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Le scie chimiche: verità o pura invenzione?

Secondo una ricerca gli aerei ad alta quota rilascerebbero, fra le altre cose, sostanze inquinanti nocive per la salute umana.

In primo piano - 11 Febbraio 2004, ore 12.24

Quante volte guardando il cielo abbiamo osservato le candide scie lasciate da un aereo di passaggio, scie talvolta immerse in un mare di cirri alti e sfilacciati? Probabilmente tutti noi abbiamo vissuto questa esperienza almeno una volta nella vita, magari senza dare importanza alla loro presenza. Ebbene, una ricerca gestita da autorevoli enti legati all’Aeronautica Statunitense e da alcuni ricercatori, è giunta ad una conclusione inquietante: quelle scie sarebbero composte da sostanze chimiche nocive, che addirittura con il passare del tempo e l’accumulo eccessivo ad alte quote, tendono a riversarsi lentamente verso il suolo, portando conseguenze preoccupanti, come vere e proprie malattie in alcune zone del mondo, in certi casi manifestatesi con sintomi letali! I dubbi riguardo a questa conclusione sono però molteplici: innanzitutto è chiaro che gli aerei rilasciano sostanze chimiche in atmosfera attraverso i loro scarichi, tuttavia la loro quantità in rapporto alla massa atmosferica è talmente bassa che la loro dispersione è da ritenersi più che probabile. Per fare un paragone basterebbe pensare che in occasione delle eruzioni vulcaniche più devastanti vengono immesse nell’aria alle alte quote (fino a 15-20 km di altezza) tonnellate e tonnellate di polveri in gran parte tossiche per l’uomo (mentre un aereo scarica nell’aria solo qualche chilogrammo di composti chimici); nonostante questo, dopo pochi mesi non ci sono più tracce dell’eruzione in alta troposfera ed in stratosfera. Le polveri saranno quindi ricadute al suolo? Probabile, ma solo in piccola parte, e distribuendosi uniformemente su vaste porzioni del globo in concentrazioni esigue; allora è più convincente e logico pensare che tutto il materiale espulso durante l’eruzione sia rimasto in sospensione, si sia disperso in questo enorme “contenitore” quale è la nostra atmosfera. E’ intuitivo però fare un altro paragone, quello con l’inquinamento dell’aria nelle grandi città, dovuto soprattutto agli scarichi delle autovetture; in tal caso ci troviamo comunque in presenza di un traffico molto più sostenuto rispetto a quello aereo, ma soprattutto in un ambiente totalmente diverso, nel quale i gas che compongono l’aria hanno una concentrazione molto più elevata. Ci sono comunque altre conclusioni riguardanti la ricerca che non quadrano: il riferimento diretto alle scie aeree che vediamo in cielo non è propriamente accettabile; difatti è più semplice pensare che la formazione delle scie sia attribuibile al rapido brinamento (ossia solidificazione in cristalli di ghiaccio) del poco vapore acqueo presente alle alte quote, a causa del repentino aumento della temperatura provocato dall’azione dei motori dell’aereo. A questo punto bisognerebbe tener conto anche di alcune considerazioni termodinamiche, per cercare di capire se le polveri espulse dall’aereo hanno o no un “peso” nella formazione dei cristalli di ghiaccio, grazie al loro ruolo di “nuclei” attorno ai quali i cristalli stessi possono agevolmente formarsi; tuttavia in ogni caso si tornerebbe al discorso precedente, quello riguardante la rapida dispersione delle polveri in atmosfera. Insomma le incongruenze riguardo le conclusioni tratte da questa ricerca sono veramente tante, e non stiamo ad elencarle tutte per non annoiarvi; siamo allora di fronte a “manovre” il cui scopo è avere un impatto rilevante sull’economia? Non sta a noi dirlo, il nostro obiettivo è solo quello di evidenziare le possibili sviste occorse nell’ambito della ricerca qui discussa. Possiamo quindi rassicurarvi, invitandovi a continuare ad osservare le scie degli aerei, nelle loro evoluzioni più curiose, senza dovervi preoccupare che un giorno questo gesto possa portare conseguenze alla vostra salute.

Autore : Redazione

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