Scrivi una località, una regione o una nazione per ottenerne le previsioni del tempo
Località Data aggiornamento Quantità neve Impianti
MeteoLive NEWSLeggi tutte le news ›

La tragedia del GLENO (BG): il Vajont dimenticato, documento ECCEZIONALE!

MeteoLive, dopo aver ricordato i tragici eventi seguiti al parziale crollo della Diga del Gleno nel dicembre del 1923, grazie alla collaborazione del sito www.scalve.it, vi presenta le cronache dei giornali dell'epoca, giorni luttuosi per la Val di Scalve ma anche per tutta la nazione. E' chiaro che in qualche articolo troverete il sapore della propaganda fascista, ma questo non scalfisce minimamente il grande valore di questi documenti di ricostruzione storica.

In primo piano - 7 Aprile 2017, ore 15.50

Di fronte ad una società sempre più votata ai vizi e al consumismo, proponiamo la dignitosa miseria di questa povera gente, così duramente colpita sia economicamente che affettivamente.

Meditate e se volete recitate una prece affinché certe tragedie non abbiano a ripetersi in futuro.

Corriere della Sera 05 dicembre 1923 Fra le rovine del disastro del Gleno
Dezzo, 1 dicembre, notte. I valligiani che salgono da Dezzo verso il Gleno tornano mormorando:”Non c'è più la nostra valle. C'è un paese nuovo”. Sono stupefatti, si sentono stranieri in casa loro. Rivedono le loro vecchie case inquadrate da una nuova cornice.
L'occhio dell'estraneo cerca e fissa lo spettacolo del dolore umano, conta le vittime, penetra nelle case fatte grigie dalla poltiglia; ma non soffre per lo strazio inflitto alla natura. Il montanaro, che ha perduto case, parenti e bestiame, sente anche questo dolore.
 
Sotto Dezzo la vallata si allarga per ricevere il torrente Povo che scende dalla valle di Gleno riversandosi nel torrente Dezzo, che scende dalla Val di Scalve. Il piano della conca è tutto ricoperto da una coltre compatta, bruna, quasi levigata di fango; è una crosta solida, alta un metro, che ricopre e livella i sassi del fondo e sulla quale si posano centinaia di tronchi d'albero strappati dai fianchi della valle del Gleno.

Un basso sperone, a tratti e rocce sfioranti, chiude l'entrata della valle di Gleno e lascia solo uno stretto passaggio attraverso il quale scorreva cantando il torrente. La valanga vorticosa e furiosa scendendo entrò nel passaggio e scavalcò il bastione naturale, che è ora tutto cosparso di fango, di massi, di detriti. Paesaggi irriconoscibili
Davanti a Bueggio lo spettacolo è tristissimo. Poco sotto il paese c'erano un molino e una centrale elettrica. Nessuna traccia esiste dei due fabbricati. Un cumulo di pietre segna le loro rovine. Sulla riva sinistra i sostegni di ferro della linea aerea sono disarticolati e contorti come fili d'erba. Fra i cumuli di sassi, i primi accorsi da Vilminore hanno praticato un passaggio che attraversa la nuova valle scavata dalle acque, e con scale e tavole e si sono interpicati a Bueggio. Da questo gruppo di case, piccola frazione di Vilminore, lo sguardo si alza verso la gola del Gleno.

L'acqua, che scendeva riunita in una grossa vena fra i prati, scivola ora su enormi lastroni di roccia messi a nudo.

Bueggio, com'è noto, fu il primo paese che vide giungere e subì l'urto della colonna liquida, tumultuosa e ruggente entro le strette pareti che la contenevano. La chiesa, il cimitero e una casetta, che erano i più vicini all'orlo della valle, furono strappati di schianto. Del cimitero rimangono le tombe, della Chiesa, non vi sono che un gradino e le lastre del pavimento.

Fra le pietre diverte volarono via due corpi umani: quello di un giovane che era salito sul campanile per regolare l'orologio e quello di una ragazza che stava pregando nella chiesa. In un baleno tutte le case furono colmate di fango. Qualche fuggiasco stramazzò nella corsa e fu divorato. In un cascinale entro la valle stava un contadino con dodici capi di bestiame: casa, uomo e animali furono travolti insieme. Mentre le squadre di operai svuotano le case dal fango, i pochi abitanti della frazione guardano verso l'alto e chiedono ai radi visitatori che cosa resti ancora”lassù”nel piano di Gleno, della diga fatale. Che cosa resta dell'impianto Lassù salgono ogni giorno piccole comitive di tecnici e qualche operaio.

L'alta muraglia formava un leggero arco teso fra due massicce pareti di roccia che si fronteggiavano a 180 metri di distanza. Davanti una fitta serie di piloni guardava la valle, dietro si appoggiava ai piloni una successione di grossissime volte cilindriche. Sopra i piloni si rincorrevano gli archi. L'opera industriale non mancava di solennità architettonica. Un enorme vuoto di 70 metri interrompe ora la curva.

Dal lato destro due piloni si appoggiano alla montagna, ancora intatti. La vasta ferita è stata netta: il fianco del pilone superstite è liscio e mostra le striature regolari del cemento armato. Dal lato opposto, presso il quale avvenne il primo crollo, una mezza volta è ancora in piedi, e alcuni grossi brandelli di cemento pendono dal suo fianco, trattenuti da armature di ferro. L'altro pilone che le fiancheggia è screpolato largamente.

Dall'Eco di Bergamo di martedì 4 dicembre 1923
Il miracolo del salvataggio del Parroco di Bueggio
Il Parroco don Rota - ch'è stato trasportato oggi all'ospedale di Bergamo a mezzo dell'autolettiga dell'Assistenza Pubblica - è stato travolto come la chiesa ed è un mistero come si sia salvato, perché mentre il cimitero, il campanile e la chiesa precipitarono nella voragine aperta dal cataclisma, il Parroco fu trovato sui margini proprio di questa voragine, che costituisce l'estremo lembo dell'altipiano di Bueggio.

Fu rinvenuto privo di sensi e trasportato all'ospedale di Vilminore dove ieri sera è stato sottoposto ad interrogatorio da parte del Pretore. Sono in grado di riferirvi quanto don Rota ebbe a dire all'Autorità Giudiziaria: "-La mattina del primo corrente, verso le ore 7.30, io ero rimasto ultimo in chiesa dopo d'avervi celebrato la Messa consueta. " A un certo punto ho avuto l'impressione di un vento impetuoso dal di fuori. Mi sono precipitato verso la porta per chiuderla. Nel contempo ebbi la curiosità di dare uno sguardo all'esterno... E mi è rimasta la impressione di aver visto dalla valle superiore precipitare una specie di montagne di acqua, come rombi e boati. " Spaventato, tentai di ritirarmi di nuovo in chiesa, ma ebbi il braccio destro chiuso fra i due battenti della porta... ". La chiesa poi è stata travolta dall'enorme spostamento d'aria e dall'acqua, ed il povero Parroco ha perduto ogni ulteriore nozione. Altre persone raccontano che il campanile di Bueggio nel cataclisma non s'è sfasciato, ma è scivolato, in piedi, con le campane sonanti in alto, per un centinaio di metri. Poi si è inabissato. La tragedia di una superstite. Insieme al parroco don Rota è stata oggi trasportata all'ospedale di Bergamo anche quella povera Fiorina Piantoni di Vilminore che è stata trovata dopo 36 ore ferita, ma ancora viva, in una stalla. La poveretta è l'unica superstite della sua famiglia: il marito è perito lungo la Via Mala, dove si trovava al momento del cataclisma; i figliuoli sono stati travolti con lei nell'acqua.
 
Racconta la poveretta - che sembra veramente la statua del Dolore - racconta che quando si accorse dell'acqua che la travolgeva, ha tentato di salvare i bambini. E se li è sentiti, dapprima, intorno: nel buio, palpeggiando, li ha toccati tutti, l'uno dopo l'altro... Ma poco dopo l'uno è scomparso, l'altro non lo ha sentito più. Quando le parve che anche il più piccino stesse per sfuggirle, disperata, lo ha afferrato per i capelli. E neanche questo l'è valso a salvare l'ultima sua creatura! Poi svenne e fu portata alla ventura là dove poi veniva trovata. Verso le 16.30 apposito carro funebre a trasportata Bergamo la salma del Cattaneo Bernardo, capo-officina della Centrale di Dezzo.

Otto o nove orfani di Dezzo sono stati trasportati all'azione presso famiglie volenterose e caritatevole; altri due sono stati ritirati l'uno da una famiglia di Gazzaniga e l'altro da una famiglia di Leffe. Quanto alle salme dei poveri morti, esse verranno inumate nel piccolo, deserto cimitero del Dezzo, dove pure l'acqua a schiantato il cancello e penetrandovi ne ha asportato quasi tutte le piccole croci di legno che la pietà dei vivi vi aveva piantato. Sarà esso capace di ricevere tutte insieme le nuove salme?! Se tutti i nuovi morti di Dezzo d'Azzone e Dezzo di Colere, Comuni separati ma parrocchia unita, dovessero aspirare a questo loro povero caro camposanto, dove tante volte già pregarono e dove tutti i loro vecchi attraverso le varie e età riposano, temo che noi.

Ma molti, troppi, forse, non è ritorneranno più mai neanche morti alla loro valle e dormiranno il sonno eterno - sperduti, frantumati in 100 posti diversi. Poveri cari morti! Su di essi stasera cade la prima bianca neve...


Autore : Report di Alessio Grosso

Questa pagina: Stampa Invia Favoriti | Condividi: Altro
Webcam
Vedi tutte
Satellite
Immagini e foto dal satellite

Immagini dal satellite

Guarda le ultime immagini inviate dal satellite Meteosat 8, da 36.000 km di altezza.

Visualizza
Editoriali
Leggi tutti
Newsletter

Iscriviti subito!

Scrivi la tua email

Ogni giorno riceverai le nostre previsioni meteorologiche direttamente nella tua casella e-mail!

Info Viabilità
Leggi tutti
Dal FORUM
Vai al forum