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Mediterraneo in balia dell'Atlantico, e lunedì cala anche la quota neve in montagna

Sequela di perturbazioni sull'Italia almeno fino a martedì 23 febbraio. Infiltrazioni di aria temporaneamente più fredda potranno determinare un calo del limite delle nevicate nella giornata tra domenica sera e lunedì sia sulle Alpi che in Appennino.

In primo piano - 18 Febbraio 2010, ore 10.40

Catena di montaggio atlantica a tutto gas. La situazione generale mostra carattere di persistenza a causa di due fattori determinanti: da una parte la cronica debolezza del vortice polare, ben individuato a un indice AO sempre su valori negativi. Dall'altra il generale abbassamento delle cosiddette "storm tracks", ossia dei flussi perturbati legati alla corrente a getto, sotto il 40 parallelo. Le ondulazioni che si producono lungo tale fiume d'aria d'alta quota si snodano pertanto proprio all'altezza del Mediterraneo trasformandolo in una sorta di "Gran Bretagna del sud". Il tipo di tempo che vivremo da qui fino almeno a martedì 23 febbraio non differirà infatti molto da quello grigio, piovoso e ventoso ma non freddo che solitamente si vive sulle Isole Britanniche in questa stagione e in diversi altri momenti dell'anno. In questa sede vogliamo focalizzare in ordine di tempo giustappunto l'ultima perturbazione del lungo treno nuvoloso che sfilerà sulla passerella italica: il doppio fronte che giungerà sul nostro Paese tra lunedì 22 e martedì 23 febbraio. Alimentata da uno strappo del getto e da una divergenza in quota dovuta anche alla curvatura ciclonica dello stesso in transito sulla verticale dei nostri mari di ponente, la perturbazione farà il suo esordio già nella notte su lunedì, iniziando con il nord. Su quelle regioni essa troverà aria abbastanza fredda negli strati medio-bassi, aria che la struttura depressionaria stessa aveva provveduto a reclamare quale avamposto del suo arrivo. Lunedì ne risulteranno quindi precipitazioni nevose anche di un certo spessore lungo tutto l'arco alpino fino a quote poste intorno a 700-800 metri, ma localmente fino in collina come nel caso del Piemonte, in successivo rialzo fin verso i 1000-1200 metri. Inizialmente anche l'Appennino centrale fino al tratto campano potrà tornare a sbiancarsi, ma solo oltre i 1400-1500 metri e con limite in ulteriore rialzo nel corso della giornata, sotto la spinta dei venti di Libeccio. In giornata tutte le nostre regioni verranno coinvolte dai rovesci, anche se quelle esposte verso l'Adriatico potrebbero risentire di una parziale ombra pluviometrica e ricevere dunque fenomeni più disorgnizzati e complessivamente meno consistenti. Prima di sera tendono a liberarsi le Isole Maggiori, ma già in nottata la seconda trance della perturbazione affronterà il nord ripetendo inizialmente la medesima traiettoria della precedente. Unica variante, il fatto che essa martedì si concentrerà maggiormente al nord-est, sulle nostre regioni centrali e su quelle meridionali tirreniche. Il corpo nuvoloso inoltre troverà aria già scaldata dal passaggio perturbato antecedente talchè le quote neve saranno relegate a livelli di partenza un po' più alti, sia sulle Alpi che in Appennino e collocabili rispettivamente intorno a 1200 e a 1800 metri. Il trafilamento di aria più fredda potrebbe comunque recare nevicate a quote più basse lungo la cresta delle Alpi. Altrove saranno pioggia e vento a fare notizia; il Libeccio che potrebbe sferzare con insistenza la Sardegna e le coste tirreniche dove non si esclude anche la possibilità di qualche locale mareggiata, mentre sui settori occidentali dell'Isola non si esclude la possibilità di qualche colpo di tuono. Un clima particolarmente mite all'estremo sud chiude il quadro di questa ennesima due giorni di tempo convulso di fine inverno.

Autore : Luca Angelini

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