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Mezzo secolo di neve a Padova

Sintesi delle nevicate a Padova degli ultimi 50 anni, con qualche riflessione climatologica.

In primo piano - 15 Dicembre 2009, ore 09.34

L'inverno 2003/2004 ha costituito una piacevole sorpresa per gli amanti della neve. Le recenti nevicate di fine febbraio-primi di marzo a Padova arrivano dopo anni di totale assenza di questo fenomeno così affascinante e coinvolgente. Andando a ritroso nel tempo ricordo lo straordinario ma isolato episodio del 13 dicembre 2001 quando una goccia fredda in quota proveniente dai Balcani portò un pomeriggio nevoso su Padova. L'eccezionalità di quell'episodio non fu tanto legata alla quantità di neve caduta, invero piuttosto modesta, quanto al sensibile ed improvviso abbassamento termico che distese su tutti i terreni un sottile e pericolosissimo strato ghiacciato. Nei miei cinquant'anni mai ebbi modo di vedere un evento di questo tipo. Negli anni '90 la neve fu quasi del tutto assente dalla nostra città, a parte qualche episodio di scarsa rilevanza. Negli anni '80 si ebbero precipitazioni nevose un po' più consistenti, seppure non di molto, se si eccettua la straordinaria ondata di gelo con intense nevicate di metà gennaio 1985. Di quello storico periodo non parlerò perché esistono molti articoli che lo illustrano in dettaglio. Gli inverni degli anni '70 non furono molto ricchi di neve; forse solo qualche episodio in più, soprattutto nella prima metà. Molto nevosi furono gli anni '60 e, per quanto i miei ricordi siano molto labili, ancora di più quelli del decennio precedente. Venti, trenta, quaranta centimetri ma anche il mezzo metro non erano infrequenti. Spesso in quei lontani anni la neve arrivava assieme al vento da nord-est. Le bufere di neve erano abbastanza abituali; tradizionale quella che interessava puntualmente il Triveneto attorno al giorno di santo Stefano, chiamata appunto burrasca di Santo Stefano. Negli ultimi tre decenni le bufere sono quasi completamente scomparse dalle nostre zone; il vento di nord-est, quando soffia, porta sì temperature rigide, ma cielo spesso sereno (bora chiara). Nelle zone centrali e meridionali del versante adriatico questo vento secco e gelido incontra l'umidità del mare favorendo nevicate anche copiose ed a quote basse. In questo quadro s'inseriscono le novità dell'inverno 2003/2004, che sono sostanzialmente due, tra loro collegate: 1) la ricomparsa di venti freddi da nord-est associati a tempo perturbato (bora scura); 2.) la conversione della pioggia in neve dovuta evidentemente all'entrata di venti freddi. Tale conversione è un evento piuttosto raro negli ultimi trent'anni: a Padova la norma è il fenomeno contrario, cioè la neve che si converte in pioggia per il sopraggiungere di venti sciroccali e la contemporanea immissione nell'atmosfera del calore latente di sublimazione che può riscaldare sensibilmente l'atmosfera. Un'eccezione l'ho già segnalata: la nevicata del 13 dicembre 2001. Andando molto indietro nel tempo il 1° gennaio 1971, dopo una mattinata piovosa, il repentino rinforzo della tramontana portò una discreta nevicata. Anche le burrasche di Santo Stefano - già citate - spesso esordivano con la pioggia. Quello che ho detto per la neve si potrebbe anche ripetere per un'altra meteora ormai inconsueta e quasi del tutto assente dall'ambiente urbano: la brina. Fino a metà degli anni settanta la brina sopravviveva anche in pieno giorno e per più giorni consecutivi con accumuli consistenti sugli alberi, siepi e reti. La permanenza anche per una settimana o più di nebbie fitte abbinate a temperature sotto lo zero produceva paesaggi di grande suggestione. Talora il periodo nebbioso terminava con l'irrompere di venti freddi e tesi: si assisteva allora ad un turbinio di cristalli simili alla neve, ma con un cielo terso e sole splendente. Uniformandomi in modo poco originale alla moda imperante di proporre previsioni climatologiche, mi chiedo se le novità degli ultimi inverni indichino un cambio di tendenza. Ricordo che dopo la torrida estate del 2003 i soliti "esperti" avevano teorizzato chi un inverno molto caldo, chi uno molto rigido basandosi rispettivamente sulle teorie dell'inerzia climatica e su quello della contrapposizione. Penso che si possa realisticamente affermare che la "macchina del tempo" sia troppo sofisticata per poterne prevedere il suo comportamento a media-lunga scala. L'episodio interessante e anomalo può arrivare in qualsiasi momento e non è dovuto a particolari tendenze del clima bensì a contingenti situazioni bariche.

Autore : Remo Facchin

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