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La riscossa dei DINOSAURI

Considerazioni sulla tremenda estate 2003.

In primo piano - 12 Agosto 2003, ore 09.23

Seguo inevitabilmente con attenzione l'evento dell'anno, la "lunga estate calda". Egoisticamente parlando, direi che lo faccio al pari di tutti gli altri: perché è irragionevolmente fastidioso che il periodo dell'anno in cui si dovrebbe poter stare all'aria aperta e godere del sole, si debba stare invece sepolti in casa con finestre sbarrate e aria condizionata al massimo fino alle 10 di sera prima di trovare all'esterno temperature non perisahariane. D'altra parte, ogni evento estremo ci riscuote dal torpore, e la nuova situazione fa riflettere. Ma mi guardo dal proporre ulteriori ipotesi interpretative. Indipendentemente dalle diverse tesi che circolano sui media, credo che qui su Meteo Live si possano trovare sobrie e ragionevoli risposte, come sempre. Del resto, chi possiede invece predisposizioni catastrofistiche, basta che si ponga con animo terso davanti alla maggior parte dei TG e troverà senz'altro appagamento nelle varie teorie delle Superbolle Roventi, degli Attriti Anticiclonici Multistrato (come i croissant nel microonde). Peccato il San Lorenzo con la foschia sugli studi radiotelevisivi di Roma e Milano, altrimenti il ferragosto - con le scalette dei notiziari nutrite solo dalle liti da suocere dei politici sui pedalò - avrebbe probabilmente finito con il dare alla luce l'ulteriore Teoria delle Meteore Catalizzatrici Antimonsoniche. La durata e l'intensità di questo caldo non ha precedenti da decenni, forse su base secolare, viene osservato. Ebbene, gli eventi in sé generano - in base alla loro significatività - i precedenti. Il conseguente "scalpore" è - in quanto tale - espressione della rivisitazione drammatica delle cose, caratteristica propria della nostra specie. Attenzione: non sto proponendo un'interpretazione che annacqui la gravità della situazione. Colture devastate, danni economici gravissimi, problemi energetici. E poi, ricordiamolo: gli aspetti sociali. Chi soffre realmente il grande caldo? Le categorie più deboli. Gli anziani con pensione minima che già martellati dalla riscossa dei prezzi in Euro, difficilmente possono permettersi un condizionatore, e anche in caso affermativo improbabilmente possono sopravvivere alle conseguenti bollette ENEL. Pensiamo agli emarginati, o semplicemente alle vittime dell'edilizia popolare, che vivono in dinosauri di cemento armato, concepiti quasi per essere ideali accumulatori di calore durante il giorno, irradiato poi di notte su frequenze infrarosse. Anche il caldo esaspera le differenze sociali. Mentre un paio di giorni fa sentivo la signora che si occupa della pulizia delle scale del condominio in cui abito ansimare rumorosamente nell'aria bollente, non credo avesse scelte circa il luo ogo in cui transumare per trovare refrigerio, ne' penso avesse dubbi sulle ferie tra la Finlandia e Milano Marittima. E poi basta fare una coda in autostrada per capirlo. E' possibile segmentare la popolazione in 3 gruppi precisi. (1) Utilitarie senza condizionatore, dentro cui dopo un paio d'ore in fila a 5 Km l'ora la gente inizia a spegnersi, con dignità rassegnata. Li vedi occhieggiare grondanti dai finestrini, aspirando l'aria rovente, dilatata e condita di benzene che si alza dall'asfalto. Poi ci sono le utilitarie con condizionatore con la sola modalità acceso/spento (la middle-class): sono popolate da famiglie costantemente intente a discutere se sia preferibile stare con una t-shirt nelle uniche due modalità possibili, cioè 17 o 36 gradi. E poi ci sono le ammiraglie con climatizzatore e umidificatore, che quando non hanno i vetri bruniti (tanto a loro l'effetto serra non sfiora), mostrano famiglie in cui anche dopo 6 ore di coda i figli stanno mangiando patatine e concludendo la visione di un DVD, mentre la mamma ha fatto un break e ora e' appisolata e rilassata, con il solo fastidio del papà che traffica con il video del GPS mentre scarica la posta elettronica. Qual è allora lo scalpore che ci dovrebbe agitare? Il caldo, i suoi effetti, o il fatto che non siamo in grado di gestirli socialmente? Non credo che sia una domanda banale. Per trovare una risposta, forse occorre riformulare la domanda. Perché tutti noi, a partire dalle Istituzioni (che sono preposte alla programmazione delle infrastrutture, dei servizi e delle grandi opere) trascorriamo il tempo ad investire risorse inadeguate per fronteggiare situazioni tarate su "livelli medi" di caldo, di siccità, "livelli medi" di freddo, livelli medi di precipitazioni, livelli medi di eutrofizzazione, eccetera. E' chiaro che questo ci rassicura, perché coerente anche sotto il profilo etico. "Chi poteva attendere una cosa simile?" si dice poi a posteriori. "Chi lo poteva immaginare?". "E' una situazione di emergenza, e stiamo facendo tutto il possibile". Quante volte abbiamo sentito simili frasi codificate dalla cultura dell'emergenza non emergente, predisposta all'abbastanza ma mi raccomando non troppo. In chi legge scatta la reazione, a questo punto. "Capisco per un terremoto, o per un'inondazione, ma per il caldo cosa si poteva fare?". Tante cose ma non certo in qualche mese, o qualche anno soltanto. Banalizziamo per fare qualche esempio concreto. Quante abitazioni esistono in Italia coerenti con le specifiche dell'edilizia energetica, in grado di assicurare adeguato isolamento, buona dispersione termica e protezione dall'esposizione della radiazione delle superfici, ecc.? Sulla siccità, non rigiro il coltello nella piaga ritrattando le usuali materie del degrado della rete di distribuzione idrica, le imperizie ed i danni prodotti dal dissesto idrogeologico, ecc. Infine, non esistono strutture sociali di sostegno per anziani, malati, emarginati, che forniscano supporto, dispositivi, ambienti per alleviare le pene che simili situazioni estreme causano. Per sensibilizzare su questi aspetti tutti noi, basterebbe che i media anzichè diffondere le solite immagini dei turisti ascellati con le zampette a mollo nella Fontana di Trevi, facessero una rassegna delle centinaia, migliaia (a questo punto) di ricoveri occorsi: anziani, cardiopatici, clochards. Attendiamo ora l'inverno, pieni di simpatia e ottimismo. Accade infatti di rado che una bassa pressione resti posizionata un paio di mesi sul mediterraneo inferiore mentre un'alta pressione scandinava ci spari aria artica permanentemente molto al di sotto dello zero Celsius. Conseguentemente, e' improbabile che nel prossimo inverno si possa essere sepolti da tre metri di neve. Alla luce di questa considerazione, i Comuni stipuleranno appaltini vantaggiosi e poco impegnativi con i mezzi di sgombero, che a loro volta faranno scorta minima di sale. Le scorte di petrolio saranno utilmente ridotte secondo le ragioni di mercato. L'erogazione del metano non dovra' essere riprogrammata. Noi stessi, gente della strada, ci predisporremo alla stagione fredda acquistando piumini alla moda che non ci rendano troppo goffi e scarpette con le suole di para, non certo le racchette da mettere ai piedi. Predisposti così ad un futuro pieno di eventi medi. Ma pronti allo scalpore in caso le aspettative vengano tradite. E' proprio questo che mi ha suggerito il titolo che ho voluto date a queste righe. Anche se i Dinosauri avevano un cervello da galline, sono spariti a causa (probabilmente) di un evento "estintivo" rispetto a cui avere cervello e buonsenso non avrebbe potuto giovare granchè. E' la loro riscossa: perchè invece noi un cervello che potremmo far funzionare lo abbiamo. Quello che ci rovina, e' che anch'esso lo utilizziamo solo a regimi medi. Evidentemente, il concetto stesso del troppo non appartiene alla nostra specie.

Autore : Antonella Guizzardi

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