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Le Alpi potrebbero battere il record nevoso del 51?

Grandi piogge in pianura, grande NEVE in montagna. L'inverno attuale presenta diverse analogie con quello che fu il comportamento dell'atmosfera durante l'inverno 1950-1951 quando, analogamente ad oggi, su alcuni settori alpini l'accumulo del manto nevoso raggiunse oltre 10 metri di altezza. Riusciremo anche quest'anno a superare un simile valore?

In primo piano - 7 Febbraio 2014, ore 13.30

La neve ed il freddo a quote pianeggianti, sono i grandi assenti dell'inverno attuale, una mancanza probabilmente destinata a perdurare sino alla conclusione della stagione. La particolare situazione atmosferica che viviamo ormai da diverse settimane, risulta "figlia" di un pattern sinottico che presenta buone chances di persistere anche durante la prima metà della primavera. Comportamento tipico di molti inverni caratterizzati dalla mancanza di freddo, è quello di presentare all'appello ingenti quantità di neve sui settori alpini. Il manto nevoso oltee i 1200-1400 metri di altitudine si presenta molto abbondante, mentre al di sotto di tale quota la copertura nevosa decresce rapidamente sino a sparire del tutto nel giro di brevi distanze.

Sotto certi punti di vista, l'inverno attuale ricorda molto alcune delle dinamiche accorse durante le stagioni degli anni 70', caratterizzate da un flusso ondulato oceanico che convogliava, allora come oggi, trenini di perturbazioni atlantiche in rapida sucessione sul territorio italiano. La persistenza di una simile circolazione in ambito europeo e mediterraneo sta determinando un notevole surplus precipitativo che va in qualche modo a compensare quello che è il deficit termico imposto dalla stagione attuale. La pioggia cade abbondante sulle pianure ed a bassa quota, i settori alpini sono invece sommersi di neve.

Parlando di accumuli nevosi: abbiamo deciso di pubblicare i dati di alcune delle aree alpine ove risultano più eclatanti le quantità di neve portate dalle frequenti fasi precipitative che hanno caratterizzato questo inverno. Siamo consci del fatto che questa situazione andrà assumendo caratteri di ulteriore eccezionalità. Su diverse località, in previsione di ulteriori precipitazioni, la neve sarà destinata ad aumentare ancora.

Su alcuni settori veneti e friulani gli accumuli raggiungono proprio in questi giorni, picchi massimi sino a 6 metri.

Ecco alcuni dei più rilevanti accumuli di neve misurati lunedì 3 febbraio su alcune stazioni sciistiche alpine:

Ponte di Legno (BS): min 80 - max 500 Farinosa 03/02/2014
Zoldo Alto (BL): min 150 - max 400 Compatta 03/02/2014
Sella Nevea (UD): min 125 - max 540 Farinosa 06/02/2014
Passo del Tonale (BS): min 80 - max 500 Farinosa 03/02/2014
San Martino di Castrozza (Trento): min 200 - max 430 Compatta 03/02/2014
Temu (BS): min 80 - max 550 Farinosa - rilevato in data
06/02/2014

Nell'annata invernale 1950-1951, analogamente a quanto sta avvenendo quest'anno, la situazione atmosferica su scala europea fu dominata quasi interamente dall'ingerenza ciclonica portata dalle correnti umide ed instabili di origine atlantica. Nel complesso l'anno invernale fu molto mite soprattutto nelle pianure dove la neve si presentò solo occasionalmente e le temperature medie segnarono importanti scarti positivi superiori alla media. Fu tuttavia un anno eccezionale per i settori alpini; a fine stagione la quantità di neve riuscì addirittura a raggiungere i 10-12 metri di spessore, stabilendo così un record sino ad oggi imbattuto.

L'anno 2013-2014 riuscirà ad infrangere questo primato?

Su questo aspetto, Meteolive vuole manifestare un cauto ottimismo.  I numeri per raggiungere simili accumuli di neve entro la fine della stagione ci sarebbero tutti, ma la strada da percorrere per battere un simile record, resta ancora tanta. A tal proposito, un ruolo altrettanto importante sarà rivestito dal comportamento della stagione primaverile, notoriamente uno dei periodi stagionali più favorevoli alle abbondanti nevicate sulle quote alpine.



Autore : William Demasi

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