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Mare troppo caldo. Quali conseguenze per il futuro?

Indubbiamente le temperature dei nostri mari sono superiori ai valori normali del periodo. Dobbiamo preoccuparci o è solo una normale oscillazione che non comporterà conseguenze nei prossimi mesi?

In primo piano - 11 Giugno 2003, ore 09.58

Dopo un inverno molto freddo, caratterizzato dalla prevalenza di correnti nord-orientali, la primavera si è presentata molto avara di precipitazioni, soprattutto sul nord Italia. Il sole ha quasi sempre dominato la scena e addirittura dai primi giorni del mese di maggio anche le temperature si sono impennate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Dopo un mese di temperature mediamente al di sopra delle medie del periodo, congiunte ad un soleggiamento molto forte, il mare ha immagazzinato calore e adesso presenta un’anomalia positiva di diversi gradi. L’anomalia riguarda soprattutto il Mar Ligure, l’alto Tirreno, l’alto Adriatico e lo Stretto di Sicilia. In questi settori la temperatura che si registra attualmente sulla superficie marina è paragonabile a quella che si dovrebbe registrare alla fine del mese di luglio. Tutto ciò cosa comporta? Per il momento assolutamente nulla, se si eccettua una maggiore irregolarità nel regime delle brezze, che risultano poco rinfrescanti e molto più deboli del normale. Non succederà nulla fin tanto che le condizioni del tempo rimarranno improntate ad una generale stabilità, dovuta al permanere di strutture di alta pressione sul Mediterraneo. In seguito, invece, cosa potrebbe capitare? Difficile dirlo. Sta di fatto che tutto il calore immagazzinato in questo periodo, potrebbe determinare un’esaltazione dei fenomeni alla prima infiltrazione di aria più fredda o al primo transito perturbato. Non dimentichiamoci che il calore è energia e l’energia non si distrugge, ma si converte. Di conseguenza l’energia termica accumulata in questi mesi potrebbe essere convertita in energia meccanica, che si presenta a noi con fenomeni meteorologici anche intensi. Il mare come una bomba pronta ad esplodere? Probabilmente sì, ma non dimentichiamoci che anche il più potente degli ordigni non esplode se ad esso non è collegata una miccia accesa. Se il prossimo autunno fosse governato dal flusso zonale atlantico, con perturbazioni in rapida sequenza, allora il rischio di fenomeni molto intensi per la nostra Penisola potrebbe sussistere. Se invece i mesi autunnali si dovessero comportare come nel 2001, ovvero con la prevalenza di correnti secche settentrionali, il mare potrebbe perdere calore lentamente, senza convertirlo in energia meccanica. In questo caso ci ritroveremo a dicembre con il mare completamente raffreddato e scarico, senza che nulla sia capitato. Quindi, in buona sostanza, sarà la circolazione atmosferica a decidere se l’anomalia presente sui nostri mari potrebbe avere delle ripercussioni oppure no, nel corso del prossimo autunno. Sta di fatto che le correnti atlantiche non potranno rimanere bloccate in eterno e prima o poi torneranno a farsi sentire sulla nostra Penisola. Bisognerà vedere solo quando questo accadrà…

Autore : Paolo Bonino

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