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Minimo solare prolungato? Ecco cosa potrebbe accadere e cosa sta già accadendo (prima parte)

Le oscillazioni dell'attività solare incidono sulla nostra atmosfera in modo determinante ma in stadi ben distinti con conseguenze immediate e future.

In primo piano - 3 Febbraio 2009, ore 10.38

Il Sole è ancora sprofondato nella sua beata pigrizia letargica. Anche se noi non ce ne accorgiamo, dato che l'energia globale irradiata è pressochè costante, la mancata attività maculare della nostra Stella si ripercuote in modo determinante sul nostro clima e sulle vicende atmosferiche. Ma se l'energia rimane quasi costante cos'è che influisce sul clima terrestre? Il campo magnetico solare. Quest'ultimo infatti si espande e si ritrae a seconda proprio delle varie fasi di attività massima o minima e causa reazioni immediate a livello dei processi di formazione delle nuvole. In altri termini, le varie oscillazioni periodiche che caratterizzano l'attività solare hanno ripercussioni a gittate differenti anche sul nostro clima. L'impatto sulle temperature globali ad esempio, necessita di tempi piuttosto lunghi affichè la Natura trovi nuovi equilibri e un nuovo assetto. Ciò significa che il minimo solare undecennale, il cosiddetto ciclo di Schwabe, non comporta una immediata discesa delle temperature. Lo stesso dicasi per il ciclo di Hale, ciclo che identifica la polarita delle macchie solari, polarità che si inverte circa ogni 22 anni. Ma allora come incidono i cicli solari a corto raggio sul nostro clima? Oltre alla già citata modifica alle caratteristiche nuvolose dell'atmosfera, vi sono altri processi dimostrati a mezzo di numerosi studi, che portano in relazione i due cicli solari citati con l'assetto delle temperature superficiali degli oceani. Gli oceani si riscaldano o si raffreddano a seconda dei cicli solari? Per inquadrare correttamente la questione e rimanere comunque su una terminologia semplice e comprensibile possiamo citare i risultati degli studi compiuti dall'Institute for Research of Solar Activity, capeggiati dal canadese Theodor Landscheidt. In modo particolare è emerso che il fenomeno di Nino e Nina (temperature del Pacifico equatoriale e grande motore della circolazione climatica globale) può essere messo in relazione con l'inversione del campo magnetico solare secondo il noto ciclo di Hale. Ogni 22 anni circa dunque, quando il ciclo è al minimo, le acque el Pacifico equatoriale risultano più fredde e prevale quindi il fenomeno della Nina. Una analoga relazione è stata appurata con le acque del Pacifico boreale (la cui temperatura è identificata dall'indice PDO), dove le relative temperature mostrano una oscillazione decennale in sintonia sia con il ciclo undecennale di Schwabe che con quello di 22 anni di Hale. Fatto curioso è che anche l'Atlantico sembra risentire di questa ciclicità decennale con il suo indice delle temperature noto come AMO (fine prima parte).

Autore : Luca Angelini

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