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La situazione della siccità in Piemonte e in Valle d’Aosta

Descrizione della siccità su Piemonte e Valle d'Aosta: cause, situazione attuale, probabili conseguenze.

In primo piano - 16 Luglio 2003, ore 18.40

La situazione di siccità che si trova a fronteggiare il NW Italiano è molto grave e, anche se dovrebbe essere una situazione transitoria, è una siccità storica della quale non ci sono documentazioni riferite ad una situazione simile nel passato. Ricordiamo tutti i periodi lunghissimi senza precipitazioni dell’autunno del 2001 / 2002 e dei primi 5 mesi del 1997, ma questa siccità ha caratteristiche completamente diverse. Questa siccità riguarda per la maggior parte i terreni e l’idrografia del territorio, mentre fortunatamente per l’acqua potabile non ci sono problemi in pianura grazie alla falde sotterranee alimentate dai ghiacciai o dalle acque intrappolate in particolari formazioni geologiche chiamate “lenti argillose” ; tutt’altra storia nelle zone montane dove l’acqua inizia a scarseggiare e di notte in molti paesi l’acqua potabile non viene irrorata. Le cause che hanno portato a tale siccità risalgono ad un inverno e una primavera avari di precipitazioni. Basti pensare che l'ultimo fronte degno di nota che ha colpito il Piemonte e la Valle d’Aosta con precipitazioni su tutto il territorio risale al 21 Gennaio scorso. Successivamente si sono registrati solo fenomeni temporaleschi locali che hanno fatto felici i pluviometri, ma non hanno minimamente disturbato la siccità. I dati parlano di un deficit idrico medio intorno al 70% con punte isolate del 90% su Canavese e Biellese. L’assenza di precipitazioni è stata aggravata dalle temperature medie notevolmente sopra la norma. Il mix di temperatura atmosferica e temperatura, unito all’evapotraspirazione, alle caratteristiche chimico – fisiche dei suoli piu’ l’incidenza e durata dei raggi solari hanno aggravato moltissimo questa situazione. La situazione di siccità è divisibile per media – bassa quota e alta quota in quanto le conseguenze sono state diverse. Se noi analizziamo la situazione a media – bassa quota troviamo danni principalmente all’agricoltura, mentre in Alta quota i danni maggiori li stanno subendo i prati e l’allevamento. Partendo dalle alte quote i primi a patire per questa situazione sono i ghiacciai che hanno subito danni non tanto dalle alte temperature giornaliere, ma dalle alte temperature notturne con l’assenza di gelate anche a quote prossime i 4000mslm. Poco piu’ sotto troviamo tanti laghetti periglaciali che sono completamente asciutti a causa della scarsità delle precipitazioni nevose e infatti, da analisi svolte in Valgrisanche su un terreno esposto verso NW, le prime tracce di nevaio le troviamo ben oltre i 3000 mslm. Scendendo di quota troviamo tra i 1500mslm e i 2700mslm gli alpeggi. Da queste parti si usa molto la tecnica pastorale dei Mayen con lo spostamento della mandrie dalle stalle piu’ basse a quelle piu’ alte con varie tappe. Questi spostamenti vengono avviati con la fine del foraggio commestibile nelle varie zone. Quest’anno le mandrie si trovano già ad un’altezza che teoricamente dovrebbe essere toccata solo verso la fine di Luglio – primi di Agosto. Il problema è che tutte le graminacee e leguminose foraggiere, a causa delle alte temperature, sono fiorite a giugno a causa delle elevate temperature anche ad alta quota. Queste piante teoricamente sarebbero dovute fiorire a metà agosto. Tutto questo sta portando, insieme all’assenza di precipitazioni, alla morte di quasi tutte le piante erbacee con una perdita di sostanze nutrienti per i bovini e se continuasse questa situazione, tra non molto i pascoli dovranno essere abbandonati con un rientro nelle aziende del fondovalle con un anticipo di 2 mesi. Questa situazione è anche aggravata dalla carenza d’acqua per l’abbeveramento degli animali ed infatti in alcuni alpeggi l’acqua è stata portata con gli elicotteri. Naturalmente poi nel fondovalle ci sarà il problema del fieno, in quanto la prima fienagione di quest’anno è stata scarsa proprio per la mancanza delle precipitazioni ,e se non arriveranno precipitazioni degne di nota, non ci potrà neanche essere la seconda fienagione con una conseguente scarsità di scorte e danni economici di non poco conto e la perdita di qualità nel latte e nei suoi derivati. Se poi guardiamo gli invasi artificiali, troviamo alcuni invasi che dovrebbero contenere 5 milioni di metri cubi d’acqua che invece ne contengono sì e no un milione. Inutile parlare della situazione di torrenti che sono ai minimi storici se non addirittura completamente asciutti nonostante lo scioglimento glaciale. Anche questo fatto impedisce la fertirrigazione dei prati d’alta quota che avrebbe alleviato i danni della siccità. Nel fondovalle e su tutta la pianura piemontese a Nord del Po la vegetazione arborea (in particolare sulle pendici delle montagne) è in crisi con gli alberi che hanno già un colore autunnale se non sono addirittura morti. Tutte le coltivazioni sono piuttosto in crisi. Questa crisi viaggia a 2 velocità. La prima riguarda le zone in cui non arriva l’irrigazione artificiale e in queste zone i prati sono completamente “bruciati”, le colture sono quasi completamente perse. La seconda velocità riguarda le coltivazioni in cui ci sono consorzi irrigui che gestiscono la distribuzione capillare delle acque tramite canali artificiali. Poiché tutti i fiumi sono quasi in secca la captazione d’acqua sta venendo ridotta di giorno in giorno. Questo sta diminuendo la portata di tutti questi canali con la crisi idrica che sta colpendo dapprima i terreni che si trovano + lontani dalla captazione di questi canali. Questa crisi pian piano si sta espandendo. Il granoturco per ora sta riuscendo a resistere con perdite ridotte dove arriva l’irrigazioni artificiale, tutt’altra cosa per la coltivazione del riso che tra 8 giorni entrerà in fase di spigatura. A causa della mancanza d’acqua negli stessi canali (in particolare le zone a Nord del Canale Cavour) moltissimi ettari di baraggia sono completamente asciutti e se entro 8 giorni continua questa situazione la spigatura del riso sarebbe abortita con la perdita dell’intero raccolto. Gravi danni invece stanno colpendo tutte le altre coltivazioni in particolare le actinidie. L’unica un po’ felice è la vite che quest’anno potrebbe portare alla realizzazione di un vino di altissima qualità, ma con pochissima quantità. Potrebbe in quanto la mancanza di pioggia e le alte temperature stanno portando a maturazione l’uva che per evitare le perdite potrebbe venir raccolta già ad agosto se questa situazione non dovesse cambiare. Inutile discutere della situazione dei fiumi e dei laghi che è sotto gli occhi di tutti. Purtroppo la soluzione di questa siccità non arriverà mai da un temporale che anche se magari scaricherà 100mm di acqua in un’ora. La situazione è molto + complessa in quanto il terreno ha chiuso i pori ed è diventato quasi impermeabile. Un temporale simile in pianura provocherebbe solo un ruscellamento superficiale con allagamenti e un’erosione superficiale diffusa e la perdita di SOM, con conseguente perdita di fertilità del terreno stesso. Un temporale simile se avvenisse in montagna aiuterebbe i bacini idrici a riprendersi un po’, ma causerebbe senz’altro danni con notevole erosione superficiale ed incanalata. La soluzione ideale potrà arrivare solo in autunno (figure bariche permettendo) con la speranza di piogge deboli e continue. Queste piogge aiuteranno al terreno a riassumere le caratteristiche di permeabilità con un assorbimento dell’acqua, ma a questo punto sarebbe troppo tardi in quanto i danni economici di una siccità estiva sarebbero enormi.

Autore : Martin Diego

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