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Minimo solare prolungato? Ecco cosa potrebbe accadere e cosa sta già accadendo (seconda parte)

Le oscillazioni dell'attività solare incidono sulla nostra atmosfera in modo determinante ma in stadi ben distinti con conseguenze immediate e future.

In primo piano - 3 Febbraio 2009, ore 12.09

Nella prima parte abbiamo visto come i cicli solari siano in grado di modificare i bilanci termici degli oceani. Abbiamo visto in particolare cosa accade con il ciclo dell'ENSO (Nino-Nina), con l'indice PDO (Oscillazione decennale delle temperature del Pacifico settentrionale) e con l'indice AMO (oscillazione multidecennale delle temperature dell'Atlantico). Avvicinandoci ora al nostro Continente ecco che lo scienziato canadese Theodor Landscheidt ci fa sapere che perfino la pressione atmosferica guidata dal noto indice NAO (la pressione atmosferica misurata ai due capi dell'Atlantico)presenta picchi o cavi d'onda che seguono rispettivamente il magnetismo ventennale del Sole. Ma allora per assistere ad un cambiamento climatico che ci porti fuori dal cosiddetto Global Warming occorre attendere decenni? Non esattamente. L'andamento dell'attività solare ha ripercussioni anche nell'immediato. L'attuale prolungato minimo ad esempio sta apportando sostanziali modifiche dell'assetto circolatorio generale dell'atmosfera. L'osservazione è corredata da numerosi studi a riguardo grazie ai quali siamo in grado di affermare che la presenza o meno di brillamenti solari può causare un aumento o una diminuzione delle radiazioni di tipo UV che giungono sul nostro Pianeta. Le variazioni dei raggi UV modificano l'assetto chimico della stratosfera e vanno di seguito a modificare anche la posizione degli anticicloni subtropicali. In fasi di massimo solare questi ultimi, legati alla nota circolazione schematica delle latitudini tropicali nota come "Cella di Hadley", tendono a espadersi invadendo anche le latitudini temperate. Per qusto motivo negli ultimi anni il Mediterraneo è stato molto spesso preda dell'alta pressione nord-africana. Viceversa in fasi di minimo la circolazione legata alla cella di Hadley si contrae e con essa anche la banda degli anticicloni subtropicali i quali arretrano permettendo l'ingresso delle perturbazioni atlantiche. In sostanza di fatto si abbassa la linea delle correnti occidentali delle medie latitudini nota agli addetti ai lavori come "storm tracks". Questo sta di fatto già accadendo anche sull'Italia con un mutato assetto precipitativo che ha visto il ritorno delle piogge atlantiche (e non solo) sulle nostre regioni settentrionali e una piovosità in qualche caso aumentata anche sulle altre regioni a causa dell'aumentata ciclogenesi sul Mediterraneo. Il Mare Nostrum infatti è spesso diventato sede di depressioni che si staccano dai flussi alantici e il cui sviluppo non viene più ostacolato dalle alte pressioni. Se non sono cambiamenti questi...

Autore : Luca Angelini

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