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La Penisola Antartica, storie di un clima che cambia (prima parte)

Spesso presa a campione per divulgare notizie tendenziose che affermino una improbabile e mostruosa ritirata della banchisa glaciale antartica, la lunga Penisola che si stacca dal cuore ghiacciato del continente antartico, nota appunto come "penisola Antartica", ha vita a sè stante. Vediamo quali sono gli elementi che fanno la differenza.

In primo piano - 17 Aprile 2009, ore 09.32

C'è una lingua di terra, morfologicamente frastagliata, climaticamente tormentata, che spesso e volentieri viene anche tartassata da notizie apocalittiche sparate via etere, web, giornali e quant'altro, al ritmo regolare scandito dal tavolino del regime mediatico a senso unico proiettato verso un Global Warming catastrofico a tutti i costi. Spesso ce ne parlano ma noi neanche lo sappiamo. Le notizie terrificanti di crolli mostruosi (naturalmente amplificate a dismisura e distorte di proposito), di intere isole di ghiaccio millenarie che si disintegrano in pochi giorni, arrivano proprio da li, da quel lunghissimo molo naturale proiettato nell'oceano antartico quasi a tendere una mano in cerca di aiuto verso le estreme propaggini del sud America. Ma cosa sta accadendo veramente in quell'angolo remoto del nostro Pianeta? Anzitutto facciamo le dovute distinzioni: il continente antartico è una cosa, la penisola Antartica un'altra, sia geologicamente che climaticamente. Basti pensare che una buona fetta di penisola Antartica "buca" addirittura il circolo polare collocandosi ad una latitudine pari a quella corrispondente all'Islanda nell'emisfero nord. Fatto salvo quindi che il plateau glaciale antartico vero e proprio ha tenuto egregiamente e sta ancora tenendo coraggiosamente testa al riscaldamento globale (anche quello feroce degli anni passati), passiamo in rassegna i probabili motivi di questa ferita che rilascia di tanto in tanto il ghiaccio continentale verso il mare. Motivo numero uno: la corrente circumpolare antartica. Si tratta di un colossale fiume d'acqua oceanica, il più imponente del Pianeta, che ruota attorno al continente antartico con moto orario lungo una fascia esterna, circa 50° di latitudine sud; essa a seconda delle situazioni, può impattare direttamente proprio la punta estrema della penisola Antartica. A questa corrente fanno da contraltare altri flussi tra i quali citiamo la corrente polare interna, che ruota in senso opposto ben aderente al continente vero e proprio, circa 70° sud, e due circolazioni chiuse che ruotano in senso antiorario interposte tra quelle finora citate, note come "Vortice di Ross" e "Vortice di Weddel", l'una a sinistra e l'altra a destra della penisola Antartica. Lo scontro tra queste diverse correnti crea una linea di convergenza oceanica ove confluiscono acque di diversa provenienza. Queste ultime vengono incanalate in un flusso nord-occidentale che punta esattamente la penisola Antartica e la lambisce su entrambi i versanti. Nel suo cammino questo flusso richiama in loco acque più tiepide dalle latitudini sub-antartiche le quali risultano mediamente 2°C più calde di quelle circostanti. Il recente mutamento della circolazione atmosferica associata a quella oceanica ha rafforzato questa lama di acque miti, le quali sono affluite in quantità considerevole sulla zona determinando una locale accelerazione dei fenomeni di disgregazione glaciale alle fronti, rimanendo pressochè immutate invece le zone di accumulo superiori grazie ad un probabile lieve incremento delle precipitazioni dovuto all'approfondimento delle ciclogenesi note con i nomi di Amundsen e Bellingshausen. Altri importanti fattori però caratterizzano la morfologia glaciale della penisola Antartica: li vedremo nella seconda parte, non mancate di seguirci.


Autore : Luca Angelini

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