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Modelli e temporali, ecco perchè a volte non corre buon sangue

Spesso le simulazione sovrastimano i fenomeni in estensione o li sottostimano in intensità. Questo per via dei punti di griglia la cui risoluzione, nonostante i grandi progressi, appare ancora oggi un po' inadeguata.

In primo piano - 6 Aprile 2012, ore 13.45

 Il temporale è un fenomeno decisamente vistoso, che non passa inosservato anche agli indifferenti e ai profani della meteo. Un fenomeno cui noi previsori dobbiamo dunque riservare particolari risorse, dall'esperienza ad una particolare e accurata analisi dei vari carteggi.

Un errore che spesso si compie, magari per via del poco tempo a disposizione per portare a termine una previsione urgente (in sala previsioni raramente si hanno "tempi vuoti"), è quello di andare ad individuare le precipitazioni belle che pronte già elaborate dal modello. Questo procedimento mostra un prodotto finale, risultato di ulteriori approssimazioni e specifiche tarature del modello e non permette al previsore di comprendere il perchè dei fenomeni previsti al modello stesso e quindi può sfociare in una interpretazione errata degli stessi in fase di previsione.

Un modello, pur prezioso e raffinato gioiello a disposizione dei professionisti, simula l'atmosfera in modo un po' approssimativo: pensate che perfino nei modelli a scala locale, il passo di griglia, ovvero il reticolo entro il quale viene modellizata l'atmosfera, può essere insufficiente ad individuare una cella temporalesca in pieno sviluppo. Il fenomeno viene quindi sottostimato in potenza, poichè viene visto in "ritardo".

Viceversa alcune situazioni di instabilità a livello sinottico (e non locale), quindi individuate a mezzo modelli globali (vedi qui a fianco), possono venire modellizzate in modo abnorme e spalmate su diversi chilometri ininterrottamente. Questo affligge ancora una volta la prognosi, poichè le torri temporalesche sono sempre elementi distinti, ognuno con la sua storia e ognuno in un ben preciso stadio di sviluppo, ognuno con i suoi particolari fenomeni.

Ecco che in questo caso i modelli sovrastimano i temporali in estensione e le precipitazioni associate alla fine risulteranno in realtà ben più circoscritte e locali.

Quale rimedio porre allora? Qui, come dicevamo poc'anzi, sta all'esperienza del previsore, ma soprattutto sta allo stesso andare a scomporre i vari processi fisici modellizzati e mettere insieme le risultanze in via manuale ricomponendo il puzzle mentalmente. Ciò, oltre alla notevole esperienza e conoscenza dei processi fisici, richiede naturalmente molto più tempo e risorse, ma per contro avremo una previsione decisamente più accurata dove, tra l'altro, l'uomo dimostra di essere ancora superiore alla macchina.

 


Autore : Luca Angelini

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