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Ma nel DESERTO...piove?

Quello che forse non vi hanno mai detto sui deserti.

In primo piano - 24 Maggio 2016, ore 09.57

Le regioni desertiche (aride) e steppiche (semiaride) del mondo coprono circa 42 milioni di kilometri quadrati, quasi il 30% della superficie terrestre emersa.

Sommando la superficie dei maggiori deserti si nota che da soli occupano un chilometro quadrato su sette della superficie terrestre.

I deserti sono aree caratterizzate da precipitazioni scarse ed estremamente irregolari; ad esempio nel Sahara, il deserto più esteso, la media delle precipitazioni non arriva a 2 mm/anno (per confronto, a Roma la media annua è di 700-800 mm/anno; a Milano è di circa 900 mm/anno).

Le rare piogge hanno un regime altamente irregolare e sono concentrate in periodi brevissimi: sono violenti acquazzoni localizzati, che il suolo riarso assorbe rapidamente, dopo un brevissimo scorrimento.

Le alture con brusche rotture di pendio, le pareti a picco dei canyon e le superfici ricoperte da ciottoli o sabbia di un deserto contrastano nettamente con le alture arrotondate e i pendii ondulati delle regioni più umide.

A prima vista sembrerebbe che il paesaggio desertico sia modellato da forze differenti da quelle che operano nelle regioni dove l'acqua è più abbondante. Anche se le differenze tra i due tipi di paesaggio sono notevoli, esse non sono dovute a processi diversi, ma sono effetti diversi degli stessi processi, che operano in condizioni climatriche difformi.

Dal fatto che la maggior parte dei detriti che ricoprono la superficie dei deserti è costituita da frammenti di minerali e rocce inalterati, si conclude che, rispetto alle regioni umide, nelle regioni aride i processi di alterazione meccanica prevalgono nei confronti di quelli di alterazione chimica.

In effetti nelle regioni aride, qualunque processo di alterazione chimica delle rocce è molto ridotto, per la mancanza di umidità e per la scarsezza di acidi organici prodotti dalla decomposizione dei residui vegetali.

Una caratteristica importante dei deserti è che la maggior parte dei corsi d'acqua che vi si formano sono piccoli e si estinguono prima di raggiungere il mare; in genere, nei deserti, la falda acquifera è molto al di sotto della superficie, per cui ben pochi corsi d'acqua possono attingere ad essa; senza un costante rifornimento, l'evaporazione impoverisce rapidamente il corso d'acqua, e l'acqua residua si infiltra nel terreno.

I pochi corsi d'acqua permanenti che attraversano regioni aride, come il fiume Colorado o il Nilo, hanno origine fuori dal deserto, per lo più su montagne dove l'acqua è più abbondante.

In tali casi il rifornimento d'acqua deve essere sufficiente a compensare le perdite che si hanno lungo il tratto di percorso nel deserto.

Per esempio, dopo aver lasciato le regioni piovose da cui nasce, il Nilo attraversa quasi 2000 Km di Sahara senza ricevere neanche un affluente. Solo a sud di Assuan il fiume è alimentato da una falda artesiana, le cui acque arrivano con percorso sotterraneo dal massiccio del Tibesti.

Per la maggior parte del tempo i corsi d'acqua del deserto, come già accennato, sono asciutti. Tuttavia, quando arrivano i rari ma violenti acquazzoni, cade in breve tempo talmente tanta acqua che non riesce ad infiltrarsi tutta.

Dato che la copertura vegetale è rada, il ruscellamento è in pratica senza ostacoli e, quindi, rapido, e dà spesso origine a improvvise inondazioni sul fondo delle valli.

Tali inondazioni sono diverse da quelle che si hanno nelle regioni umide: un'inondazione di un grande fiume, come il Po, può impiegare più giorni a raggiungere il suo massimo, per poi recedere lentamente; le inondazioni in un deserto arrivano invece improvvise a altrettanto rapidamente decrescono.


Autore : Alessio Grosso

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