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LAST MINUTE...per l'isola che c'è ma non c'è: PITCAIRN, l'isola degli "ammutinati del Bounty"

Pitcairn si trova nell’Oceano Pacifico, a 5.300 chilometri a est della Nuova Zelanda.

In primo piano - 30 Dicembre 2008, ore 10.19

Quarantaquattro persone. Sull’isola di Pitcairn vivono quarantaquattro persone. E quando un posto è così piccolo e vi abita così poca gente, anche una nascita e un decesso rischiano di scombussolare la comunità e di sicuro fanno notizia. Quindi, a meno che ultimamente non sia nato o morto qualcuno, gli abitanti dell’isola di Pitcairn dovrebbero essere quarantaquattro. Tutti, o quasi, sono discendenti degli ammutinati del Bounty, sfuggono all’albero genealogico il pastore e il maestro di scuola. Raggiungere l'isola non è facile, come non è facile per gli abitanti dell’isola mantenere un contatto con il resto del mondo. Non c’è un porto, la posta arriva a malapena ogni due mesi, e c’è un solo telefono satellitare. Ci si affida alle navi crociera di passaggio da cui scende qualche turista curioso di vedere che faccia hanno i pronipoti degli ammutinati, e alle navi da trasporto che arrivano per lo più dalla Nuova Zelanda e che scaricano cibi e materiale necessario per la sopravvivenza. Eppure, vivere su un’isola così costa. Costa molto. Costa soprattutto alla Gran Bretagna – sotto la cui amministrazione si trova Pitcairn - che a un certo punto si è stancata di far pagare a prezzi ridotti l’elettricità agli isolani e ha cominciato a pretendere qualche soldo in più. Il fatto però che soldi, tra le poche case di Pitcairn, non ne girano. Quel che si riesce a racimolare deriva dalla vendita ai turisti di qualche prodotto confezionato a mano e dei francobolli (sembra che abbiano anche un certo valore tra i collezionisti). Nulla di più. Il problema elettricità ha fatto sì però che venisse affrontato, in qualche modo, il problema della sopravvivenza. E un risultato c’è stato, almeno a livello progettuale. Se la Gran Bretagna, che amministra l’isola attraverso una commissione che ha sede in Nuova Zelanda, ha cercato di tirarsi indietro, si è fatto invece avanti un consorzio neozelandese, il Wellsey Pacific, che ha presentato una proposta miliardaria: trasformare l’isola in un paradiso turistico. Due aeroporti (uno a Pitcairn, l’altro nella vicina isoletta di Oeno), un albergo con massimo trenta stanze (turismo sì, ma pur sempre esclusivo) e soprattutto il dieci per cento degli introiti alla piccola comunità dei discendenti di Fletcher Christian e i suoi compagni. Il progetto agli isolani piace. Un po’ meno alle associazioni ambientaliste che temono un’invasione di vacanzieri in questo arcipelago rimasto incontaminato per duecento anni. Scheda tecnica Nome: Pitcairn Islands (l’arcipelago comprende Pitcairn, Oeno, Henderson, Ducie) Area: 450 ettari Popolazione: 44 Capitale: Adamstown Origine: polinesiani ed europei Religione: Chiesa Avventista del Settimo Giorno Lingua: inglese (ufficiale); dialetto anglo-tahitiano Moneta: dollaro neozelandese Governo: dipendenza britannica Capo dello Stato: Regina Elisabetta II Governatore: Martin Williams Principali occupazioni: agricoltura e pesca Principali fonti di guadagno: manifatture e francobolli postali Mesi migliori: luglio e agosto Porti: sull’isola non ci sono porti, c’è solo un punto di approdo chiamato Bounty Bay Collegamenti: non ci sono collegamenti regolari. Tre o quattro volte l’anno vi arrivano navi container dalla Nuova Zelanda, dagli Stati Uniti e dalle Indie Occidentali. A volte al largo dell’isola si fermano le navi crociera di passaggio Permessi: per visitare l’isola è necessario richiedere un permesso che è valido per sei mesi Alberghi: non ci sono alberghi, le case sono tutte di proprietà privata

Autore : Report Alessio Grosso

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