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Lode a te Padre Cemento

Calpestare la natura significa minarne gli equilibri.

In primo piano - 21 Novembre 2011, ore 09.23

Cosa ne sarà della nostra vita? Della vita delle future generazioni? Che ne sarà del nostro Pianeta, come sta rispondendo alle nostre sollecitazioni? Si guarda preoccupati ad un futuro in cui sarà sempre più difficile sperimentare scenari tranquilli.

Sovrappopolazione, inquinamento, cambiamenti climatici, guerre, sono tutti anelli della stessa catena a cui siamo legati, una catena che potrebbe improvvisamente spezzarsi. La natura non è nostra amica, nè nostra nemica, ma corre sul nostro stesso binario e non abbiamo il diritto di pestarle i piedi. Senza la natura la vita dell'uomo non avrebbe più alcun senso.

Calpestare la natura significa minarne gli equilibri e indirettamente minare la nostra salute. Allergie, forme neoplastiche, malattie cardiovascolari, polmonari da sempre hanno fatto parte della storia dell'uomo ma la rivoluzione industriale e il processo di inurbamento hanno esaltato e reso più aggressive tutte queste patologie. 

La gente comune pare rassegnata a farsi avvelenare lentamente dalla camera a gas che si è costruita. Particolato, benzene, biossido d'azoto, biossido di zolfo, diossina, mercurio, piombo, cosa finisce nell'aria, nei nostri campi, e dunque nei nostri piatti, nei nostri stomaci, senza dimenticare i rifiuti gettati in mare, le discariche a cielo aperto, gli ecomostri. E cosa dire delle deiezioni animali disseminate ovunque per le strade delle nostre città.

Ma che razza di educazione abbiamo ricevuto, che rispetto abbiamo per noi stessi, per il nostro prossimo. Siamo tutti ambientalisti a parole, ma lontani anni luce dalla vera capacità di amare l'ambiente, un ambiente vissuto da animali urbanizzati. Del resto il cemento ci ha accompagnato da bambini a scuola, ci ha seguito al lavoro, dalla fidanzata, ci aspetta ancora oggi paziente, ogni volta che usciamo di casa.

E' vero: ci si lamenta della mancanza di verde, ma di fronte ad una iniziativa che ci costringe anche solo ad un piccolo sacrificio, difendiamo Padre Cemento e i suoi comandamenti. Un esempio ci arriva da Milano: Elvira, ristoratrice, insieme al compagno Federico, davanti al loro esercizio, hanno provato a riappropiarsi della natura, a farla rispuntare dal cemento, a tener lontani i veleni delle auto dai marciapiedi.

Invece l'iniziativa è stata accolta con indifferenza ed ostilità da buona parte della popolazione residente, che l'ha letta come una sottrazione di posti auto e ha manifestato il suo dissenso in modo anche prepotente, con intimidazioni e minacce, salvo poi accorgersi di averci guadagnato. E non poco. Ovunque riesca ad emergere infatti, il verde valorizza la città, e dovrebbe costituire un elemento insostituibile dell'arredo urbano.

Il parcheggio si troverà qualche metro più avanti, dove resta peraltro forte il contrasto tra quei pochi metri di giardino e la processione di auto infilate a perdifiato in mezzo agli alberi tra il marciapiede e la strada. Ogni metro di verde in più forse non ci salverà dal cancro, ma farà bene alla nostra psiche.

I dati drammatici diffusi sulla mortalità infantile causati dall'inquinamento dovrebbe spingerci sempre più a rifiutare con forza una vita in mezzo al cemento, ma per fare grandi scelte, per scappare dalla città (ma anche dalla provincia dormitorio), occorrono grande coraggio e probabilmente anche grandi mezzi economici.
 


Autore : Alessio Grosso

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