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Meteosat, ultime corse. Da settembre arriva la pensione

Dopo 22 anni di onorato servizio l'occhio dell'uomo sul suo pianeta sta per andare in pensione. Lo sostituirà da settembre l'Msg, un concentrato di tecnologie avveniristiche che promette grandi sorprese.

In primo piano - 27 Marzo 2001, ore 12.27

Sta per andare in pensione l'ormai leggendario satellite Meteosat, la stazione orbitante europea che grazie al suo occhio elettronico ha raccontato per più di vent'anni il tempo di ogni giorno in ogni angolo dell'Europa e dell'Africa. Lanciato dall'Esa (European Space Agency) il 23 novembre 1977, il primo dei sette Meteosat iniziò a dare i suoi frutti già dopo poche settimane, divenendo immediatamente operativo, fino al guasto del novembre '79. Buoni risultati dette anche il Meteosat 2, il suo successore portato in orbita nel 1981. Dopo il lancio del terzo Meteosat, tutte le competenze europee in materia satellitare passarono dall'Esa all'Eumetsat, la nuova organizzazione che dal 1987 ereditò per intero il programma dei Meteosat. Sotto il controllo dell'Eutelsat, a partire dal 1989 vennero lanciati i nuovi satelliti, tecnologicamente molto più avanzati dei precedenti. Il lancio del Meteosat 4 dal vettore Ariane, apriva infatti la strada ad un programma di 12 anni, distribuito sulla vita di quattro diverse stazioni orbitanti. Il settimo e ultimo satellite della serie, lanciato nel settembre 1997 e tuttora funzionante, ha dato ottimi risultati, ma in fatto di meteorologia satellitare il futuro si chiama ora «Second generation». «È una delle più grandi meraviglie tecnologiche mai realizzate nel settore delle telecomunicazioni», affermano orgogliosi i tecnici e i progettisti della piattaforma «dotata di caratteristiche a dir poco rivoluzionarie, sia dal punto di vista fisico che meteorologico in senso stretto. L'Msg, non è soltanto un concentrato di alta tecnologia ottica, ma anche il frutto di quasi dieci anni di ricerca nel campo delle trasmissioni satellitari e della trasmissione dell'informazione digitale, per la quale sono stati spesi non meno di mille miliardi». Nella campo della realizzazione di nuove apparecchiature satellitari, quella italiana è dunque una presenza sempre più attiva e specializzata. Un esempio è costituito dalla stazione satellitare della Telespazio, divenuta uno strumento strategico per il controllo del territorio, ma anche per altri scopi, tra i quali il monitoraggio dei movimenti delle zanzare in un'area di quasi mille chilometri quadrati nelle aree delle provincie di Alessandria e Vercelli. Un ruolo di primo piano l'Italia è riuscita a ricavarselo proprio all'interno della piattaforma Msg, che dalla fine dell'anno sostituirà gradualmente gli attuali Meteosat dopo oltre 22 anni di onorato servizio. Già da settembre (il lancio è previsto ai primi del mese) dovremo vedere le prime immagini. Esattamente come per i suoi predecessori, l'Msg è un satellite "geostazionario", che gravita cioè a 36 mila chilometri d'altezza seguendo passo dopo passo la rotazione terrestre, in modo da vedere (e fotografare) sempre la stessa faccia del pianeta. È costituito da un corpo cilindrico che ruoterà attorno al proprio asse per circa cento volte al minuto. Quasi una trottola insomma, alta due metri e mezzo, con un diametro di 3,2 e con un peso di oltre 600 chili, il triplo rispetto a quello del vecchio Meteosat. Da un punto di vista strettamente tecnico, rappresenta un grosso passo in avanti, perché oltre a dimezzare i tempi di ripetizione dell'immagine, che passeranno da 30 a 15 minuti, una volta lanciato riuscirà a fornire ai centri di terra una quantità di prodotti e di dati impensabili, almeno con i vecchi satelliti geostazionari. Tutto grazie al numero dei canali di trasmissione, che passeranno da 3 a 12, e al nuovo sistema digitale che sostituirà quello analogico, aumentando in modo esponenziale la possibilità dell'elaborazione delle informazioni. Si potrà così sapere tutto sui venti dominanti, sull'umidità e sulla pressione, sulla quantità dell'ozono sia al suolo che alle alte quote, sulle correnti a getto, sul tipo, sullo spessore e sulla temperatura delle nubi, nonché dell'aria e delle acque degli oceani in qualsiasi luogo della Terra, con margini d'errore inferiori al centesimo di grado, senza contare il notevole miglioramento della risoluzione delle immagini. Un gioiello tecnologico capace di leggere addirittura l'altezza delle onde degli oceani e di stabilire l'intensità della radiazione solare in un raggio di meno di un chilometro quadrato di superficie. Il passo in avanti sarà palese soprattutto sul piano strettamente previsionale a breve termine, nel campo delle previsioni meteo fino a 12 ore, ma in seguito anche a 24 e 48. Non a caso, ad aspettarsi molto da questo satellite sono proprio settori come il turismo e l'agricoltura. A confortare gli attuali utenti di immagini e servizi (amatori, scuole, università, aeroclub, centri ricerca ecc.) c'è un'altra buona notizia: si potrà accedere alle immagini e ai dati senza il pagamento di alcun canone. Le immagini ad alta risoluzione saranno tranquillamente visualizzabili anche in rete. Insomma, un satellite che non sbaglierà un colpo, un apparecchiatura semi-intelligente che non si limiterà più solo ad osservare il moto delle nubi dall'alto, ma avrà anzi un ruolo molto più attivo nella formulazione delle previsioni. Un vero monumento ad Arthur Clarke, il fisico che nel 1945 dimostrò che un oggetto messo in orbita circolare equatoriale ad un'altezza di 35.786 dalla Terra poteva compiere una rivoluzione completa ogni 24 ore, aprendo così la strada ad uno straordinario sviluppo economico, scientifico e culturale, che poteva fra l'altro consentire di comunicare velocemente anche con paesi privi di infrastrutture. Il futuro della tecnologia satellitare italiana non parla tuttavia solo il linguaggio delle previsioni meteo, visto che entro la fine del 2002 dovrà essere sostituito almeno il 40 per cento del nostro parco satelliti attualmente in orbita. Più che mai interessati da questo autentico «repulisti» della vecchia ferramenta spaziale, sono i settori delle telecomunicazioni e del monitoraggio ambientale. Tra i progetti più ambizioni c'è ad esempio il "Cosmo Skymed" dell'Agenzia spaziale italiana: grazie alle tecnologie di telerilevamento dell'Alenia-spazio, sette satelliti lavoreranno in sincronia per monitorare chilometro su chilometro la superficie del nostro paese. Il primo di questi satelliti dotati di sensori ottici ad altissima definizione sarà lanciato entro due anni, gli altri entro il 2004. Se l'operazione avrà successo l'Italia sarà in possesso della più avanzata serie europea di occhi elettronici spaziali. Scopo principe del programma di rilevamento è la massima pianificazione del territorio, dalla sua difesa allo studio di tutte le dinamiche fisiche e umane che avvengono in superficie mediante l'utilizzo di radar potentissimi, capaci di scandagliare ogni piccola ondulazione del terreno. Verranno così fornite analisi dettagliate sulla distribuzione delle colture agricole, elaborate mappe geografiche ad alta risoluzione, e sarà svolta un'efficace opera di prevenzione dei disastri naturali, dalle alluvioni agli smottamenti, fino al controllo della stabilità di ogni edificio.

Autore : Alessandro Azzoni

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