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MILANO cosa ti è successo? La metropoli è meteorologicamente irriconoscibile

La Milano delle nebbie, delle brinate, della neve e del freddo sembra quasi svanita.

In primo piano - 31 Gennaio 2004, ore 09.20

I giorni con gelo, neve, freddo ma soprattutto nebbia e brina, nel capoluogo lombardo ormai si contano sulle dita. Nell'immaginario collettivo del meridione ma anche di molte nazioni del centro-nord Europa, Milano viene invece ancora rappresentata immersa nella nebbia ma anche sommersa dalla neve, oltre che ovviamente dallo smog. Ebbene, solo un elemento è rimasto tristemente a farci compagnia: l'inquinamento, gli altri sembrano essersi volatilizzati. La nebbia fa sempre più fatica a guadagnare non solo il centro cittadino, ma anche gli ambienti periferici. Una brinata in città è ormai un evento, la neve qualche volta ci sorprende ancora ma sono più le occasioni con nevicate mancate che quelle in cui i fiocchi svolazzano allegramente tra le vie del centro. La bianca Milano di un tempo è dunque solo un ricordo; la neve che si ferma al suolo e tiene compagnia per settimane ai milanesi è un lontanissimo e sfuocato ricordo, e quei pochi eventi legati agli ultimi anni, ormai definiti bizzarri, vengono ricordati con nostalgia: si va col pensiero alla nevicata storica dell'85, alla neve del febbrazio del 91 che permase in effetti al suolo circa una settimana e a quella del dicembre 2001; certo vi sono stati episodi anche con quantitativi più abbondanti ma il marciapiede "stile russia" l'hanno saputo regalare solo questi eventi. Le altre fioccate sono state infatti subito cancellate da repentini aumenti termici con neve scomparsa totalmente in massimo 72 ore dall'evento. L'isola di calore sembra micidiale, anche se per la verità molte fabbriche non ci sono più, le aree verde sono state riqualificate, la crescita della città si è quasi arrestata, sono stati istituiti parchi agricoli ai bordi di periferia. Allora, cosa c'è che non quadra? Innanzitutto il cambio climatico generale, imputabile secondo gli scienziati in parte anche all'uomo, poi la mancanza di particelle di zolfo in sospensione che favorivano la formazione delle nebbie, oggi utilizziamo un carburante senza piombo, altrettanto velenoso di quello di prima, ma sicuramente meno "sporco". Proprio la chiusura delle fabbriche ha reso l'aria anche più trasparente e il sole può così picchiare incontrastato sul cemento e sugli edifici che si surriscaldano in un baleno. E poi il traffico pendolare: arrivato a livelli da suicidio, provate a sbagliare una strada su un'arteria principale nell'ora di punta e a tornare sui vostri passi, per riattraversare un viale ci si può mettere anche 30 minuti, e stiamo parlando di un solo viale, lungo quanto vuoi, ma di un viale cittadino. Come dimenticare poi i riscaldamenti accesi con addirittura 24-25°C in molte case dei milanesi in pieno inverno, finestre inevitabilmente aperte e calore che si disperde nell'ambiente. Incredibile notare quanto calore la città restituisca di notte: la temperatura la sera sembra inchiodata anche con il cielo sereno, anzi presenta picchi di aumento dopo il tramonto e la sua discesa è lentissima, tanto che solo all'alba si riescono a perdere 1-2°C con una certa rapidità. Infine i termometri: quella di Linate è ormai diventata una postazione ridicola, un fazzoletto verde incastrato in una gigantesca area parcheggio dell'aeroporto. Tale stazione rappresenta ormai un valore cittadino a tutti gli effetti. Se ci mettiamo poi la diminuzione della nebbia nella zona, ecco allora spiegata la differenza con i valori che si registravano solo qualche anno fa. Eh si, povera Milano, come ti hanno rovinato, come sembrano lontani i tempi del Gaber e del suo Giambellino...

Autore : Alessio Grosso

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