondo il centro di calcolo diventerebbe statisticamente probabile avere una fase di rottura in grado quantomeno di riportare un profilo termico meno elevato.

La statistica tuttavia non rappresenta un elemento di certezza e talvolta può fallire.

Il secondo elemento male inquadrato è rappresentato dalla famigerata "resistenza anticiclonica", cioè la possibilità o meno che una massa d'aria più fresca possa vincere l'inerzia termica portata da un'ondata di calura persistente. Per riportarvi un esempio più materiale, quando il caldo persiste molti giorni consecutivi su una medesima area, è come se costruisse davanti a sè una "corazza", una sorta di "scudo" in grado di impedire la penetrazione dei fronti, deviandone il percorso su latitudini più settentrionali.

Quello che noi abbiamo chiamato "scudo", altro non è che l'inerzia termica portata dalla presenza di una heat wave che, per sua natura, tende ad essere scalfita con molta difficoltà dall'irruenza della corrente a getto.

La jet stream tende infatti a manifestarsi in modo più vigoroso nelle aree interessate da anomalie termiche negative. In pratica tende a seguire un percorso preferenziale nel quale il transito di altre depressioni, lasciano dietro di sè un sentiero ben tracciato. Attraverso la corrente a getto traggono origine i sistemi frontali più organizzati che è possibile osservare alle medie latitudini.

 


Autore : William Demasi

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