Scrivi una località, una regione o una nazione per ottenerne le previsioni del tempo
Località Data aggiornamento Quantità neve Impianti
MeteoLive NEWSLeggi tutte le news ›

Maggiore Guidi: "Arriva la Niña, ma cos'è?"

Due fratelli dal carattere opposto: El Niño e la Niña.

In primo piano - 13 Marzo 2006, ore 11.06

La notizia è di questi giorni, la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), ha ufficialmente dichiarato che sull’Oceano Pacifico si stanno verificando le condizioni tipiche della transizione da una fase di riscaldamento delle acque di superficie, nota come “El Niño”, ad una fase di raffreddamento, nota come “La Niña”. L’origine etimologica di questi eventi risale all’esperienza delle popolazioni costiere dell’America Latina che riscontrando un aumento di temperatura dell’acqua ed una forte diminuzione della pescosità dell’oceano durante il mese di dicembre, avevano associato queste variazioni apparentemente cicliche al periodo natalizio, ossia all’avvento del “bambinello”, appunto “El Niño”. Si tratta di due eventi climatici con caratteristiche opposte, che prendono origine dalle variazioni di pressione atmosferica, temperatura e soprattutto temperatura di superficie dell’Oceano Pacifico Intertropicale, ovvero di parte del più grande specchio d’acqua della terra, esteso dalle coste dell’America del Sud alle coste dell’Australia e dell’Indonesia. Queste variazioni vengono definite come ENSO, ossia El Niño Southern Oscillation, e rappresentano nel loro complesso un eccellente esempio di interazione tra gli oceani e l’atmosfera ed i loro effetti sul clima. In condizioni normali, la pressione atmosferica è bassa sulle coste dell’Indonesia e alta sulle coste del Cile e del Perù; ciò innesca un movimento d’aria da est verso ovest che si concretizza negli Alisei, ossia i venti permanenti tipici delle fasce tropicali. Questa ventilazione alimenta anche le correnti oceaniche di superficie, accumulando acqua con temperatura più elevata sul Pacifico occidentale e più bassa sul Pacifico orientale. Una prima e apparentemente incredibile conseguenza di questa circolazione marina la troviamo nel livello delle acque, che, a causa dell’espansione termica, è di alcune decine di centimetri più alto sulle coste dell’Indonesia rispetto alle coste dell’America del sud. Ma un’altra importantissima conseguenza è il cosiddetto fenomeno di “upwelling”, ovvero la risalita di acque profonde e fredde verso la superficie sulle coste del Perù che godono quindi di eccellenti doti di pescosità, proprio per questo continuo rinnovo di sostanze nutritive. Quando la differenza di pressione atmosferica tende a diminuire i venti Alisei si attenuano o addirittura cessano di soffiare, per cui si verifica un accumulo di acqua più calda in superficie sul pacifico centro orientale; questo riscaldamento è definito come El Niño, mentre la fase opposta, è definita come La Niña. Sono eventi che possono persistere rispettivamente per 9-12 mesi nella fase calda e per 1-3 anni nella fase fredda, e si ripetono ciclicamente, ma non regolarmente, con una cadenza che varia dai 2 ai 7 anni. L’impatto ambientale, sociale ed economico di queste variazioni è enorme. Nella fase calda -l’ultima ed anche la più intensa mai misurata è stata nel 1997/98- si riscontra un forte aumento di precipitazioni alluvionali sulle coste dell’America del Sud in contrapposizione ad una forte siccità in Australia ed in Indonesia. Per cui oltre al verificarsi di eventi meteorologici estremi si aggiungono gravi conseguenze ambientali e sociali, per l’esplodere di epidemie, carestie e incendi in zone del pianeta che sono, di fatto, già a rischio per scarso sviluppo. Anche l’occorrenza e l’intensità dei Cicloni Tropicali risente dell’alternanza di fasi fredde e calde. In aumento in Atlantico nella prima e nel Pacifico nella seconda; a tal riguardo è bene ricordare che la passata stagione degli uragani ha provocato enormi disastri, ed il perdurare della fase fredda appena iniziata potrebbe prospettare una stagione davvero difficile per l’atlantico subtropicale. L’influenza sul clima Europeo è meno accentuata, tuttavia è stato notato che durante una fase calda tendono ad aumentare le perturbazioni invernali e quindi le precipitazioni sull’Europa centro-orientale, mentre durante una fase fredda si susseguono periodi più o meno siccitosi sull’Europa sud-occidentale. Non mi addentrerò su questi aspetti, già esaurientemente trattati sulle pagine di Meteolive, ma è innegabile che quest’inverno –lo confermano i dati riferiti al gennaio scorso- ci sia stata una forte diminuzione delle precipitazioni sull’Europa sud-occidentale, che ha pesantemente coinvolto anche l'estremo nord-ovest Italiano. Attualmente vengono impiegate molte risorse per migliorare la predicibilità del verificarsi di fasi fredde e fasi calde; ad esempio, l’attuale fase fredda era stata prevista dai climatologi della NOAA già molte settimane or sono. Le implicazioni positive della previsione di eventi atmosferici estremi quali le alluvioni e le siccità sono facilmente immaginabili, tuttavia occorre valutare un ulteriore elemento di indeterminazione in grado di rallentare il miglioramento delle capacità di previsione, ossia l’impatto del processo di Global Warming sulla ciclicità ed intensità delle variazioni climatiche su larga scala. Allo stato attuale non essendo del tutto chiare le ragioni del verificarsi di queste variazioni, risulta difficile individuare un eventuale impatto sulle stesse dell’aumento dell’effetto serra; se non sono da escludere collegamenti tra fenomeni che di fatto riguardano tutti il clima del pianeta, è tuttavia ancora presto per dare una risposta completa a questo interrogativo. Un’ultima curiosità per gli amici di Meteolive: la variazione d’intensità dei venti alisei durante la fase calda, implica anche un impercettibile alterazione della velocità di rotazione della Terra, -perché varia la forza d’attrito-, con conseguente variazione del tempo astronomico (siamo nell’ordine dei millisecondi). Per fare in modo che ogni giorno il sole transiti sul meridiano di Greenwich con uno scarto non superiore a 0,9 secondi sulle 12:00 si apportano correzioni al tempo coordinato ufficiale (UTC) attraverso l’impiego di orologi atomici, che funzionando in base alla frequenza di risonanza degli atomi di cesio sono, di fatto, estremamente più precisi, per cui, tutti a rimettere l’orologio!

Autore : Maggiore Guido Guidi, Aeronautica militare

Questa pagina: Stampa Invia Favoriti | Condividi: Altro
Webcam
Vedi tutte
Satellite
Immagini e foto dal satellite

Immagini dal satellite

Guarda le ultime immagini inviate dal satellite Meteosat 8, da 36.000 km di altezza.

Visualizza
Editoriali
Leggi tutti
Newsletter

Iscriviti subito!

Scrivi la tua email

Ogni giorno riceverai le nostre previsioni meteorologiche direttamente nella tua casella e-mail!

Info Viabilità
Leggi tutti
Dal FORUM
Vai al forum