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Lotta ai cambiamenti climatici; oggi un tavolo prestigioso

A L’Aquila si incontrano i grandi della terra per discutere sulle emergenze globali; il clima è considerato una di queste, la prima in ordine di apparizione.

In primo piano - 8 Luglio 2009, ore 12.10

Gli 8 grandi della terra si riuniscono ancora, e ancora una volta le emergenze globali sono il loro piatto preferito; non che la cucina abruzzese non sia all’altezza, ma il tavolo dei colloqui è già farcito da innumerevoli pietanze e tanta è la carne a cuocere, soprattutto quando si parla di clima. Nel menu compaiono anche la crisi economica, la fame nel mondo, il problema energetico le esuberanze nucleari dei paesi “canaglia”; ma su tutti campeggia la lotta ai cambiamenti climatici. Sarà perché è fresco il ricordo del precedente summit di Siracusa del G8 sull’ambiente; sarà perché dicembre si avvicina e l’attesa Conferenza di Copenaghen sul clima incombe; o sarà forse semplicemente perché il clima, così come il prezzemolo, entra nella ricetta o formula velenosa di tutti i problemi mondiali? Il pacchetto legislativo predisposto dall’UE nella conferenza di Poznan (dicembre 2008) prende proprio il nome di “pacchetto clima-energia”; come se le due realtà fossero inestricabilmente collegate e dipendessero una dall’altra. Ci credono gli ambientalisti sfegatati, ma anche quelli ai quali dell’ambiente non importa un bel niente. Al posto del trattino, noi leggiamo “inquinamento”; loro invece leggono CO2 o politiche energetiche a seconda dello schieramento cui appartengono. La stessa UE, così come verrà confermato dal G8 nella sua politica energetica sempre in vista di Copenaghen – o Hopenaghen, come ribattezzata da invidiabili ottimisti – riacciuffando per i capelli il protocollo di Kyoto, prevede un abbattimento delle emissioni di CO2 del 50% entro il 2050. Lo slogan potrebbe essere “Fifty-Fifty”; così come gli accordi tra politica ed economia, paesi produttori e consumatori, tra chi è in via di sviluppo e chi in via di degrado. Eppure tutte le emergenze globali sono alla loro portata; tutte, non ultima la crisi finanziaria, sono umanamente affrontabili e superabili; ma gli uomini più importanti del pianeta decidono di parlare di cambiamenti climatici e delle misure da adottare per contrastarli. Il rischio è che facciano i conti senza l’oste (tanto per rimanere nella metafora del pranzo) e per di più pagano anche al posto di altri. Già perché le emergenze globali non sono targate solo G8; anzi le responsabilità maggiori alloggiano in altri paesi veramente “canaglia”, di quelli che istituiscono un ministero per l’ambiente dopo che qualcuno si è rifiutato di correre la maratona per eccessivo inquinamento dell’aria. Ma la gente che ci vive se ne sarà accorta? Quello si che è un cambiamento climatico. Altri fanno buon viso a cattivo gioco: la Spagna allunga la vita delle sue centrali nucleari; l’Australia continua a bruciare carbon fossile per la sua energia, il Sudafrica liquefarà il carbone cinese per produrre petrolio (altrimenti mondiali 2010 a rischio black-out); il Brasile ammicca alla produzione di bio-carburanti di seconda generazione, dalla cellulosa e non più dalle colture; l’India vede crescere la domanda interna di energia del 6-7% all’anno e non ha ancora deciso come rispondere; il Portogallo, causa crisi, rinuncia a molti progetti sulle energie alternative. La lista potrebbe continuare, fino a raggiungere i 9/10 della popolazione mondiale; quelli per i quali la differenza tra un pannello solare e una stufa a carbone è la stessa che c’è tra un’aragosta e una zuppa di riso. In poche parole rischia di passare solo come un “lusso”. Insomma G7, G8, G14 o G20, alla fine ognuno fa il “proprio” in casa sua, e così come dopo Kyoto si cominciarono a vendere le “indulgenze” dei gas-serra ai paesi disperati, pagandole per di più con i loro debiti; strategie simili verranno adottate anche in futuro, malgrado Copenaghen e Co. Ci chiediamo infatti se nell’Agenda del XXI secolo (la famosa Agenda 21 che scaturì nell’ambito dell’ONU nel 1989) c’era scritto della crisi economica e finanziaria; probabilmente no. Chi poteva immaginare scenari simili in economia e finanza? Qualcuno in realtà l’aveva detto, ma bollato come uccello del malaugurio, Cassandra dell’ultima ora. Eppure facendo un po’ di conti (i truffatori se li sono fatti bene), era quasi tutto prevedibile. Oggi tutti gridano alla catastrofe climatica, invocano scenari apocalittici e si affannano a cercare soluzioni politiche, economiche ed energetiche, ma vi assicuriamo che nessuno sa e crediamo saprà anche nei prossimi anni dove ci porterà il clima, o meglio come cambierà. Nessuno però contesta questa gente o li taccia di malaugurio; pochi cercano di richiamare le coscienze alle vere emergenze globali: sovrappopolazione, inquinamento, malattie, fame, diritti umani… Aggiungiamo L’Aquila alla lunga lista delle buone intenzioni, tra cui ricordiamo: Stoccolma 1972; Belgrado 1975; Ginevra 1979; Mosca 1987; Rio de Janeiro 1992; Kyoto 1997; Bali 2007; Siracusa 2008 e centinaia di altri eventi (Forse non ci crederete, ma da oggi al 10 novembre sono in calendario oltre 60 incontri, conferenze e vertici che hanno come argomento di punta il clima; tra questi 2 si terranno in Italia) di cui è lastricato il sentiero dei grandi di questo nostro tempo; nel frattempo guardiamo al clima con maggiore bonarietà, curiosità e rispetto. I nostri mali non vengono dal cielo!

Autore : Giuseppe Tito

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