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Macchie solari al top dal 1950 al 2009: ora forte calo...

Il mondo non si scalda più dal 1998: dipenderà dal sole?

In primo piano - 19 Agosto 2014, ore 10.39

Alcuni mesi fa, quando la situazione nel Pacifico equatoriale ha iniziato a cambiare gettando le basi per un nuovo El Niño, che però ora stenta a decollare, parecchi ‘esperti’ di clima che cambia sono tornati a parlare di riscaldamento globale. Già, perché è cosa nota che gli eventi caldi che arrivano più o meno randomicamente sulle acque dell’oceano più grande del mondo portano al rilascio di grandi quantità di calore verso l’atmosfera, lasciando un segno sempre o quasi riconoscibile nelle serie di temperatura.

Non a caso, quello che alcuni dataset riportano come l’anno più caldo di sempre è il 1998, cioè proprio quando c’era un El Niño super.

Poco importa che si tratti di variazioni di breve periodo e che comunque abbiano accertata origine naturale, quel che conta o conterebbe, è che la temperatura torni a salire, perché difficilmente sarà possibile continuare ancora per molto a parlare di clima che cambia perchè il mondo si scalda se questo non si scalda più, come ormai accade più o meno proprio a partire dal 1998.

Ma, dicono sempre in molti, non solo El Niño (e la sua contropartita fredda, la Niña) sono eventi climatici relativamente recenti, ma in un mondo più caldo è probabile che questi siano sempre più intensi, soprattutto per quel che attiene alla fase calda, naturalmente.

Capita quindi a fagiolo, in questa strana estate 2014 in cui di caldo ne abbiamo in effetti sentito pochino almeno sin qui, la pubblicazione di un interessante nuovo paper su Science in cui, studiando una serie di dati di prossimità con precisione e definizione temporale senza precedenti, sono state ricostruite le oscillazioni dell’ENSO (indice che racchiude entrambe le fasi) fino a circa 10.000 anni fa (anche qui).

Guarda il caso l’ENSO, quindi sia El Niño che La Niña, sono oggi come sono sempre stati, pur avendo avuto nel tempo diverse oscillazioni in positivo e in negativo di cui naturalmente non si conosce la causa ma si possono solo fare delle ipotesi. Tra queste, per ovvi motivi, non compare quella antropica, ma sembra piuttosto ben gettonata sebbene non univoca l’attività solare.

Qui cascano gli asini, al plurale perché sono parecchi quelli che stanno ancora alla finestra a tifare per un redivivo global warming causato dal prossimo El Niño. E’ infatti di fresca pubblicazione un altro studio molto recente, in cui sempre facendo ricorso a dati di prossimità, è stata ricostruita l’attività solare degli ulltimi 3.000 anni. Secondo la loro ricostruzione, il Sole avrebbe tre distinte modalità di ‘funzionamento’. Normale, minima e massima, con quest’ultima più incerta per la lunghezza della serie.

E qual è stato, sempre secondo loro il periodo di più intensa attività solare degli ultimi 3.000 anni? Neanche a farlo apposta l’ultimo, cioè quello che già molta altra letteratura ha definito Solar Grand Maximum e che è durato dal 1950 al 2009, fino a subito prima cioè che il Sole piombasse nella quiete dell’attuale ciclo solare. Un evento unico nella serie, un periodo in cui l’attività solare, espressa attraverso il numero delle macchie solari è stata più intensa che mai.

Ora, va bene che siamo apprendisti climatici e pendiamo dalle labbra di chi ne sa molto più di noi, ma pensiamoci un attimo. Il Sole è l’unica fonte di energia di cui il sistema dispone. Dal Sole dipendono le stagioni come il tempo di tutti i giorni, come le temperature del giorno e della notte. Possibile mai che un evento unico in una serie lunga 3.000 anni non abbia avuto alcun ruolo nell’aumento delle temperature degli ultimi decenni del secolo scorso e che questo sia invece da attribuire tutto all’attività umana? Mi dispiace ma non ci credo. Chi sa, se può, ci aiuti a rifiutare l’ipotesi nulla.

A cura di www.climatemonitor.it


Autore : Guido Guidi (www.cllimatemonitor.it)

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