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La Nina e la gobba

L'impronta sempre più evidente della Nina, di concerto con l'attuale dislocazione delle temperature superficiali dell'Atlantico, sembra all'origine di questa prima invernata fuori stagione.

In primo piano - 18 Ottobre 2010, ore 09.31

Mappa che mette in evidenza le conseguenze delle forzanti oceaniche dell'AMO e della Nina trasferite nella circolazione atmosferica sullo scacchiere euro-atlantico. Si noti la posizione dell'alta atlantica e quella delle saccature prodotte dal vortice polare.

Prime manovre in stile Nina lungo l'emisfero. D'altronde c'era da aspettarselo, dopo diversi mesi di incubazione, ora le influenze della terribile "bambinella" del Pacifico iniziano a manifestarsi anche  oltre oceano. Qui il fenomeno però deve scontrarsi con diverse realtà, prima fra tutte lo sbilancio termico delle acque atlantiche, al momento più calde del normale, come ci mostra l'andamento dell'indice AMO su valori elevati.

Per livellare questo scarto la natura ha escogitato un meccanismo attarverso il quale riappianare le anomalie andando a sfogare gli eccessi: è il cosiddetto "coupling". In altre parole, se l'oceano non è in grado di smaltire il calore con il suo gioco di correnti, ci penserà l'atmosfera. Da qui l'accoppiamento dei due sistemi, con una sorta di passaggio di energia dall'uno all'altro. 

Nella fattospecie le anomalie calde dell'Atlantico tendono a gonfiare l'alta pressione delle Azzorre, ossia il ramo oceanico della banda anticiclonica subtropicale. Ma qui subentra con prepotenza la mano della Nina, una Nina decisamente intensa e concentrata soprattutto nei suoi settori centrali e orientali.

Ma come agisce questa Nina " strong"sull'alta pressione delle Azzorre? La spinge lungo i meridiani, costringendola a riparare sul nord Atlantico. Ma c'è di più: la posizione centro-orientale del fenomeno ci induce a pensare che anche l'asse dell'alta azzorriana troverà una impostazione leggermente spostata verso est rispetto alla sua posizione canonica.

Ma allora ce la ritroveremo sulla testa? Questo dipenderà dalla risposta del Continente. In particolare, se le prime incursioni fredde che stiamo vivendo riusciranno ad apportare un ottimale innevamento dei settori settentrionali, il Mediterraneo e l'Italia potranno sperimentare con maggior probabilità affondi depressionari dalla Scandinavia via Rodano, con l'alta defilata a ovest ad abbracciare la sua AMO.

In caso contrario l'alta delle Azzorre sarà libera di "spanciare" verso est, proponendo sul Mediterraneo la sua gobba di bel tempo che relegherebbe le correnti fredde legate al vortice polare a scivolare verso i Balcani imboccando talora solo la via adriatica.

Va da sè che i due scenari risulteranno determinanti per il proseguo del semestre freddo. Da varianti come quelle descritte sono nati inverni dalle tinte forti pur con premesse non favorevoli e viceversa. Non ci rimane che attendere l'evoluzione degli eventi, al momento proiettata nel mantenimento dell'equilibrio che vede l'Italia sotto le mire di frequenti incursioni da nord, nel segno di un autunno poco incline alle "gobbe" anticicloniche e molto più alle invettive di una "super Nina".  


Autore : Luca Angelini

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