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METEOROLOGIA in breve: le isobare, i promontori, le inversioni termiche e tanto altro (DA STAMPARE e CONSERVARE sulla scrivania)

Piccola guida alla nozioni e ai termini più comuni usati in meteorologia.

In primo piano - 3 Novembre 2009, ore 15.00

Isobare: le isobare sono linee continue tracciate dai meteorologi sulle carte per collegare le località che presentano la medesima pressione atmosferica. La parola deriva dal greco e significa appunto "stessa pressione". Generalmente si tracciano queste linee per delle pressioni che differiscono tra loro di 5 hPa (ettopascal) o mb (millibar). Il tracciamento delle isobare mette in evidenza le zone di alta pressione, caratterizzate da tempo buono e scarsa ventilazione, e le zone di bassa pressione, dove invece si ritrovano nubi e piogge. Anticiclone: l'anticiclone è una massa d'aria in discesa che, perdendo quota, si comprime, si riscalda e prosciuga le nubi. D'estate l'anticiclone produce condizioni di tempo soleggiato e caldo. In inverno è spesso associato a condizioni nebbiose in pianura e a tempo soleggiato in montagna. Nell'emisfero boreale la circolazione dei venti all'interno degli anticicloni è oraria. Esistono diversi tipi di anticiclone: l'anticiclone delle Azzorre, che porta tempo soleggiato ma non molto caldo, quello africano, che porta forti ondate di caldo e quello russo-siberiano, che porta con sè intense ondate di freddo. Ultimamente però questo anticiclone non si propone quasi più sulla scena europea. Saccatura: la saccatura è il termine tecnico per definire l'allungamento delle isobare in una zona di bassa pressione. Essa assume la forma di U o V; alla sua presenza si associa un calo di pressione e dunque un peggioramento del tempo, giacchè è sede di corpi nuvolosi spesso compatti. Promontorio: il promontorio è l'estensione di un campo di alta pressione e sulla carta prende la forma di un cuneo o di una gobba; si associa ad un miglioramento del tempo che può però risultare di breve durata se non è accompagnato da uno spostamento più netto della zona di alta pressione nell'area geografica in esame. Inversione termica: Solitamente nella troposfera la temperatura diminuisce man mano che si sale di quota ma, nelle situazioni anticicloniche invernali, l'azione di compressione ed avvitamento dell'aria verso il basso determina un accumulo di aria fredda e pesante in pianura e nelle vallate, mentre in quota tende a ristagnare aria più mite e leggera. Si ha così la classica inversione termica: freddo al suolo, caldo in quota. L'alta pressione impedisce gli scambi termici verticali e l'aria fredda rimane intrappolata alle basse quote fintanto che la pressione non diminuirà, favorendo la risalita delle termiche, la rottura delle inversione, un rimescolamento delle masse d'aria e la formazione delle nubi. Zero termico: lo zero termico definisce la quota alla quale la temperatura dell'aria nell'atmosfera passa da valori positivi a valori negativi. Tale quota viene ricavata dai dati forniti dalle radiosonde che raggiungono la quota dei 30 km. E' molto utile per determinare il limite delle nevicate, che generalmente si colloca attorno 300-400 m al di sotto dello zero termico. Uno zero termico a quote superiori ai 3000 m indica tempo mite in quota con scarsa ventilazione: d'estate molto caldo alle quote inferiori, d'inverno possibile presenza di una inversione di temperatura con freddo nelle vallate. Sistema frontale: il sistema frontale è un corpo nuvoloso organizzato, collegato ad una zona di bassa pressione e composto da fronte caldo, fronte caldo e ramo occluso, (che rappresenta una fusione tra il fronte caldo ed il fronte freddo). Ad esso si accompagnano condizioni di tempo mediamente perturbato con piogge diffuse o nevicate (se la temperatura lo consente) al momento del passaggio del fronte caldo, seguite da una pausa e da una ripresa dei fenomeni in coincidenza del passaggio del fronte freddo che produrrà dei rovesci (acquazzoni) e anche dei temporali in primavera ed in estate. Dopo il passaggio del fronte freddo si ha generalmente una rotazione e un rinforzo del vento, un calo della temperatura ma anche un rapido miglioramento del tempo, a meno che non si abbia la sfortuna di dover fare i conti anche con il ramo occluso che riproporrà condizioni piovose o nevose. Jet stream: la corrente a getto (o jet stream) è una forte corrente atmosferica, piuttosto sottile, che si sviluppa lungo un asse quasi orizzontale intorno ai 10 km di altezza tra l'alta troposfera e la bassa stratosfera; è caratterizzata da venti forti che raggiungono almeno i 120 km/h. Le brusche e notevoli differenze di temperatura dell'atmosfera creano grandi differenze pressorie, alla corrente a getto spetta il difficile compito di colmare queste differenze. Il rallentamento del flusso del getto determina ondulazioni che sono all'origine della formazione di saccature e dunque di peggioramenti del tempo sul nostro Paese, al contrario una loro velocizzazione può determinare l'estensione di un campo di alta pressione alle nostre latitudini con tempo in prevalenza buono. Stau: il fenomeno dello stau, meglio noto come sbarramento, è strettamente legato al concetto di Favonio. Il fenomeno si verifica quando una corrente d'aria si trova a dover attraversare una catena montuosa, in altre parole allorquando una corrente d'aria investe perpendicolarmente un ostacolo piuttosto grande. Sul versante sopravento, la massa d'aria conserva le sue caratteristiche di umidità e temperatura, provocando annuvolamenti estesi e compatti con piogge o nevicate, a causa dell'ascesa forzata dell'aria contro il pendio, mentre superando il baluardo montuso assume le connotazioni di un vento burrascoso che provoca ampie schiarite, un calo del tasso di umidità e un generale aumento delle temperature. Questo vento è noto proprio come Favonio (vento favorevole ai germogli). Perchè si inneschi il Favonio è necessario che vi sia un discreto scarto barico tra i due versanti montuosi (almeno di 7-10 hPa). Il fenomeno dello stau provoca dunque molte precipitazioni sul versante esposto alla corrente d'aria umida e, se l'episodio si prolunga, si possono creare le condizioni anche per un episodio alluvionale. Il Favonio deve la sua bassa umdità, oltre che all'azione di compressione del vento nell'azione di caduta verso valle, anche e soprattutto alle precipitazioni sul versante sopravento. Infatti quando la massa d'aria supera la catena montuosa ha già scaricato gran parte del suo contenuto di umidità.

Autore : Alessio Grosso

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