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La sabbia del Gobi invade Pechino

Bufere di "sabbia" in tutta la Cina del Nord. L'ha portata il vento del nord, dove aver attraversato il deserto del Gobi. Polvere anche in Corea e Giappone

In primo piano - 21 Marzo 2001, ore 19.06

In Cina è scattata l'ora delle bufere di polvere e di sabbia. Pechino è alle prese da ormai 12 ore con una violenta bufera di sabbia accompagnata da raffiche di vento fino 80 km orari. È la conseguenza degli scompensi barici dovuti al sensibile rialzo termico che in primavera scuotono tutta la Cina centrosettentrionale, generando nuclei di bassa pressione che attirano progressivamente aria fredda di provenienza siberiana o asiatica. Prima di riversarsi nella pianura cinese a manciuriana queste masse d'aria devono però sorvolare le sabbie del Gobi, il deserto freddo più alto del mondo, sabbie che vengono strappate alla terra e riversate verso sud e verso est per centinaia di chilometri, fino alle coste coreane e giapponesi. L'aeroporto di Pechino segnala dalle 8 di stamattina (le 16 locali) "heavy blowing sand", la cui traduzione letterale significa "forti raffiche di sabbia". Per noi si tratta di parametro meteo praticamente sconosciuto, ma nella capitale cinese è di casa in almeno dieci giorni all'anno. Si tratta di pulviscolo giallognolo, quando non di sabbia vera e propria, che accompagnata da un forte vento da nord penetra ovunque e si deposita su ogni superficie, fino a tingere il cielo di un giallo ocra intensissimo. In poche ore l'umidità precipita, fino a portarsi al di sotto del 3 per cento! Nelle bufere più pesanti, la visibilità scende anche sotto i mille metri. In queste ore la tempesta di sabbia ha raggiunto anche la Corea del sud, coinvolgendo anche il Giappone meridionale, in particolare le città di Fukuoka e Hiroshima. Sabbia pure su Seul. Ieri e lunedì a Pechino la temperatura era salita fino a 25° (minime di -4° quattro giorni prima!), determinando un certo riscaldamento superficiale che ha fatto scendere la pressione fino a 996 hPa. Né è scaturito un piccolo vortice "termico" (passateci il termine) tra il Mar Giallo e la Manciuria meridionale, che ha richiamato correnti fredde sul proprio fianco sinistro. Scontata la discesa di correnti secchissime dal Gobi, evento per altro frequente in questo periodo dell'anno. Attorno alle 14 nella capitale cinese splendeva il sole, la temperatura superava i 19 gradi, la pressione era attorno ai 995 hPa (umidità 22%) e il vento era praticamente calmo. Alle 16 piombavano su tutta la pianura violentissime raffiche a 80 km orari, la temperatura precipitava a 12° e il cielo diventava improvvisamente giallo-ocra. Tutto si copriva di polvere. Alle 22 locali, un piena bufera, l'umidità era scesa fino al 5 per cento (dew point a -24°!). Tutto, senza una nuvola in cielo, ne ovviamente una goccia di pioggia. Solo una mezza luna giallastra, proietta ora a terra l'ombra opaca degli aquiloni che i pechinesi librano in cielo in queste giornate.

Autore : Alessandro Azzoni

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