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La stagione invernale 2015-2016 nelle Alpi (per non dimenticare)

L'analisi della stagione 2015-2016, rivisitata a cura dell'Aineva.

In primo piano - 5 Aprile 2017, ore 15.36

La stagione invernale 2015-16 è stata una stagione dai due volti: inzialmente caratterizzata da importanti anomalie nella circolazione a larga scala, guidate da un episodio intenso di El Niño, che si sono concretizzate sul Centro-Nord Italia con temperature ben al di sopra della norma e precipitazioni scarse, intervallate da lunghi periodi siccitosi.

Con l’arrivo del 2016, la situazione si è lentamente normalizzata e, complice un febbraio generalmente molto piovoso e un inizio di primavera freddo, le intense anomalie di inizio inverno fortunatamente non hanno avuto impatti pesanti né sulla ricarica degli acquiferi, né sulle attività turistiche invernali in montagna.

La stagione ha riservato anomalie climatiche molto intense con temperature molto miti e ben superiori alla norma e precipitazioni che sono state perlopiù nella media solo grazie al contributo di un febbraio piovoso che ha fatto seguito ad un lungo periodo asciutto iniziato a fine ottobre e che si è protratto per oltre due mesi fino ai primi giorni di gennaio.

Una situazione che ha creato qualche preoccupazione per i gestori delle risorse idriche a livello regionale e nazionale e per gli operatori turistici dell’area alpina. La stagione è iniziata con significative anomalie della circolazione di larga scala, in parte connesse alla presenza di una marcata anomalia termica positiva alimentata anche da un episodio particolarmente pronunciato di El Niño sul Pacifico, che hanno portato sulle nostre regioni temperature ben al di sopra della norma del periodo, soprattutto in quota, nonché una grave carenza di precipitazioni in particolare nella fase tardo autunnale e di inizio inverno quando dal punto di vista climatico sono attesi maggiori apporti di precipitazione.

L’inverno 2015-16 è iniziato decisamente in sordina: le valli alpine a fine dicembre avevano ancora un aspetto nettamente autunnale, con assenza di neve e temperature in quota molto miti.

Queste condizioni anomale hanno iniziato lentamente a mitigarsi nel corso del mese di gennaio consentendo maggiori afflussi da ovest nord-ovest, per poi raggiungere valori nella norma invernale a febbraio. 

ANALISI PIOGGE
In Piemonte a partire da fine ottobre non sono state registrate precipitazioni medie giornaliere superiori ai 5 mm per più di 100 giorni consecutivi. Questo lungo periodo siccitoso si è concluso solo a febbraio e rappresenta il 4° periodo siccitoso più lungo degli ultimi 60 anni. Verso la metà del mese di gennaio le circolazione a larga scala è tornata in una configurazione più consona alla stagione invernale, riportando sulle nostre regioni i flussi umidi atlantici e, grazie ad un successivo mese di febbraio più piovoso e con temperature prossime al clima, i totali pluviometrici dell’inverno si sono assestati su valori meno estremi.

Alla fine, i valori di precipitazione totale sull’area possono considerarsi in linea con le norme climatiche riferite al periodo 1961-90. Fanno tuttavia eccezione la Liguria orientale, l’alta Toscana e il Friuli, dove i totali pluviometrici invernali sono stati addirittura da 2 a 4 volte i valori climatologici di riferimento per la stagione invernale.

TEMPERATURE
Le intense anomalie di larga scala hanno avuto influenza anche sulle temperature. L’inverno 2015-2016 è stato il più caldo della serie, lasciandosi alle spalle l’inverno del 2006-07, con una anomalia media di circa +3,5 °C. Da notare che nel corso dell’inverno, in gran parte delle aree tirreniche oltre alle Marche e a parte della Romagna, si sia osservato un esiguo numero di giorni con gelo. Le frequenti inversioni termiche hanno permesso che le anomalie positive di temperatura fossero meno evidenti in Pianura Padana ma, come succede spesso in queste particolari condizioni, le aree più miti nella valle del Po sono state i primi tratti collinari.

Anomalie positive più intense si sono registrate in quota dove i paesaggi di inizio inverno erano ancora nettamente autunnali. Nella seconda parte della stagione invernale, le temperature sono tornate a valori prossimi alle norme climatiche, ciononostante, i valori medi sono rimasti ben al di sopra della norma, con massimi che, in pianura, sono andati dai 12 °C sulle coste tirreniche fino tra i 4 e 6 °C in Pianura Padana.

NEVE
Per quanto riguarda la copertura nevosa, l’inizio la stagione invernale 2015-16 è stata ampiamente sotto la norma, con paesaggi alpini più autunnali che invernali.
A dicembre, le anomalie di copertura nevosa sono state ovunque negative e di consistente entità, ma più accentuate nella parte centro-orientale dell’arco alpino, mentre nella parte occidentale alcune nevicate di novembre hanno permesso, almeno, un parziale innevamento delle aree di confine con la Francia. A partire dai primi giorni di gennaio è cominciato a nevicare, talvolta e localmente anche abbondantemente soprattutto sui rilievi occidentali e, intorno a febbraio, l’estensione della copertura nevosa alpina è tornata complessivamente confrontabile alla norma climatica, anche se lievemente inferiore.

Durante tutto l’inverno, la quota della neve si è mantenuta ampiamente superiore al valore climatico a causa delle intense anomalie termiche già descritte. Un inizio di primavera abbastanza nevoso ha tuttavia contribuito a mantenere più a lungo un buon innevamento in montagna, prolungando la stagione sciistica nei siti più in quota fino a primavera.

Sulle Alpi occidentali, nel complesso i quantitativi stagionali intorno a 2000 m di quota sono risultati nella norma. Nel settore nord occidentale della Val d’Aosta sono stati rilevati circa 7 m di neve fresca e un po’ meno di 6 m in media nel settore sud-orientale. Sui rilievi centrali, in Trentino, sono stati rilevati quasi 4 m di neve fresca, un valore comunque nella media degli ultimi 20 anni.
 


Autore : A cura dell'Aineva (www.aineva.it), breve sintesi di Alessio Grosso

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