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La Nina protagonista del nostro inverno? Vediamo come

La teleconnessione risulta determinante nel dare all'inverno europeo la sua particolare impronta, ma solo se supera una certa magnitudo e con le opportune differenze a seconda dell'esatta collocazione dell'anomalia.

In primo piano - 24 Agosto 2010, ore 09.35

Parte la Nina, anzi è già partita. Le acque tropicali del Pacifico, sotto la spinta dei "trade winds" ossia degli Alisei che sono previsti attestarsi su velocità leggermente al di sopra della norma, stanno assumendo quella caratteristica configurazione che vede le piscine fredde concentrarsi al largo del sud America e quelle calde tra Australia e Indonesia.

Un dipolo termico sull'oceano che ha grandi ripercussioni sul clima mondiale poichè, trale altre cose, altera l'onda temporalesca tropicale, contemplata dall'indice MJO e, di conseguenza, lo sviluppo in ampiezza e magnitudo delle onde atmosferiche alle medie latitudini, quelle che a noi interessano. Per questo motivo la "bambinella" può far sentire la sua influenza anche sull'Europa, ma solo se i suoi capricci sono particolarmente insistenti, ossia se la portata dell'evento supera una certa soglia.

C'è da dire che, per quanto riguarda l'Europa, la distanza spaziale che ci separa dalla posizione del dipolo anomalo (oceano Pacifico) risulta proporzionale alla distanza temporale delle eventuali conseguenze. Mediamente gli effetti sortiti si fanno sentire dalle nostre parti dopo 3-5 mesi. Facendo un semplicissimo calcolo notiamo che l'impronta della Nina plasmerà senz'altro il cuore del nostro prossimo inverno.

In che modo? Stante le attuali proiezioni probabilistiche, la Nina risulterà più forte sui settori occidentali del bacino ENSO, ossia lontano dalle coste sud-americane, pur allargandosi fino a queste sebbene in magnitudine minore. Tale pattern, ossia tale configurazione, vedrebbe le ondulazioni anticicloniche subtropicali risalire sull'Atlantico centro-orientale, lasciando quello occidentale e l'Europa sotto il tiro delle depressioni legate al vortice polare.

La conclusione sarebbe scontata dunque, inverno freddo sull'Europa ma così non sarà, visto che tra noi e la Nina c'è un'altra, e per noi anche più importante, anomalia: quella dell'oceano Atlantico. Il settore centrale del nostro oceano risulta particolarmente caldo, come ci suggerisce l'indice AMO, su valori positivi quasi record.

Cosa potrebbe cambiare dunque rispetto allo scenario di Nina pura? Cambierà nientemeno che la posizione delle onde planetarie, con l'asse anticiclonico subtropicale atlantico più spostato verso est ad alimentare un anticiclone delle Azzorre particolarmente robusto e spesso proiettato lungo i meridiani. In questo caso il nostro inverno risulterebbe in parte assoggettato all'invadenza di questa figura, con frequenti periodi di bel tempo, in parte alle correnti fredde di derivazione continentale che, di quando in quando, potrebbero scivolare lungo il suo bordo orientale.

Ergo, se tutto rimane come da schema odierno qui descritto, il nostro Paese potrebbe vivere un inverno dall'impronta prevalente continentale, quindi piuttosto freddo, ma per contro anche piuttosto secco, fatti salvi i versanti orientali della nostra Penisola e forse anche il sud, dove potrebbero generarsi senza particolari difficoltà le classiche ciclogenesi mediterranee ben disposte a dispensare più spesso periodi piovosi se non addirittura nevosi fino a quote relativamente basse.


Autore : Luca Angelini

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