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Lo scienziato perbene

Che bravo quello scienziato, che persona perbene! Ma cosa intendiamo con questa parola? Che significato ha nell'Italia di oggi?

In primo piano - 19 Aprile 2013, ore 07.37

"Esiste ancora l’uomo perbene? Esiste ancora l’uomo che rispetta le code agli sportelli, vuol pagare le tasse, si lamenta ma segue le regole, non smania pur di apparire in un talk show televisivo e non gode nel fregare il prossimo?” Se lo chiede il direttore di Oggi, Umberto Brindani, nel suo libro “elogio dell’uomo perbene”. Interessante questo passaggio: oggi i vocabolari definiscono l’uomo perbene come «conforme alle norme dell’onestà e della rettitudine», ma «spesso in modo esteriore e convenzionale».

Come se perfino gli studiosi della lingua si fossero assuefatti e preferissero eliminare quest’aggettivo in quanto desueto, improbabile, anacronistico. Eppure perbene c’è tanta, tantissima gente. Uomini e donne che non fingono affatto e che vivono nell’anonimato la propria esistenza alla ricerca di un valore troppo spesso non riconosciuto: la normalità”.

Già, essere normali, non è facile oggi essere normali. Dietro l’angolo, se sei una figura professionale esposta, c’è sempre la caduta di stile, la frase e la parola da non dire, la battuta da non fare, la polemica che non paga, come se si dovesse rinnegare di essere uomini, con tutti i propri limiti, piuttosto dei modelli, dei burattini che salgono su un palcoscenico e devono seguire un copione, che non vada mai sopra le righe, che diventi davvero un esempio etico al quale compararsi e nel quale bisogna rientrare per non essere considerati devianti, salvo poi scoprire che devianti lo siamo diventati da un pezzo, che l'educazione e lo stile dei nostri nonni è lontana anni luce.

In questo c’è tutta la necessità dell’apparire e del non essere della nostra epoca, così si giustifica quella definizione del vocabolario e in quella convenzionalità si riassume tutto il presunto rigore che pretendiamo dagli uomini che occupano i posti di potere, senza preoccuparci di quello che c’è dietro, nel momento in cui scendono dal palcoscenico, dalla ribalta.

Su quello si finge di non vedere, non interessa. Quando intervistano i vicini di quartiere di un pluriomicida famigliare, ascoltiamo quasi sempre commenti del tipo: “era una persona perbene, tutta dedita alla famiglia, portava i figli al parco, faceva la spesa, salutava, mai una parola fuori posto”. Ecco, qui c’è la sintesi del nostro tempo. Meno male che il dizionario non assolutizza e usa il termine “spesso”, lasciando spazio alla speranza che ci sia gente veramente perbene, anche dietro le quinte, gente vera, normale, che non recita.

E lo scienziato perbene esiste? Crediamo di si. Ma cosa intendiamo con quel perbene? L’uomo di scienza è colui che ragiona con la propria testa, che non sposa il pensiero di colleghi solo per ottenerne un tornaconto economico e di carriera, che non pensa di avere la verità in tasca, che rispetta le divergenze d’opinione in merito ai più svariati argomenti, che non critica per invidia il collega, che non ritiene di essere il più bravo e preparato,  che non ostenta la sua cultura alla gente meno preparata di lui, ma è anche colui che si sforza di trasmettere il suo sapere al prossimo con semplicità ed umiltà, che non vive di sola scienza, ma che prova a completare il proprio percorso di vita con un’esperienza affettiva, magari con prole, che lo renda più umano.

L’uomo di scienza non è solo il grande saggio immerso nei suoi studi o nel suo laboratorio,  è un uomo che cerca di contribuire con la sua preparazione al progresso della società, senza trasformare la scienza unicamente in una macchina per fare soldi, senza sfruttare l’ignoranza del prossimo per accumularli.
 
 


Autore : Alessio Grosso

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