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Marzo 1971, storia di una ondata di gelo (prima parte)

Alle soglie della primavera l'inverno propose una prestazione record mai più rivissuta dal nostro Paese in quel periodo dell'anno. Alle temperature da record del freddo si aggiunsero copiose nevicate da nord a sud. Imbiancate anche Roma e Palermo

In primo piano - 13 Febbraio 2010, ore 09.46

Il salto tra febbraio e marzo in quel lontano 1971 non segnò l'approssimarsi di una primavera imminente ma un deciso passo indietro verso l'inverno più crudo. Lo sfondamento dell'aria gelida parti direttamente dal Circolo Polare Artico e puntò dritto dritto verso il Mediterraneo centrale ponendosi come obiettivo nientemeno che la nostra Sicilia. Il gelo si impadroni velocemente dell'Europa piombando come una furia anche sullo Stivale, già proiettato mentalmente verso i primi tepori primaverili. Non ci volle molto per capire che il grande nord faceva sul serio: il 1° marzo la colonnina di mercurio alla stazione della funivia di punta Rocca in Marmolada, tra Veneto e Trentino, scese a ben -29°C, mentre al Passo del Pordoi si giunse a -23°C e a quello del Falzarego a -21°C. La neve, dopo una breve spruzzata su Cesena e Rimini, fece la sua copiosa comparsa su Marche, Abruzzo e Molise, comprese le città di Pesaro e Ancona. L'Umbria inanellò una serie di record termici negativi culminati con i -10° rilevati nei dintorni di Terni mentre, proseguendo verso sud, fu ancora la neve a fare notizia. Imbiancati i trulli nel brindisino, mentre i fiocchi scesero anche a Enna e Caltanissetta imbiancando copiosamente i circostanti rilievi siciliani. Tra il 2 e il 6 in quel gelido esordio di marzo la colata gelida prosegui imperterrita la sua folle corsa sulla Penisola imbiancando a più riprese anche Pescara, Bari, Foggia e perfino Palermo dove l'ultimo episodio nevoso risaliva a dieci anni prima. Ancora record negativi su tutti i nostri rilievi ma il record del freddo passò dal Trentino all'Abruzzo, dove a Rocca di Mezzo (L'Aquila) il termometro fermò la sua discesa a -23°C. Un fitto e insidioso nevischio rese impraticabili molte strade di Milano, mentre la coltre bianca ricopri anche Genova e La Spezia. Il persistere del maltempo mise presto in crisi molte città del centro-sud: a Chieti le strade furono ricoperte da 15 centimetri di neve fresca, 20 centimetri toccarono ad Avellino e a Foggia. Ma è a Roma che si verificò l'evento senz'altro più rilevante. Dopo un primo assaggio avvenuto la sera del 2 marzo, i Romani si addormentarono la sera del 5 senza nemmeno immaginare come avrebbero ritrovato la città al loro risveglio...

Autore : Luca Angelini

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