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La NEVE ROSSA provoca anche VALANGHE!

Quello che molti non sanno sugli episodi di neve rossa nelle Alpi.

In primo piano - 9 Gennaio 2018, ore 08.53

Le regioni aride del nord Africa determinano un importante contributo in polveri su larga parte dell’emisfero settentrionale ed in particolar modo sull’Europa centro meridionale (Goudie e Middleton, 2001).

Le deposizioni di sabbie sahariane di diversa provenienza, dal Marocco al Mali, sono state rinvenute all’interno delle carote prelevate sui ghiacciai delle Alpi sia del versante meridionale che settentrionale.

Gli episodi di pioggia, nevicate colorate di rosso o semplicemente di neve rossa, sono ben documentate anche nella storia antica da Aristotele (Historia animalium, V, 19, 3) a Plinio (Storia naturale) e anche recentemente.

L’impatto della neve rossa sull’ecosistema alpino è importante sia nel periodo della fusione della neve che è accelerata con una conseguente rapida riduzione dell’estensione della copertura, sia sulla stabilità del manto nevoso.

Anche se non ancora sufficientemente dimostrato, dai semplici dati registrati nei campi di osservazione nivometeorologica (MOD 1) sull’arco alpino italiano, in alcuni periodi l’attività valanghiva sembra più frequente ed estesa sul territorio quando della nuova neve copre gli strati di neve con la sabbia inglobata, come riscontrato anche in Colorado.

L’analisi dei profili del manto nevoso ha evidenziato che questa neve di precipitazione si trasforma rapidamente in strati formati da grani di forme fuse (MF), sia per l’avvezione calda che accompagna le precipitazioni stessa, sia per l’assorbimento di energia ad onda corta da parte delle particelle con conseguente produzione di acqua liquida attorno ai granelli.

Questi strati hanno densità frequentemente maggiori di 350 kgm-3 e sono spesso umidi e interposti a strati asciutti di neve di precipitazione.

Oltre a questa tipologia di “neve rossa”, frequentemente viene osservata anche la presenza dell’alga verde Chlamydomonas nivalis che tinge di rosso la neve nelle fasi primaverili di ablazione in alta quota con altre ripercussioni sull’ecosistema alpino.

La presenza della neve colorata di rosso, specie nella versione di deposito di sabbia, è ancora poco indagata sull’arco alpino italiano e il monitoraggio di questi eventi sarà uno degli obbiettivi dei servizi valanghe nelle prossime stagioni invernali.

DA NOTARE
Pur non essendo ancora stata dimostrata completamente una correlazione fra una maggiore attività valanghiva in presenza di croste da fusione e rigelo (MFcr) contenenti sabbia o senza, sono stati osservati dei periodi, come nel caso del 18-21 aprile 2016, in cui la maggior parte delle valanghe spontanee e provocate osservate, sono scivolate sullo strato contenente le impurità di sabbia.

Lo strato con la neve rossa è spesso più compatto e duro a causa di una maggiore matrice di rigelo dei grani rispetto alla neve bianca, per il maggior contenuto in acqua liquida dovuta all’avvezione calda e all’assorbimento di energia della sabbia quando si trova in superficie.

L’osservatore nivologico esperto, quando scava una buca nella neve, è capace di leggere ed interpretare i vari colori del bianco, da quello opaco della neve ventata o appena caduta, a quello azzurro leggero per i primi processi di crescita cinetica, all’azzurro intenso della neve bagnata. A questi colori del bianco si associano le nevi colorate con le tonalità in superficie come le nevi nere delle zone vulcaniche, quelle gialle di alcune nevi artificiali ricche di solfuri, quelle verdi dovute ad alghe microscopiche, quelle rosse vinaccia ed infine quelle ocra e rosso carminio. Nel presente lavoro sono state prese in considerazione le nevi che sono tinte con diverse tonalità di rosso.

 


Autore : Produzione Aineva, riduzione ed adattamento Alessio Grosso

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