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Ma che fine ha fatto il global warming?

I dati a nostra disposizione sembrano smentire la sensazione oramai diffusa di un global warming sempre più invadente e foriero di catastrofi.

In primo piano - 18 Agosto 2010, ore 06.10

 

Al polo nord c’è un caldo pazzesco e la banchisa si sta sciogliendo, la Groenlandia sta perdendo pezzi di ghiaccio, la Russia è avvolta dal caldo e dalle fiamme, il Pakistan sta vivendo un dramma senza precedenti a causa delle alluvioni, ma anche se dicessimo che la banchisa antartica è su livelli record e che le ondate di caldo come quelle di freddo anche persistenti in certe zone sono dovute alle oscillazioni delle onde planetarie di Rossby, sarà sempre e comunque colpa del global warming.

In effetti non si può non rimanere colpiti e scioccati quando il clima ha a che fare con perdite di vite umane se non addirittura con vere e proprie catastrofi umanitarie.

Lo stesso dicasi per gli uragani, terremoti, eruzioni vulcaniche, tsunami, frane ed altro ancora.

Ma è anche vero che l’uomo e prima di lui tutte le forme viventi che lo hanno preceduto nella filogenesi biologica, hanno sempre dovuto confrontarsi con l’ambiente e gli eventi naturali avversi, se ci pensiamo bene sono proprio i cambiamenti dell’ambiente a dettare l’evoluzione biologica ed in fondo è proprio grazie a loro se oggi siamo qui al posto dei dinosauri che invece hanno dominato il mondo per centinaia di milioni di anni.

Solo l’altro giorno (inizio secolo scorso) eravamo si e no un miliardo e mezzo di persone sulla faccia della terra, ora andiamo per i sette miliardi. Solo l’altro giorno eravamo pochi fortunati a goderci spensierati le abbondanti risorse che madre natura ci ha gentilmente offerto, ora altri miliardi di persone cominciano giustamente a reclamare la loro parte. Solo l’altro giorno non sapevamo niente di che cosa succedeva nel resto del mondo, ora lo sviluppo tecnologico e la globalizzazione ci permettono di essere cittadini del mondo.
 

Oggi inoltre quella fetta fortunata di umanità della quale facciamo parte anche noi è oramai così completamente accecata ed intontita nel proprio microcosmo dominato dall’andamento dell’economia, dal profitto ad ogni costo, dal caldo e dalle file in autostrada, dal superenalotto, dai grandi fratelli, dalla chirurgia estetica che deturpa anche il corpo di menti probabilmente già andate, da perdersi inevitabilmente di fronte a quello che di grave succede nel mondo e anche a casa nostra.

È logico poi che la stampa, la politica, ed i furbi di ogni genere troveranno sempre terreno fertile per compiere le proprie “missioni”, se la gente non ha più la voglia o la capacità di riflettere e di capire.
Non bisogna mai dimenticare invece la nostra radice di esseri biologici, noi siamo il prodotto di un’evoluzione biologica iniziata qualche miliardo di anni fa con le prime cellule procarioti evolutesi in un ambiente totalmente ostile, siamo natura, siamo parte di essa.

La storia della terra, che seppur con estrema difficoltà e approssimazione cominciamo un po’ a decifrare ci insegna che l’ambiente, il clima, gli ecosistemi, sono cambiati di continuo sul nostro pianeta a volte ripresentando condizioni simili seguendo dei cicli più o meno regolari sia sul lungo periodo (vedi grandi glaciazioni e periodi interglaciali) che su periodi brevi, della durata di qualche centinaio di anni e forse come recentemente ipotizzato anche di qualche decina d’anni.

Veramente siamo ancora così ingenui da pensare che tutte le distruzioni e versamenti di sangue conseguenti ad eventi meteoclimatici estremi siano causati soltanto dal clima impazzito?
E’ in effetti prassi comune associare il verificarsi di eventi meteorologici estremi e non solo, all’incalzante riscaldamento globale, quasi come se quest’ultimo fosse diventato un comodo “capro espiatorio” buono per tutte le occasioni.

Ma andiamo allora come sempre a guardare i dati ufficiali messi a disposizione dalla comunità scientifica internazionale, anche se c’è da dire che l’affidabilità di tali dati risulta ancor oggi per tutta una serie di motivi tutt’altro che comprovata.

Ora da una analisi dei dati emerge che il riscaldamento attuale iniziato in modo deciso dal 1977, si è finora praticamente consumato totalmente entro l’anno 1998.

Vorrei ora riportare i dati delle anomalie di temperatura globale registrati negli ultimi anni in modo che tutti si possano fare un’idea:
2001 +0,48°C
2002 +0,56°C
2003 +0,55°C
2004 +0,48°C
2005 +0,62°C
2006 +0,54°C
2007 +0,57°C
2008 +0,43°C
2009 +0,57°C

Per inciso il 1998 aveva fatto registrare un’anomalia di +0,56.
I dati riportati sono estrapolati dalle serie storiche elaborate dal GISS (Goddard Institute for Space Studies) della NASA e riguardano l’anomalia di temperatura ricavata dalla combinazione di stazioni meteo terrestri e superficie marina (SST) e sono calcolati sulla media 1951-1980.

Serie storiche elaborate dagli altri principali istituti di ricerca forniscono più o meno le stesse informazioni.
Risultato?
Nessun aumento tendenziale negli ultimi 9-12 anni.

Ma non si sono scritte pagine intere e consumati fiumi di parole sul fatto che il 2009 è stato il secondo anno più caldo di sempre, così come l’ultimo decennio il più caldo in assoluto?

Si è vero, per il decennio siamo d’accordo, ma ci interessa poco, perché ora l’importante è individuare e capire il trend in atto, per quanto riguarda l’anno più caldo o il secondo o il terzo che sia, ci interessa ancora meno visto che siamo ben consapevoli che i centesimi di grado in questo contesto contano poco, visto che anche l’ente GISS stesso specifica giustamente il margine di errore, che in questo caso è pari ad un decimo di grado.

E il 2010?
Il 2010 con l’aggiornamento di luglio è al momento l’anno più caldo, seppur di qualche solito centesimo di grado, ma c’è da notare che dopo un massimo di anomalia positiva fatto registrare a marzo alla fine di un episodio di Nino notevole, ora le temperature mensili stanno gradualmente scendendo complice anche il fatto di una Nina già presente, pronta a raffreddare opportunamente le acque superficiali del Pacifico equatoriale nei prossimi mesi.
 


Autore : Fabio Vomiero

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