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Ogni giorno ci arrivano molte domande e richieste di spiegazioni in Redazione. Oggi rispondiamo a tre di esse.

In primo piano - 6 Giugno 2003, ore 10.09

Le perturbazioni atlantiche in questo periodo latitano e le uniche possibilità di pioggia sono affidate ai temporali pomeridiani. Diversi lettori ci hanno chiesto: perché i temporali nel pomeriggio si originano sempre negli stessi posti? Se noi esaminiamo un rilievo montuoso nelle ore pomeridiane, quando il riscaldamento del sole risulta molto efficace, i suoi versanti, soprattutto quelli esposti a sud e ad ovest, si scaldano. In questo modo si ha la liberazione dal terreno delle cosiddette “termiche”, molto conosciute dagli amanti del parapendio, ma importanti anche per la genesi delle nubi temporalesche. Se l’aria risulta stabile, la loro risalita sarà in parte impedita, con la formazione al massimo di cumuli non minacciosi, i cosiddetti “cumuli di bel tempo”. Se, invece, l’aria risulta instabile, ad esempio per la presenza di aria più fredda alle quote superiori, questo movimento dal basso verso l’alto delle termiche verrà accentuato, con la formazione dei cumulonembi e possibili temporali. Naturalmente le termiche non si “staccano” da una zona vicina al mare o da una parete montuosa scarsamente colpita dai raggi solari, ma saranno più manifeste in presenza di forte riscaldamento e soprattutto dove i contrasti tra le masse d’aria risultano più evidenti, per esempio nel caso di rilievi piuttosto irregolari e con pochi alberi sui loro pendii. La presenza di bacini idrici o dighe più o meno grandi accentuano la tendenza alla creazione dei cumulonembi, perché tutto il vapore acqueo messo a disposizione viene convertito in nubi e precipitazioni. Se poi una zona risulta battuta per più pomeriggi da temporali, la massa d’acqua caduta il giorno precedente non riesce ad evaporare tutta durante la notte, ma in parte si conserva fino al nuovo giorno. In questo modo vi sarà una produzione di vapore acqueo anche a causa dell’evaporazione della pioggia caduta il giorno prima. Per tutti questi motivi i cumulonembi, forieri di temporali pomeridiani, sembrano nascere sempre negli stessi posti, anche se i loro “frutti” possono spostarsi in una o nell’altra direzione a seconda delle correnti dominanti. Un’altra domanda che ci perviene sovente in Redazione è la seguente: come mai nel periodo estivo, nonostante sia presente alta pressione, i temporali si formano lo stesso e possono essere talvolta violenti? C’è una sostanziale differenza tra la stabilità invernale e quella estiva. In inverno, difatti, sono le basse temperature stesse che stabilizzano l’aria e impediscono ai moti ascensionali di produrre nubi. Molto spesso in inverno, quando è presente un’alta pressione, si ha il fenomeno dell’inversione termica, con temperature paradossalmente più basse in prossimità del suolo piuttosto che in quota. Questo fatto, oltre che generare le nebbie, ostacola qualunque moto delle masse d’aria dal basso verso l’alto e le nubi, di conseguenza, non possono formarsi. In estate, invece, c’è il problema del riscaldamento del sole che genera energia per eventuali temporali. Se la massa d’aria risulta molto stabile, quindi con presenza di aria piuttosto calda in quota oltre che al suolo, i moti verticali sono scoraggiati e i temporali non si formano. Può sembrare strano, ma questa situazione risulta piuttosto rara in estate. Se, invece, in quota è presente aria un po’ più fredda (e basta davvero poco, viste le temperature del suolo molto alte!), ecco che subito si accentuano i moti convettivi dal basso, con creazione di temporali. La pressione può risultare anche elevata, ma la forza propulsiva dell’aria calda sottostante vince lo “schiacciamento” imposto dall’alta pressione e il temporale si forma lo stesso. La terza domanda riguarda invece lo stato del mare: spesso si presenta calmo al mattino e alla sera, mentre nelle ore centrali del giorno si increspa. Come mai succede questo? Il motivo è molto semplice: in regime di alta pressione, al mattino presto la terraferma ha grossomodo la stessa temperatura dell’acqua, o addirittura inferiore. Di conseguenza anche la pressione dell’aria sull’acqua e sulla terraferma risulta piuttosto uniforme. Questo non consente alcun movimento di masse d’aria e ciò si manifesta con una calma assoluta di vento. Calma di vento significa mare piatto e non increspato. Al più può essere presente una leggera brezza di terra, se l’acqua del mare ha già una temperatura piuttosto alta. A mano a mano che il sole sale sull’orizzonte, la terraferma tende a scaldarsi molto più in fretta rispetto all’acqua. Questo determina uno squilibrio barico, con la pressione che risulta più alta sul mare e più bassa sulla terraferma. Da qui nasce la brezza di mare, che tende ad intensificarsi con il maggiore riscaldamento del terreno; questo risulta massimo nel pomeriggio e di conseguenza anche la brezza di mare sarà più intensa in quelle ore. A maggiore ventilazione corrisponde un maggiore increspamento della superficie marina, che può presentare in qualche caso anche della piccole creste bianche. In serata, quanto il sole tramonta, la terraferma perde calore molto rapidamente ed eguaglia abbastanza in fretta la temperatura dell’acqua. In questo modo lo squilibrio barico tende ad appianarsi e la brezza di mare si calma, con conseguente ri-appiattimento della superficie marina.

Autore : Paolo Bonino

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